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#241960 Caccia

Le gibier et les techniques de chasse. Le gibier à plumes. Les gros gibier. Le choix des armes. Strategies cynégériques.

Publisher: Editions Atlas.
Date of publ.:
Details: cm.23x30, pp.240, ill.col. couverture cartonnée. Collana Atlas Pratique.

Abstract: Il court, il court, le lièvre ! Mais aussi le cerf majestueux et l'impressionnant sanglier. Grâce à cet Atlas pratique du gibier et des techniques de chasse, vous apprendrez tous les comportements du gibier de nos régions, ainsi que les différentes stratégies livrées par les meilleurs spécialistes pour les chasser. Chaque animal est présenté par une fiche d'identité comportant son espèce, son genre, sa famille, son ordre et sa classe. Ses habitudes et son comportement sont également décrits, notamment grâce à un dessin en couleurs et des schémas, qui facilitent l'identification sur le terrain. La seconde partie de l'ouvrage est consacrée plus spécialement aux différents modes de chasse à travers un texte pratique, illustré par de nombreuses photos montrant le chasseur en action. En améliorant leur connaissance du gibier et des techniques appropriées, cet ouvrage permettra à tous les chasseurs d'enrichir leur passion !.

EAN: 9782723440554
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Luzern, Hotel Schweizerhof, den 25. September 1958. Zürich - Luzern, Leu & Co. - Adolph Hess 1958, cm.21x29,7, pp.23,(1), 485 ill. minimali in XII tavv.in bn.ft.in appendice, quartino con prezzi di stima in allegato, brossura, cop.fig.
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#274395 Corsica
Ajaccio, Albiana 2020, cm.15,5x24, pp.144, broché. 856 : Raphaël Pumpelly, jeune Américain de 19 ans, étudiant en Allemagne, débarque à Bastia poussé par sa curiosité naturelle. Il ne connaît rien de l'île et n'a fait que l'entrevoir depuis la Toscane où il est en villégiature sanitaire. A Livourne, il a pourtant, en cet éclatant jour de printemps, sauté sans hésiter dans le bateau qui part pour la Corse. A l'inverse de nombre de ses contemporains, il n'est pas attiré par la figure de l'Empereur qui brille de mille feux dans les ouvrages et les revues du monde entier et qui alimente alors le tourisme insulaire. Ce sont les montagnes qui guident son instinct et le mènent à s'immerger en leur sein plusieurs mois durant. Vivant auprès des bergers, il en oublie jusqu'à ses proches. Car il est pris de passion pour ce qui deviendra l'histoire de sa vie : la géologie. Et justement, les reliefs de l'île lui offrent un espace inédit, méconnu, d'une richesse insoupçonnée. Il fomente d'ailleurs les prémisses de ses travaux ultérieurs en Corse où il reviendra dès 1857, pour un nouveau long séjour scientifique et humain tout aussi exaltant... 1918 : Le vénérable professeur de géologie, devenu une sommité de sa discipline, reprend ses cahiers pour rédiger ses "réminiscences" . La Corse s'y trouve en bonne place et plusieurs chapitres détaillés racontent l'aventure du jeune homme qu'il fut comme s'il était à nouveau là, vivant de peu parmi les bergers, derrière leurs troupeaux, dans les bergeries de pierre sèche et de bois, entre ciel et montagne, comme aux temps immémoriaux où l'homme faisait un avec la Nature. "Une vie sauvage" - comme il se plaît à l'évoquer -, dont il sait en homme désormais accompli, bourlingueur sa vie durant, toute la magnificence.

