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#293859 Arte Pittura

Gentile da Fabriano e gotico internazionale : Jean de Beametz, Melchior Broederlam, Jacquemat d'Hesdin, Giovannino de' Grassi, Lorenzo Monaco, Michelino da Besozzo, Stefano di Giovanni, Jean Malouel, Herman, Limbourg, Salimbeni, Giovanni da Modena,

Author:
Publisher: Il Sole 24 Ore.
Date of publ.:
Details: cm.23x29, pp.310, illustrazioni colori, brossura con copertina figurata a colori. Custodia. Collana I Grandi Maestri dell'Arte. L'artista e il Suo Tempo.

Abstract: Il Salon d'Automne di Parigi del 1905 tenne a battesimo l'esordio ufficiale di un piccolo gruppo di giovani artisti accomunati da un percorso formativo analogo, dall'amore per la luce calda e le ombre lunghe del Midi, dal costante riferimento alla ricerca pittorica di Cézanne. Riuniti in un'unica sala, i loro paesaggi, ritratti e idilli domestici abbagliarono visitatori e recensori. Per definirne l'eccentricità formale e denotarne la carica eversiva, il critico Louis Vauxcelles coniò una delle formule più celebri della storia dell'arte novecentesca: "fauves", selvaggi della moderna scena parigina. Spietata fedeltà alla percezione retinica, traduzione del dato visivo in termini di toni e timbri cromatici, composizioni sghembe furono interpretate da Matisse, Derain, Braque, Friesz, Camoin, Marquet, Van Dongen, Dufy come l'antidoto necessario alle derive di fine secolo: al facile realismo, da un lato, e alla dogmatica scienza del colore divisionista, dall'altro. Ma in assenza di un programma o di una base teorica, il gruppo si disperse a brevissimo giro in ricerche differenti, talora contraddittorie. Derain, dopo un fortunato sodalizio con Matisse, scopri al British Museum di Londra l'arte primitiva e ne sposò eleganze e monumentatila, in un percorso di progressivo avvicinamento all'esperienza coeva di Picasso. Braque accentuò, insieme a Friesz, la cifra accattivante dei suoi paesaggi portuali, per poi tornare decisamente sui suoi passi e approdare alla solidità e al cromatismo ribassato del cubismo, di cui sarà, con Picasso, tra i protagonisti riconosciuti. Camoin, Dufy e Marquet adottarono per i loro intimi quadretti bagnati dalla luce mediterranea formule garbate, di immediata presa sul collezionismo internazionale, in particolare russo. Van Dongen piegò le accensioni di colore tipiche dei fauve a un repertorio affollato di personaggi circensi, scene mondane, nudi, secondo una cifra aggressiva, quasi pre-espressionista, che ne avrebbe dettato la fortuna soprattutto in Germania. Solo Matisse, nel corso di tutta la sua carriera, tornò a più riprese a interrogare l'esperienza fauve, per discuterne i presupposti e rileggerne le acquisizioni. Ripercorrere le sue opere principali, da Luxe, calme et volupté (1904) fino alla cappella di Vence (1948-52), attraverso le serie degli anni Trenta, la decorazione Barnes e i papiers découpés, significa in questo senso confrontarsi con un percorso di ostinata, inattaccabile fedeltà al colore, e all'irrisolta tensione tra colore e disegno: perché "il colore - avrebbe detto Matisse verso la fine della vita - è una liberazione".

