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Series

#255823
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Genova, Biblioteca Civica Berio, m.r. C.f. Arm. I Modena, Panini 2008, cm.9,7x14,3, pp.432, legatura in velluto di seta, argento dorato e rubini. Tiratura limitata in 980 esemplari. Commentario di Andrea De Marchi. Saggi di Andrea De Marchi, Davide Gasparotto, Federica Toniolo, Laura Nuvoloni, Beatrice Bentivoglio-Ravasio e Laura Malfatto. pp.336, --Il Libro d'Ore Durazzo, così chiamato dal nome del suo ultimo proprietario, è un piccolo capolavoro del pittore e miniatore Francesco Marmitta. Un'opera sorprendente che si distingue da ogni altro codice devozionale a uso privato per due peculiari caratteristiche: l'impiego della pergamena purpurea e la crisografia, cioè la scrittura a lettere d'oro, qui tracciata da un maestro dell'arte calligrafica, Pietro Antonio Sallando, docente presso l'Università di Bologna. --L'orefice della pagina miniata. Artista splendido e sontuoso, dotato anche come orafo e intagliatore, il parmense Francesco Marmitta (1462/1466 ca. 1505) profuse le sue capacità in opere superbe tra cui, oltre al Libro d'Ore Durazzo, il bellissimo Messale di Domenico della Rovere del Museo Civico di Torino. Nelle pagine dei suoi capolavori, oltre a una delicata sensibilità di tocco e a spiccate doti paesistiche, sfoggiò la sua predilezione per gemme, medaglie e cammei, miniati con squisita fattura. --Una meravigliosa decorazione: La meditata ripresa della tradizione classica, evidente nell’uso della porpora e delle lettere d’oro, è confermata dal lessico ornamentale costituito da panoplie,medaglie, cammei e bucrani,mentre il linguaggio pittorico del Calendario e degli Uffici dellaVergine rivela un aggiornamento sulle ultime acquisizioni della cultura figurativa bolognese, con particolare attenzione ad Amico Aspertini. --La raffinata legatura: L’elegante ed elaborata legatura in argento cesellato e sbalzato con parti dorate, su fondo in velluto purpureo è coeva al codice, con cui condivide il gusto della decorazione. Splendida la profusione di motivi classicheggianti a palmette, racemi di acanto, spighe, grappoli d’uva, vasi, mascheroni, scarabei e bucrani. Sui fermagli argentei, due piccoli rubini.
EUR 7,000.00
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#254634
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Il ms. Palatino 556, straordinario prodotto della cultura delle corti padane, porta la data del 20 luglio 1446; fu realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori. Commentario di Cardini, Roberto; Delcorno Branca, Daniela; Bertolini, Lucia; Faietti, Marzia; Hoffmann, Annette; Tordella, Piera Giov Roma, Treccani 2009, cm.20x27,5, pp.348, 289 disegni. facsimile con legatura in velluto, contenuto insieme al commentario in una teca rilegata in pelle. Edizione in facsimile e commentario. Edizione limitata in 750 esempl. Il manoscritto Palatino 556 (Tavola Ritonda) si inserisce nella tradizione letteraria e illustrativa del ciclo bretone, legato alla mitica figura di Artù e ispirato alle vicende cavalleresche di argomento amoroso. Il genere, sorto nell’Alto Medioevo e affermatosi in Francia, si diffuse in Italia dall’inizio del XII secolo, e la sua fortuna continuò anche nei secoli successivi. Nelle biblioteche signorili, in particolare dell’Italia settentrionale, abbondavano i manoscritti illustrati che rievocavano le avventure della civiltà cortese-cavalleresca, e il loro successo è testimoniato dalla grande quantità di codici pervenuti fino a noi. Il ms. Palatino 556, straordinario prodotto della cultura delle corti padane, porta la data del 20 luglio 1446; fu realizzato dal copista Zuliano degli Anzoli e dai suoi collaboratori. Si tratta di un’opera di grande fascino sia sotto il profilo letterario sia dal punto di vista artistico. Quanto ai contenuti, il testo rielabora le storie connesse all’epopea arturiana, incentrate sulla ricerca del Santo Graal e sulle imprese dei cavalieri della Tavola Rotonda, intrecciate alle vicende amorose di Lancillotto e Ginevra e di Tristano e Isotta. La redazione in volgare dialettale è arricchita da un cospicuo apparato illustrativo costituito da 289 disegni, eseguiti quasi esclusivamente a penna, che commentano il racconto, visualizzandolo in sequenza narrativa a ogni pagina. La presenza di tali disegni, distribuiti su 171 carte, accresce l’importanza che il codice riveste nell’ambito dell’illustrazione dei romanzi arturiani. Per la loro attribuzione sono