EAN: 9782824110431
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#334676 Regione Puglia
Società di Storia Patria per la Puglia 2019, cm.17x24, pp.224 numerose figure bn. nel testo, 32 tavole a colori fuori testo, brossura con copertina figurata a colori. Collana Storia e Tradizione " L'uomo e il mare". Il volume di Franco Mosco che abbiamo sotto gli occhi ci pone di fronte ad alcune responsabilità. E queste riguardano non già la scomparsa degli antichi mestieri, legata all’ingegno freddo e calcolativo della costituzione economica della società. Una nostra responsabilità è piuttosto nell’ignoranza ormai abissale di fronte agli antichi mestieri, ai loro strumenti e arnesi d’opera, ai loro riti. Ora il libro di Mosco ci fa riscoprire l’antico mestiere dei bottai nella complessità delle sue necessità artigiane, e nella sua proiezione commerciale a partire dal porto di Gallipoli, che fu per moltissimo tempo, lungo la via dell’olio (ma anche dei ‘vuoti’ di botte), tra i più importanti del Mediterraneo, e lo si sa. Mosco recupera un’importante documentazione iconografica, sia su questo porto, traendola da collezioni pubbliche e private, sia sugli strumenti di lavoro del bottaio, conservati anch’essi in collezione privata, e per i quali offre diverse notevoli fotografie, dando il nome dialettale di questi attrezzi e quello italiano, e dei quali l’autore ha una straordinaria conoscenza, anche se rinvia ad altra occasione lo studio delle tecniche di lavorazione delle botti, che indubbiamente costituirebbe un profilo di competenza ancor più approfondita e rara. Il mestiere del bottaio è senz’altro rilevante nel complesso della storia sociale di Gallipoli; va però subito detto che Mosco guarda a questo mestiere anzitutto e prevalentemente nel suo profilo corporativo. Questa inclinazione gli proviene naturalmente o, si potrebbe dire, iure proprio, da tradizioni familiari trasparenti a tratti nel volume, ma anche, io sospetto, dal fatto di essere, o di sentirsi, allievo di Francesco Maria de Robertis – illustre storico del diritto nonché presidente carismatico della Società di Storia Patria per la Puglia- e studioso ben noto delle corporazioni in diritto romano, un tema indubbiamente che de Robertis aveva a sua volta ripreso dal suo maestro Gennaro Maria Monti, più volte citato nel volume, e studioso non dimenticato delle corporazioni e delle confraternite nel mondo medievale, nonché, dal 1935, presidente della Regia Deputazione di Storia Patria per le Puglie. Come ogni scelta metodologica, anche questa di Mosco comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Può darsi allora che, trattenuta in questa costruzione riservata, si perda una qualche dinamicità ed anche conflittualità della storia sociale di Gallipoli, perché, nel colossale scontro cetuale, che anima quanto meno l’intero corso della vita gallipolina del Settecento, i bottai, e certamente quelle famiglie di bottai emergenti per ricchezza, e animate da aspirazioni sociali, erano osteggiate frontalmente dagli uomini del primo ceto, e dagli intellettuali patrizi come Filippo Briganti, nelle cui allegazioni, edite da me nel 2011 (purtroppo però in un volume circolante in pochissimi esemplari), e che sono sorprendentemente aggressive e caustiche, non sono rare le invettive e le rampogne contro i bottai. E ancora a fine Ottocento costoro si consideravano “la ruota motrice della classe operaia”. E tuttavia la scelta dell’analisi corporativa del mestiere fatta da Mosco, consente degli importanti approfondimenti altrimenti, forse, sfuggenti. Così il mestiere del bottaio viene esaminato, per interesse dell’autore, non tanto nelle sue prime attestazioni (la prima pare che risalga al 1398), ma piuttosto nel momento in cui questi artigiani si uniscono in corporazione (si pensa intorno alla metà del Cinquecento), quella dei “fabri lignari”, anche altrimenti definita. Si tratta di un gruppo organizzato da vincoli solidali, spesso minutamente indagati, che l’autore estende, in base anche a fonti letterarie generali, ad altre attività collegate o forse derivate (gli intagliatori, gli scultori e architetti), e dunque rende protagonista di gran parte della storia dell’arte in Gallipoli. Così, lentamente, l’attenzione si sposta dal mero mestiere dei bottai, a quello del corpo collettivo nel quale sono inseriti, e culmina nella complessa vicenda della confluenza di questo corpo, o forse e anzitutto di alcuni suoi esponenti, nella Congregazione del SS. Crocefisso (già di San Michele Arcangelo). Questo volume di Mosco è anche, se non soprattutto, la storia di questa congregazione, dei suoi associati o confratelli, rettori e priori. Si tratta di un notevole contributo alla vicenda biografica di molti e molti personaggi spesso legati, indubbiamente, alla storia della sola Gallipoli, ma che non di rado contribuisce a chiarire il profilo di personaggi ben altrimenti noti, e farò soltanto gli esempi, distesi tra Ottocento e Novecento, dell’erudito Nicola Maria Cataldi e dello storico della città, il monsignor Francesco d’Elia, che esprime bene, e con pochi altri, la stagione positivistica della storiografia provinciale. Molti altri ricercatori potranno naturalmente avvalersi in vario modo di questa ricerca complessa e, al tempo stesso, ricca di passione.
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Note: Esemplare con ampia dedica autografa dell'Autore.
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