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#35194 Arte Musei
Dir.edit.M.Ratti, A.Acordon. Cinisello Barsamo, Silvana Ed.per Museo Civico Amedeo Lia e Fondaz.Cassa di Risparmio di La Spezia 1997, cm.22,5x29, pp.432, illustrazioni in bianco e nero e a colori, 197 tavole a colori. legatura editoriale , con sopraccoperta figurata a colori. Collana I cataloghi del Museo Civico Amedeo Lia, 3. Formatasi in circa cinquant’anni di acquisti e di ricerche, la collezione artistica raccolta da Amedeo Lia, recentemente donata al Comune di La Spezia, è oggi fruibile dal grande pubblico grazie alla fondazione del Museo Lia, inaugurato nel novembre 1996 nelle sale di un convento secentesco della città ligure. Nell’ambito di un progetto di catalogazione del grande patrimonio del Museo si inserisce questa collana, quale contributo al recupero e alla valorizzazione delle opere d’arte, precedentemente disperse in varie raccolte italiane e straniere. Nel primo volume si raccolgono produzioni di quella che è stata a lungo annoverata fra le cosiddette “arti minori”, la miniatura, che rivestì invece un posto importante nell’attività di collezionista del Lia, fin da quando all’inizio degli anni Sessanta, capitò fra le sue mani il foglio di un Antifonario con l’iniziale Q raffigurante un santo barbuto, oggi riconosciuta come opera matura del maestro Belbello da Pavia. Oggetto del secondo volume è il gruppo di sculture in terracotta, legno e marmo, che formano una raccolta di opere organica e assai rappresentativa. Cadenzate lungo l’arco cronologico di sei secoli e tali da chiamare in causa le principali scuole regionali, esemplificando le più disparate tipologie e tecniche, le sculture riunite da Amedeo Lia possono infatti accompagnarci in un percorso eloquente e suggestivo attraverso l’intero sviluppo dell’arte italiana dalla metà del Due alla fine del Settecento. Numerosi dipinti – catalogati nel terzo volume – trovano inoltre posto nelle sale dell’istituzione spezzina. Dai frammenti di polittici del tardo XIII e del XIV secolo fino alle vedute settecentesche di Canaletto e Guardi, la raccolta del Lia ripercorre le principali tappe della storia della pittura italiana attraverso figure significative di artisti, quali il Bergognone, Pontormo, Tiziano e Tintoretto. Nel quarto volume l’attenzione si sposta sulle statuine bronzee, opere soprattutto di artisti del Rinascimento, epoca in cui queste produzioni trovarono grande valorizzazione per la loro possibilità di riprodurre l’antica arte greca e romana. Attraverso un’accurata e rappresentativa selezione di opere, la collezione Lia offre un ampio spaccato della gamma di soggetti trattati in età classica e bizantina, e dal periodo gotico fino alla metà del secolo XIX. Avori, smalti, oreficerie, coralli, vetri e maioliche di diverse epoche e di svariate provenienze trovano spazio nelle pagine dell’ultimo volume, il quinto.

EAN: 9788882150778
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EUR 110.00
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#127986 Arte Pittura
Milano, Federico Motta Ed. 2006, cm.17,5x20,5, pp.270, numerose figure bn.e a colori e tavole a colori nel testo, brossura con copertina figurata a colori con bandelle. Collana Le Gemme. Il libro, partendo dalle opere più significative del primo periodo di Gentile, come la pala d'altare di Berlino e il polittico di Valleromita oggi a Brera, suggerisce nuove ipotesi intorno alla sua formazione nell'ambiente lombardo alla fine del '300, in particolare soffermandosi sul suo rapporto con Gian Galeazzo Visconti alla corte di Pavia. Gentile può essere considerato il protagonista del naturalismo lombardo: la sua pittura è un'accurata analisi della superficie delle cose, scoperta nelle sue valenze più seducenti, come la varietà della vegetazione o la morbidezza della luce. Partendo dalla peculiare vicenda biografica dell'artista, che dalle Marche si trovò ad attraversare tutta l'Italia, l’analisi approfondisce le tappe del suo cammino, nei vari ambienti dove giocò sempre un ruolo decisivo anche se non sempre compreso immediatamente sino in fondo. È il caso in particolare del Veneto, dove il suo influsso si rintraccia in Pisanello e Jacopo Bellini; di Brescia, dove la sua eredità fu raccolta dal Foppa; di diversi centri marchigiani e umbri, dove numerosi maestri minori proseguirono il suo lavoro. Secondo Bartolomeo Facio, umanista di spicco alla corte di Napoli a metà del '400, Gentile fu il più grande pittore dell'epoca insieme a Pisanello, paragonabile a Van Eyck o Van der Weyden. Gentile lasciò il sue capolavoro assoluto a Firenze; si tratta dell' Adorazione dei Magi dipinta per Palla Strozzi, conservata agli Uffizi. È un'opera fondamentale per la storia dell'arte italiana ed europea, giustamente spesso citata quale simbolo del Gotico Internazionale. In essa tutta la ricerca di Gentile trova la massima espressione: in particolare il suo gusto per una pittura "tridimensionale" si esprime in un’attenzione esasperata alla ricerca volumetrica, nel tentativo di dare consistenza alla materia, con l'uso di puntinature, velature, lamine applicate, ecc. Tutto questo è messo in grande evidenza nel volume attraverso una serie di dettagli fotografici e di ricostruzioni grafiche mai realizzate prima. La morte colse Gentile ancora giovane a Roma, mentre era impegnato nella decorazione di San Giovanni in Laterano, su incarico di Papa Martino IV, e privò il Rinascimento italiano di un protagonista la cui genialità, pur se espressa in una direzione divergente da quella "classica" del ‘400 fiorentino, è paragonabile senza dubbio a quella di un Angelico o di un Masaccio.