state avanzate varie ipotesi che riguardano due esponenti della famiglia Bembo – Bonifacio, il più famoso tra i pittori della famiglia, e Ambrogio, noto come miniatore , oltre allo stesso Zuliano degli Anzoli. Riguardo alla committenza, è stato possibile formulare delle ipotesi sulla base di alcune caratteristiche iconografiche del codice: così, la particolare attenzione posta nell’illustrazione della liturgia del Santo Graal ha suggerito un legame diretto con i Gonzaga, mentre la raffigurazione ricorrente del ghepardo con collare e guinzaglio ha indotto a ricercare il committente nella cerchia delle famiglie cremonesi o nel contesto della famiglia viscontea; motivi prevalentemente legati all’araldica e agli stretti rapporti con la corte milanese hanno invece fatto ipotizzare una committenza di ambito parmense, nella persona di Pier Maria Rossi (1413-1482), conte di Berceto e di Corniglio, marchese di San Secondo. All’approfondimento delle problematiche legate ai diversi aspetti del codice è dedicato il volume di saggi, curato da Roberto Cardini, che accompagna l’edizione in facsimile della Tavola Ritonda. Il volume si apre con il contributo di Daniela Delcorno Branca sulla specificità del Palatino 556 nell’ambito della tradizione arturiana italiana; seguono l’imponente saggio linguistico di Lucia Bertolini sull’influenza esercitata nella redazione del codice dalla lingua del copista; lo studio storico-artistico condotto da Marzia Faietti sul complesso rapporto tra testo e immagine; l’accurata indagine iconografica di Annette Hoffmann sui rapporti del codice con l’illustrazione figurativa precedente e coeva, e sulle novità che esso presenta. L’analisi degli aspetti tecnici della scrittura, quali le tipologie degli inchiostri, le loro combinazioni e la dinamica delle varie fasi del disegno è invece affrontata da Piera Giovanna Tordella, cui fa seguito lo studio di Adriana Di Domenico sulla committenza. Completano il volume la descrizione codicologica del manoscritto e un’accurata trascrizione del testo.
EUR 7,000.00
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#110065
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Tiratura di 980 copie. L'opera è accompagnata da un volume di commento ed è presentata in un prezioso cofanetto. Riproduzione integrale del Codice Ms. Ashburnham 1874, Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. Modena, Franco Cosimo Panini 2004, cm.10,1×15.3, pp.472, Legatura a mano con copertina rivestita di velluto di seta pura. Decori in argento dorato con lapislazzuli e quarzi rosa. Con volume di commento. Nell’inventario redatto nel 1492, alla morte di Lorenzo de Medici, sono citati cinque “libriccini delli offitii, di donna”, ossia piccoli libri d’ore. Già questa definizione, “di donna”, evoca qualcosa di piccolo e insieme prezioso, come un gioiello, atto a essere sfogliato dalle dita delicate di una dama rinascimentale. E il codice Ashburnam 1874 risponde appieno a questa suggestione. Poco più grande di una moderna cartolina – misura infatti appena 10 centimetri per 15 – si impone prima ancora di essere aperto per la sua straordinaria legatura in velluto viola, con borchie e cantonali in argento dorato filigranato, nei quali sono incastonati un grande lapislazzuli e quattro quarzi rosa su ciascun piatto. Tutto in questo codice parla di una origine e di una destinazione di prestigio; a partire dalla legatura descritta per proseguire con la melodiosa scrittura, sino al raffinatissimo corredo di miniature attribuite a Francesco Rosselli, incisore, miniatore, cartografo e pittore, che insieme a Francesco di Antonio del Chierico fu il massimo esponente della scuola fiorentina. Sono nove le miniature a piena pagina, nelle quali l’illustrazione sembra riposare su un letto lussureggiante di decorazioni floreali, festoni e ghirlande. Ma ognuna delle 233 carte del manoscritto contiene almeno un elemento, un capolettera, un fregio, che impreziosice il testo, incastonato nella pagina secondo i canoni armonici più rigorosi dell’arte libraria.
EUR 9,500.00
-59%
EUR 3,900.00
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#253950
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Modena, Bibl. Estense Univ., lat. 74 (=alfa Q.9.31). Castel San Pietro, Trident Editore 2008, cm.14x24, pp.278, con 12 miniature di grande formato e 146 iniziali decorate. legatura in tutta pelle, nervi. Custodito uin una scatola , teca in radica. Mancante del commentario. dizione limitata in 299 esemplari.

Note: Mancante del commentario.