EAN: 9788871795188
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#236127 Firenze
A cura di Andrea De Marchi. Coordinamento scientifico Carlo Sisi. Firenze, Mandragora per Cassa di Risparmio di Firenze 2016, cm.24x32,5 pp.320, numerose figure a colori nel testo, legatura editoriale cartonata, sopraccoperta figurata a colori. Nel 2013 Banca Cassa di Risparmio di Firenze e Ente Cassa di Risparmio di Firenze si sono date la mano per riprendere un discorso che era stato interrotto da tempo, la stampa di raffinati volumi dedicati alle chiese più importanti e ricche d'arte e di storia. Ai due volumi sulla Basilica della Santissima Annunziata, usciti nel 2013 e nel 2104, segue quest'anno il primo dei tre volumi che, con cadenza annuale, tratteggeranno il profilo del complesso di Santa Maria Novella, basilica e spazi del convento. Il primo volume, curato da Andrea De Marchi con la coordinazione di Carlo Sisi, ha chiamato a raccolta studiosi di livello per tracciare un profilo della chiesa dalla fondazione al tardogotico (il secondo avrà per oggetto quello dalla Trinità di Masaccio alla metà del Cinquecento, il terzo quello dalla ristrutturazione vasariana e granducale ad oggi). Santa Maria Novella rappresenta la risposta italiana all'arte gotica di Oltralpe, con un'architettura che alla spinta verticale accompagna l'attenzione alla spazialità e che annuncia già la rinascita del gusto per l'arte classica. La scarsità di documenti rende difficoltoso e appassionante posizionare correttamente i momenti della costruzione della nuova basilica sulla base della vecchia chiesa, per cui molti studiosi spingono verso l'ipotesi che il transetto abbia assolto durante il procedere dei lavori il ruolo di chiesa provvisoria.

EAN: 9788874612932
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Note: Sopraccoperta con strappetto, per il resto volume perfetto.
EUR 70.00
-45%
EUR 38.00
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#276464 Arte Saggi
A cura di Serena Romano e Damien Cerutti. Rona, Viella 2012, cm.17x24, pp. 352, ill., 33 tavv. col. f.t., brossura con copertina figurata a colori. Collana: Studi lombardi, 1. Gli artisti sono sempre girovaghi: si muovono in caccia di lavoro, richiamati da centri di potere, da committenti, da altri occasionali motivi. Quelli di cui si discute in questo libro però non vanno in giro per caso: partono da luoghi prestigiosi per andare a esportare formule e stili in luoghi e presso cerchie che in questo modo riconoscono l'eccellenza di artisti forestieri e il primato di altri centri di cultura, e vogliono appropriarsene o condividerli per il proprio prestigio. Entra qui in gioco il giudizio sull'intera arte cosiddetta lombarda in rapporto al "primato fiorentino nell'arte" postulato dal Vasari, per il quale nulla sembra animare la civiltà di una corte come quella viscontea, che fu in realtà superiore a qualsiasi altra nell'Italia del Trecento e all'altezza di quelle francesi, inglesi, boeme. Il punto cruciale è quello della percezione della differenza storica e sociale profonda della Lombardia e del Nord Italia rispetto alla Toscana e a Firenze, dall'età dei Comuni in avanti.

EAN: 9788883346972
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