EUR 2,500.00
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#253949
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Con commentario di pp.602. Edizione facsimilare. Modena, Bibl. Estense Univ., est. 28 (=alfa M.5.9). Castel San Pietro, Trident Editore 2008, cm.20x28, pp. 340, riccamente miniate e dorate in oro, Legatura in pelle con riquadri a secco sui piatti, il dorso è è arricchito dalla presenza di nervetti a rilievo e dal fregio della Biblioteca Estense realizzato in oro a caldo. Custodia a scatola in legno. Commentario di Ernesto Milano, trascrizione di Giuseppe Trenti. Traduz.di Elena Corradini. Schede Botaniche di Roberta Baroni Forniero. Composto in francese antico con una scrittura gotica bastarda, il manoscritto descrive più di 500 piante e animali.L'autore organizza il manoscritto in ordine alfabetico, in base alla prima lettera del nome della pianta, e accompagna ogni testo con la raffigurazione della pianta. Le miniature, tutte realizzate da un singolo artista, sono molto realistiche, soprattutto quelle raffiguranti le erbe. Le piante medicinali e i rimedi discussi dall'autore sono più o meno 500. Le pagine sono riccamente miniate, decorate in oro. Ci sono molte immagini di piante, erbe, fiori, animali e scene di fattoria. Contiene 391 immagini: 355 sono di piante, fiori e radici; 26 sono di animali o minerali; 10 sono scene di vita naturale.

Note: La legatura del commentario presenta delle lievissime macchie.
EUR 4,600.00
-60%
EUR 1,850.00
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#253948
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17 full-pages miniatures, 3 historiated initials, 332 decorated initials, 14 illustrated initials Biublioteca Estense Universitaria di Modena Cod. Lat 22 Alfa K.7.2. Castel San Pietro, Trident Editore 2007, cm.11,5x17, 334 pagine di cui 14 con miniature a piena pagina e 320 riccamente miniate con motivi naturali, vegetali e animali. Legatura e coperta eseguite artigianalmente. Cucitura fatta a mano su corde. Incassatura su carta antica. Taglio con doratura in oro. legatura in velluto, con fregi in oro ai piati e al dorso, fermagli metallici. Cofanetto contenitore in radica. Edizione limitata e numerata in 299 esemplari, nostro n.55. Lussuoso esemplare di Libro d’Ore, riccamente miniato, del XVI secolo, realizzato probabilmente da un allievo del miniatore francese Jean Bourdichon. Nel codice compaiono la sigla A.E.I.O.U. Austriae est imperare orbi universo, motto della Casa d’Austria introdotto da Federico III e le iniziali P.K. che potrebbero significare Philippus Karolus, monogramma di Re Filippo il Bello d’Austria, figlio dell'Imperatore Massimiliano I d'Asburgo, unito a quello di suo figlio Carlo V. Alla Casa d’Este il codice perviene come bene dotale di Barbara d’Austria, figlia dell’Imperatore Ferdinando I (fratello di Carlo V) e di Anna di Boemia e Ungheria. Barbara d’Austria nel 1565 sposa, in una cerimonia di grande magneficenza, Alfonso II d’Este, Duca di Ferrara.
EUR 3,200.00
-50%
EUR 1,600.00
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#253947
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Edizione del libro xilografico colorato a mano risalente alla metà del XV secolo. Modena, Biblioteca Estense Universitaria, alfa.D.5.22. Commentario di Ernesto Milano. Modena, Il Bulino 1998, cm.22,5x29,5, facsimile di 48 tavole illustrate, commentario pp.94, rilegatur ain tutta pelle con incisioni a sbalzo, comentario rilegato in mezza pelle, il tutto custodito in un cofanetto a scatola rilegato in pelle. Edizione limitata e numerata in 999 esemplari, nostro 723.
EUR 1,250.00
-48%
EUR 650.00
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#253937
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Commentario all'edizione italiana edito dal Bulino, pp.40. HS Durlach 2 Badische Landesbibliothek, Karlsuhe. Luzern, Faksimile verlag 2002, pp.512,40, facsimilie di 190 carte. legatura in velluto con borchie. Contenuto in cofnetto in tela, poi i tre volumi sono custoditi in un astuccio rigido. Kommentar Ulrich Merkl, Ute Obhof, Michaela Neidl. Esemplare 354 di 980.

EAN: 9783856720872
EUR 3,900.00
-62%
EUR 1,500.00
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#95385
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Codice membranaceo dell'anno 1475 noto come "Psalterium" custodito presso la Biblioteca e i Musei Oliveriani di Pesaro. Preziosa riproduzione su carta speciale. Il fac-simile, perfettamente identico al manoscritto originale anche nei più raffinati e minuziosi particolari dei colori, delle dorature, delle tracce d'antico delle pergamene e della rilegatura, è corredato da un commentario di Christph Eggenberger e Luisa Miglio. Il tutto è custodito in un cofanetto in plexiglas. Stampa in offset, a nove colori, oro in polvere e in lamina trasferito a caldo, fustella per i bordi. Il commentario di cm.18x24,7, carta vergata avorio, leg.in mz.pergamena e piatti in carta stampata. Commissionato da un ignoto e colto personaggio di fine Quattrocento, il prezioso codice e` un piccolo, raffinato gioiello nel panorama dei libri di devozione privata. Un frammento di una vicenda personale che si illumina, poco a poco, sfogliandone le pagine, alla luce della storia e dell’arte. Roma, Ist.Poligrafico e Zecca dello Stato- Archivi di Stato cm.17,5x24,5, 194 carte, leg.eseguita a mano,capitelli in corda, cop.in pelle rossa, con fregi e iscrizioni ai piatti e dorso, Coll.I Codici.
EUR 1,700.00
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#253472
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Massimo vanto della Biblioteca Ambrosiana, il Codice Atlantico viene restituito alla consultazione di studiosi, collezionisti e appassionati in una edizione definitiva che sostituisce a tutti gli effetti l'Originale, escluso per sempre dalla consultazione diretta. Il perfetto facsimile Giunti ripropone il Codice nel suo nuovo aspetto fisico dopo lo scrupoloso restauro integrale operato dai Monaci di Grottaferrata che hanno riportato alla luce parti precedentemente coperte. Edizione in facsimile di 12 volumi, ognuno di 360 pagine con 178 tavole a colori tutte interfogliate, per un totale di 4.320 pagine e 2.136 tavole. Legatura in tutta pelle con in costola sette nervi e impressioni in oro. Edizione unica per il mondo intero di 998 esemplari numerati. Il Codice Atlantico,Trascrizione diplomatica e critica a cura di A. Marinoni. A integrazione del facsimile del Codice vengono proposti al lettore gli indispensabili apparati critici. La trascrizione Diplomatica presenta il testo leonardiano nel suo stato originale, quella critica la sua versione moderna che ne facilita la lettura. Ogni volume è dotato inoltre di tavole di corrispondenze tra la vecchia e la nuova numerazione del Codice e di esaustivi indici delle materie trattate da Leonardo. Edizione in 12 volumi corrispondenti ai 12 dell'edizione facsimile. Ciascun volume è rilegato in pelle con quattro nervi in costola e impressioni in oro. Facsimile completo, MANCANTE DEI VOLUMI DI COMMENTARIO MA FACSIMILE COMPLETO NEI 12 VOLUMI Firenze, Casa Editrice Giunti 1973-1982, 12 volumi, cm.44,5x60,2, Edizione Nazionale dei Manoscritti e dei Disegni di Leonardo Da Vinci. A cura della Commissione Vinciana. Assembled by the 16th-c. Italian sculptor and collector Pompeo Leoni, Codex Atlanticus–comprised of 1,286 items–represents the largest collection of Leonardo papers ever assembled. Included are spectacular drawings of technological innovations, of weapons and fortifications, of hydraulic devices, vessels and flying machines. Every aspect of Leonardo’s genius is present, showing his abiding interest in the mechanical sciences and mathematics, in astronomy, physical geography, botany, chemistry and anatomy. It also includes studies for paintings such as the “Adoration of the Magi”, “Leda” and the “Battle of Anghiari”. Each volume of the 12-volume facsimile is accompanied by a volume with the critical and diplomatic transcription edited by Augusto Marinoni. Limited edition of 998 copies consisting of a total of 24 leather bound volumes.

Note: MANCANTE DEI VOLUMI DI COMMENTARIO MA FACSIMILE COMPLETO NEI 12 VOLUMI
EUR 8,500.00
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#251956
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Riproduzione integrale dei codici 2167 (Grammatica del Donato) e 2163 (Liber Iesus) della Biblioteca Trivulziana di Milano. Riproduzione facsimilare delle dorature presenti nei manoscritti. Fedele riproduzione del profilo irregolare delle pagine. Descrizione del facsimile: GRAMMATICA DEL DONATO:pp.108, 12 pagine miniate. Legatura artigianale in pelle di vacchetta, con intarsi decorati e riproduzione degli ori a pennello e degli ori incisi. LIBER IESUS: pp.28, cm.14x19,8, 7 pagine miniate, legatura artigianale in pergamena di capretto Commentario a cura di Jonathan J. G. Alexander con testi di Pier Luigi Mulas e Marzia Pontone. Modena, Franco Cosimo Panini Editore 2016, cm.18x27,5, Coll.La Biblioteca Impossibile. Tiratura limitata di 699 esemplari numerati. LA GRAMMATICA DEL DONATO :Conosciuto anche con il nome Ianua, il codice è una Grammatica latina ispirata all’opera dell’autore Elio Donato, vissuto nel IV secolo e noto anche per essere stato il maestro di san Girolamo. I testi di Elio Donato furono utilizzati come fondamentali strumenti di consultazione e di studio per tutto il Medioevo e anche in età umanistica. L’apparato illustrativo si deve a vari miniatori lombardi, tra i quali spicca Ambrogio de Predis. Molte immagini sono corredate di una didascalia in italiano volgare, mentre il resto del testo è in latino. E proprio l’impostazione è ciò che rende estremamente moderno questo codice: le immagini e le rispettive didascalie in volgare rimandano direttamente alla regola di latino che è spiegata nella pagina a fronte, secondo un metodo didattico in uso anche al giorno d’oggi. Così, ad esempio, l’immagine della c. 10v ritrae il giovane duca a cavallo per le vie della città ed è accompagnata dalla didascalia che recita “Va per Milano el conte innamorato. E da tutte le dame e contemplato”. Nella carta successiva è riportata la coniugazione del verbo amare (“Amo, amas, amat”), così che l’apprendimento della regola sia facilitato dall’identificazione del giovane duca con l’immagine e con il motto in volgare.Il manoscritto ha conservato la straordinaria legatura originale in pelle, impreziosita da impressioni a secco e dorate, con gli stemmi e le imprese del duca Sforza. IL LIBER IESUS: Il secondo, delizioso manoscritto è noto come Liber Iesus e contiene l’abbecedario, i dieci comandamenti e le principali preghiere in latino, oltre a una serie di ammonimenti e consigli per il piccolo Massimiliano. Il libro, scritto e illustrato nello stesso periodo della Grammatica, prosegue e completa il percorso educativo del principe, e per questo condivide con essa la medesima ricchezza figurativa, con scene di straordinaria suggestione visiva. La legatura del codice, in pergamena, è settecentesca. LE MINIATURE: A prova del prestigio della famiglia Sforza, i due volumi furono arricchiti di miniature straordinarie affidate a minatori lombardi tra cui spicca Ambrogio de Predis, pittore che aveva collaborato con Leonardo per la Vergine delle Rocce: i due ritratti di Massimiliano bambino e del padre Ludovico, all’inizio e alla fine del codice, sono forse il suo capolavoro assoluto. Echi della pittura di Leonardo da Vinci si trovano in molte tra le miniature dei due codici, proprio perchè il principale artista impegnato nella loro decorazione, Ambrogio de Predis, fu un importante collaboratore del genio toscano. Straordinario e suggestivo il ciclo di miniature che illustra momenti quotidiani della vita del piccolo Massimiliano, e proprio questo legame con la quotidianità determina un’altra importante caratteristica dei manoscritti: tutti i personaggi sono identificabili in persone realmente esistite e vissute alla corte degli Sforza, dal conte Borella, il precettore di Massimiliano, ai vari compagni di studio e di giochi del giovane duca. La Grammatica del Donato, infine, ha uno schema illustrativo che si articola secondo un programma ben preciso, mostrandoci il percorso educativo del futuro duca: partendo dal ritratto di Massimiliano, attraverso la sfera quotidiana scolastica, il trionfo militare e la scelta della Virtù che farà di lui un principe giusto, il codice si chiude sul ritratto di Ludovico il Moro, faro ideale cui deve tendere l’educazione del giovane, affinché diventi un principe giusto e saggio come il padre.
EUR 3,500.00
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#252778
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CÓDICES DE LEONARDO (facsimil): --Codex Madrid I (Ms. 8937) “Tratado de estática y mecánica” 192 folios (384 págs.); formato interior: 215 x 145 mm. --Codex Madrid II (Ms. 8936) “Tratado de fortificación, estática y geometría” 158 folios (316 págs.); formato interior: 210 x 145 mm. VOLÚMENES COMPLEMENTARIOS: --Vol I , II.- Transcripción paleográfica, edición crítica con más de 3.000 notas y traducción, de la Prof Elisa Ruiz. (Total páginas: 998 aprox.) Vol. III.- Estudios biográfico, codicológico y científico, (Impreso a color; total páginas: 218 aprox.) - Dr. Julián Martín-Abad: Los Manuscritos 8936 y 8937 de la BNE - Prof. Elisa Ruiz: La escritura de Leonardo: Pensar en imágenes versus expresar con palabras. - Prof. Dr. Fernando Torres Leza: Leonardo da Vinci: Entorno, carácter y obras. - Dr. Fernando Cobos-Guerra: Leonardo ingeniero y su contexto: Una guía de lectura crítica del Códice Madrid II. - Edición prologada por don Manuel Acero, Presidente del Instituto de la Ingeniería de España Formato: 215 x 310 mm. Páginas: 1.220 aprox. total entre los tres volúmenes. Encuadernación: Tela con lomo estampado en oro. Presentación: Estuche petaca con cantos en cuero rojo y tapas en tela negra. Encuadernación manual en piel de cabra roja estampada en oro,que reproduce la encuadernación original de la Biblioteca Real (Madrid). Madrid, Club Internacional del Libro- Egeria 2008, 5 vol. Con la collaboracion especial del Instituto de la Ingegneria de Espana. 2990 ejemplares.

EAN: 9788488065191
Note: Sin estuches
EUR 590.00
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#252364
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Comprende: Inscrizioni antiche trovate, e raccolte tra le rovine delle quattro principali colonie romane della Transilvania dal conte Giuseppe Ariosti nobile bolognese ferrarese, e senese capitano d'infanteria nel reggimento Gaier. E parte di esse dal medesimo condotte in Vienna d'Austria per comando della sacra cesarea cattolica real maesta di Carlo 6. imperatore de romani l'anno 1723 Biblioteca Capitolare di Verona, ms. 267. A cura di Gian Paolo Marchi e József Pál. Biblioteca Capitolare di Verona 2010, 2 volumi in cofanetto. co.17x24, pp.413 [1] carta di tav. ripieg. : ill.; + 1 vol. di 125 carte (facsimile del manoscritto). legature editoriali copp.a col. Szegedi Tudományegyetem, Università degli studi di Verona. Edizione di 1000 esemplari. Il manoscritto che si conserva nella Capitolare di Verona, oggetto di questi studi, fu acquisito dalla biblioteca come donazione testamentaria di Scipione Maffei, come testimonia l'annotazione a penna dello stesso Maffei sul margine inferiore del frontespizio. Le epigrafi costituiscono un patrimonio emerso nel corso degli scavi eseguiti nel 1722 per la costruzione della fortezza di Carlsburg. Per interessamento di Apostolo Zeno e Scipione Maffei, i reperti vennero avviati a Vienna per essere destinati al progettato Museo Imperiale di Iscrizioni. Giuseppe Ariosti, colonnello dell'esercito imperiale, eseguì il rilievo grafico delle iscrizioni provenienti dagli scavi e allestì tre manoscritti con i disegni delle epigrafi, destinati ad alte personalità tra cui Maffei.

EAN: 9788896548066
EUR 440.00
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#104410
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La riproduzione fotografica del manoscritto, realizzata dalla Siz di Santa Maria di Zevio (Verona),è corredata da un volume di Studi e Ricerche a cura di Gian Paolo Marchi e József Pál. Hanno collaborato Árpád Berta, Guglielmo Bottari, György Domokos, Fabio Forner, Giorgio Fossaluzza, Árpád Mikó, Paolo Pellegrini, Maria Prokopp, Michelangelo Zaccarello. Biblioteca Universitaria di Budapest, Codex Italicus 1. Verona, Università degli Studi di Verona, Szegedi Tudomànyegyetem 2006 2 voll. cm.26x32, pp.circa 200 di riproduzioni a colori e pp.288 di commentario, trascrizione e saggi. Legg.ed. Edizione in 1200 esemplari.
EUR 470.00
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#252326
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Genova, Biblioteca Civica Berio, m.r. C.f. Arm. I Modena, Panini 2008, cm.9,7x14,3, pp.432, legatura in velluto di seta, argento dorato e rubini. Tiratura limitata in 980 esemplari. Commentario di Andrea De Marchi. Saggi di Andrea De Marchi, Davide Gasparotto, Federica Toniolo, Laura Nuvoloni, Beatrice Bentivoglio-Ravasio e Laura Malfatto. pp.336, --Il Libro d'Ore Durazzo, così chiamato dal nome del suo ultimo proprietario, è un piccolo capolavoro del pittore e miniatore Francesco Marmitta. Un'opera sorprendente che si distingue da ogni altro codice devozionale a uso privato per due peculiari caratteristiche: l'impiego della pergamena purpurea e la crisografia, cioè la scrittura a lettere d'oro, qui tracciata da un maestro dell'arte calligrafica, Pietro Antonio Sallando, docente presso l'Università di Bologna. --L'orefice della pagina miniata. Artista splendido e sontuoso, dotato anche come orafo e intagliatore, il parmense Francesco Marmitta (1462/1466 ca. 1505) profuse le sue capacità in opere superbe tra cui, oltre al Libro d'Ore Durazzo, il bellissimo Messale di Domenico della Rovere del Museo Civico di Torino. Nelle pagine dei suoi capolavori, oltre a una delicata sensibilità di tocco e a spiccate doti paesistiche, sfoggiò la sua predilezione per gemme, medaglie e cammei, miniati con squisita fattura. --Una meravigliosa decorazione: La meditata ripresa della tradizione classica, evidente nell’uso della porpora e delle lettere d’oro, è confermata dal lessico ornamentale costituito da panoplie,medaglie, cammei e bucrani,mentre il linguaggio pittorico del Calendario e degli Uffici dellaVergine rivela un aggiornamento sulle ultime acquisizioni della cultura figurativa bolognese, con particolare attenzione ad Amico Aspertini. --La raffinata legatura: L’elegante ed elaborata legatura in argento cesellato e sbalzato con parti dorate, su fondo in velluto purpureo è coeva al codice, con cui condivide il gusto della decorazione. Splendida la profusione di motivi classicheggianti a palmette, racemi di acanto, spighe, grappoli d’uva, vasi, mascheroni, scarabei e bucrani. Sui fermagli argentei, due piccoli rubini.

Note: Esemplare privo della custodia.
EUR 7,000.00
-64%
EUR 2,500.00
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#252307
Facsimili
Edizione Facsimile del manoscritto miniato su pergamena ms. 1853. Autorizzata dalla Biblioteca Civica di Verona. A cura di R. Bini. Modena, Il Bulino Edizioni d'Arte 2007, 2 volumi con legature in pelle, in cofanetto. Facsimile cm.18x25. Commentario cm.17,5x24,5. Tiratura limitata di 600 esemplari. Esemplare ad personam dedicato ad un notissimo critico d'arte italiano. l manoscritto 1853 della Biblioteca Civica di Verona è un codice miniato su pergamena risalente alla seconda metà del XIII secolo. Misura mediamente 17 × 24 cm ed è composto da 42 carte, corrispondenti a 84 pagine. Le prime due carte, in scrittura gotica semicorsiva, contengono la Preghiera alla Vergine, una delle più antiche laudi in volgare veronese. Il resto del codice, interamente illustrato, tramanda i testi, in scrittura gotica rotunda, delle due leggende di San Giorgio di Cappadocia (cc. 3r-26r) e di Santa Margherita d’Antiochia (cc. 27r-37v); in chiusura due miniature a piena pagina: Cristo in maestà con i quattro evangelisti e San Cristoforo. Il manoscritto fu acquistato dalla Biblioteca Civica nel 1881 per 200 lire dell’epoca. Una nota di possesso ne denuncia la provenienza dal monastero di Santa Maria Maddalena, al quale era stato assoggettato fin dal 1350 quello di osservanza francescana di Santa Maria delle Vergini che, fra il Due e il Trecento, accoglieva molte giovani dell’aristocrazia veronese, compresa una fanciulla della famiglia Della Scala, dominante in città, cui era toccata in sorte la vita monastica. Ciò ha fatto supporre agli studiosi che il codice, viatico per una vita di intensa spiritualità, abbia accompagnato nel convento delle clarisse una giovane nobile veronese. Uno straordinario racconto per immagini. L’importanza artistica del manoscritto è dovuta all’eccezionale ciclo delle 78 miniature che illustrano le leggende di San Giorgio e di Santa Margherita. Ne risulta uno straordinario racconto per immagini, la cui peculiarità strutturale è il costante rapporto tra testo e immagine. Se ciò conferma una delle tipicità della miniatura medievale – specie nei manoscritti di carattere religioso e liturgico in funzione anche di una comprensione “in diretta” del messaggio divino – l’apparato miniatorio del codice, peraltro ottimamente conservato, si eleva per l’inusuale e incomparabile ampiezza e per i nessi stilistici con gli affreschi veronesi dello stesso periodo e per la palpabile influenza della pittura bolognese. Leggenda di San Giorgio. Ben cinquantacinque miniature accompagnano la leggenda del tribuno Giorgio di Cappadocia, dal momento in cui dichiara all’imperatore Daciano la propria fede cristiana a quando, dopo sette anni di tormenti, viene decapitato. L’immagine che chiude la leggenda è quella più nota: san Giorgio a cavallo trafigge con una lancia il drago, tenuto al guinzaglio dalla principessa. Più tardi, intorno al 1435, sarà Pisanello a riprendere il tema per l’affresco nella chiesa veronese di Sant’A­nastasia. Leggenda di Santa Margherita. Ventun miniature decorano la leggenda di santa Margherita, pastorella di Antiochia, di cui s’invaghisce il pre­fetto Olibrio. Il rifiuto della fanciulla è considerato atto di ribellione verso il potere imperiale romano e dunque essa è barbaramente tor­turata e man­data a mor­te. La storia della santa ha costituito uno dei sogget­ti prediletti dell’arte cristia­na, sia a O­­rien­te (affreschi del X secolo nelle chiese di Goreme, in Cap­pa­docia) che in Oc­cidente (celebre il dipinto di Tiziano del 1550).
EUR 2,500.00
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#110064
Facsimili
Stampa con speciale retino stocastico e riproduzione dell'oro in lamina e in polvere. Legatura artigianale con quinterni cuciti a mano. Copertina in pergamena con incisioni in oro. Biblioteca Nazionale Marciana di Venezia, It. IX, 87 (=6226). Commentario a cura di Silvia Urbini, per le regole del gioco Lia Cesare Modena, Franco Cosimo Panini Editore 2006, cm.17,5x24,5, pp.128, legatura in piena pergamena, contenuto in elegante cofanetto in mogano, si acclude commentario e manuale d'uso del gioco e tre dadi per svolgerlo. Edizione in fac-simile. Edizione in 980 esemplari, nostro n.24. Il Libro delle Sorti, ultimato dal suo autore nel 1482, comprende cinque sezioni - ruota della fortuna, re, simboli astrologici, sfere celesti, profeti - ognuna delle quali fu illustrata nel primo decennio del XVI secolo da pittori umbri gravitanti nell'orbita di Pietro Perugino e del giovane Raffaello. Uno splendido corredo di miniature, ravvivato da tocchi d'oro, che nel suo insieme rappresenta una sintesi della cultura figurativa centro-italiana del tempo.
EUR 5,000.00
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#88625
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Federico Zúccari (Sant’Angelo in Vado 1540 - Ancona 1609) visse e operò in Italia centro-settentrionale e in alcuni paesi europei: Spagna, Olanda, Francia e Inghilterra. L’opera qui presentata, considerata «la maggiore e piú interessante illustrazione dantesca che l’Italia abbia mai prodotto» (Corrado Ricci), fu realizzata in Spagna tra il 1585 e il 1588. Gli 88 disegni, con alcune tra le piú spettacolari scene del capolavoro dantesco (a matita nera e rossa per l’Inferno e il Paradiso, a penna e bistro nero per il Purgatorio), che costituiscono questa raccolta passarono per le mani degli Orsini e dei Medici prima di essere consegnati definitivamente alla Galleria degli Uffizi, dove oggi sono custoditi. Le magnifiche illustrazioni delle scene dantesche, con architetture fantastiche e tratti notevoli – che vanno dal cupo segno infernale, all’evanescente del Paradiso – sono originali interpretazioni del testo, frutto dell’intensa attività di approfondimento culturale e di frequentazione di Zúccari con i massimi letterati e pensatori fiorentini. Il fac-simile, del tutto conforme all’originale, è il secondo prodotto dalla Salerno Editrice per l’«Edizione Nazionale dei Commenti Danteschi – Serie Commenti illustrati», dopo il Codice Filippino della ‘Divina Commedia’ di Dante, anch’esso a tiratura limitata e oggi quasi esaurito. 88 disegni a colori in vario formato (da cm 49,5×64 a 49,5×149, le piú grandi ripiegate). Roma, Salerno Editrice 2004, cofano, (cm.54x69), fasciato in t.tela. Edizione Nazionale dei Commenti Danteschi,2.

EAN: 9788884024527
EUR 2,990.00
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#92373
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A cura di Francesco M.Caleca. Monterotondo, Perugia, Art Market in collab.con la Stamperia Valdonega, Ars Edizioni D'arte 1992, cm.32x50, pp.468 di facsimili protetti da velina. leg.artigianale in t.pelle di vitello,testa di moro, 5 nervi, sguardie in raso. impressioni in oro zecchino in cofano. Ediz.in 1999 esempl.num.
EUR 2,250.00
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#78965
Facsimili
Monterotondo, Roma, Art Market, su carta speciale tipo "Cellini". Ars Edizioni D'Arte 1990, cm.34x49, pp.380, 113 tavv.a col. leg.a mano.in t.pelle, 5 nervi, impressioni in oro zecchino.
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