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Campana dal vivo. Scritti e testimonianze sul poeta.

Author:
Curator: Presentazione di Mario Luzi. Prefazione di Rodolfo Ridolfi.
Publisher: FirenzeLibri Ed.
Date of publ.:
Details: cm.14,5x21, pp.332, brossura con bandelle, copertina figurata a colori. Fuori Collana.

Abstract: Testimonianze su Campana.A cura di Vincenzo CrescenteNel volume Campana dal vivo, Ladròn de Guevara raccoglie articoli e saggi dispersi non tanto per ricostruire una storia della critica campaniana ma per recuperare la "figura del poeta così com'era o almeno così come l'hanno visto coloro che l'hanno conosciuto". L'appassionato conoscitore del poeta di Marradi (numerose le sue pubblicazioni sull'argomento) non si limita a compilare una ricca antologia di testi (esauriente ed attenta nella scelta dei nomi e nella descrizione dei vari momenti della fortuna critica dell'autore), ma tesse una fitta trama di commenti alle testimonianze, avvalorandola e approfondendola con citazioni da lettere e dichiarazioni degli amici e di studiosi della vita e dell'opera del poeta. Così è possibile rileggere le pagine della prima recensione ai Canti Orfici, pubblicata da Bino Binazzi sul finire del 1914 (quando ancora, sottolinea Ladròn de Guevara, "la leggenda non è nata"), gli articoli di nomi illustri della critica letteraria italiana (Boine, Cecchi, De Robertis) accanto agli scritti di intellettuali oggi dimenticati (come Consiglio, Franchi, Toschi). Il volume si presenta infatti anche come affascinante riscoperta di interpreti della cultura del secolo scorso, oltre che di giornali e riviste che animavano l'ambiente letterario ed artistico dell'epoca. Tra gli altri contributi raccolti, non privi di originali ed illuminanti suggestioni sono quelli dei pittori Giovanni Costetti e Filippo De Pisis. Nella sua premessa, Ladròn de Guevara si sofferma sull'importanza del rapporto della poesia campaniana con la pittura: ricorda l'accostamento che Montale e Sereni hanno fatto tra Campana e De Chirico e nota l'omonimia (Torre rossa) di due opere coeve degli artisti (un testo poetico del primo e un quadro del secondo, entrambi del 1913). "Coincidenza? Certamente no: conoscenza reciproca dell'opera", commenta lo studioso. E nella sua prefazione, Rodolfo Ridolfi, Presidente del Centro Studi Campaniani "Enrico Consolini", osserva: "Il colore, la musica, l'arte materica sono palpabilmente presenti in Campana che li trasfigura in un simbolismo onirico ma nel contempo autenticamente vero". Ladròn raccoglie anche le testimonianze di Sibilla Aleramo, che ha vissuto con il poeta un "rapporto appassionato e violento" e che ricorda Campana nelle sue opere e nei suoi carteggi. La scrittrice tornerà più volte sulla figura del suo "Orfeo folle": lo studioso campaniano ne segue i passi, attento a cogliere "l'effetto dell'apparire e poi dell'offrirsi come autore: insomma la parusia fisica e poetica di Campana" (come sottolinea Mario Luzi nella presentazione al volume). Vibrante e commossa la lettera che Sibilla invia ad Angiolo Orvieto, chiedendogli aiuti concreti per il poeta amato (la lettera, pubblicata da Caterina Del Vivo sul "Vieusseux" del gennaio-aprile 1988, è qui riproposta a chiusura delle coinvolgenti pagine della scrittrice su Campana): "L'uomo ha trent'anni. L'errante, l'emigrante italiano, la manifestazione del nostro più violento, più sofferente, più libero genio. Che si ritrova italiano, nella più pura tradizione, fra le correnti mondiali. Credo lo saprete patire, e amare".

EAN: 9788876220296
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In appendice: Storia del teatro comunale di Bologna di Corrado Ricci. Bologna, FirenzeLibri Editore 1990, cm.14,5x21,5, pp.236, 40 ill. brossura cop.fig. Collana I Libri di Massimiliano Boni. Fuori Collana. Tutti sanno che la vita musicale a Bologna, alla fine del secolo scorso, fu assai ricca ed intensa. "Ricchezza ed intensità" che trovarono la loro massima espres-sione forse nella rappresentazione, tra polemiche e discussioni, ma con finale trionfo, di due opere di Riccardo Wagner, che, per la prima volta in Italia, furono date al Comunale di Bologna, ed esattamente il Lohengrin (1871) e il Tannhauser (1872). Senza dimenticare la musica italiana di maestri già noti, spesso, e famosi: Rossini, Bellini, Doninzetti ecc. E senza dimenticare i grandi del passato (La passione secondo Matteo di Bach). Pochi, invece, sanno che Alfonso Rubbiani fu appassionato cronista e fine interprete (anche se fatalmente discutibile in alcuni punti) di questa vita musicale. In questo volume si sono raccolte queste cronache ed interpretazioni che, oltre alla loro validità critica, fanno rivivere con passione e finezza appunto, la vita musicale di Bologna alla fine dell'Ottocento. Perché il Rubbiani non è stato solo attento, in queste sue cronache, alla esecuzione di grandi opere ma anche alla vita musicale tutta della città, come testimoniano le cronache da lui dedicate a La scuola musicale bolognese, al Liceo Rossini, e ad altre istituzioni o manifestazioni. Di vivo interesse può essere una bella cronaca dedicata ad una "esibizione" di Giovanni Strauss al Teatro Comunale di Bologna, oggi che tanto è stata rivalutata, anche da critici severi, la musica leggera di cui egli, come tutti sanno, fu maestro (Giovanni Strauss al Comunale di Bologna). In appendice viene ristampata la Storia del Teatro Comunale di Bologna di Corrado Ricci.

EAN: 9788876223525
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Bologna, FirenzeLibri Editore 1995, cm.14,5x21, pp.168, illustrazioni, brossura copertina figurata. Collana I Libri di Massimiliano Boni. Fuori Collana. Dopo il bel successo delle pagine dedicate a Bologna antica e moderna (Bologna sacra e profana), degli scritti dedicati all'Appennino bolognese (L'Appennino bolognese), delle cronache della vita musicale di Bologna alla fine dell' '800 (Giovanni Strauss al Comunale di Bologna ed altri scritti musicali), ritorna, con questo nuovo libro, il Rubbiani con altri scritti dedicati alla città a lui carissima. Nel libro una stupenda (l'aggettivo non è esagerato) rievocazione delle nozze di Bianca d'Este figlia del Duca di Ferrara, con Annibale Bentivoglio, figlio di Gio-vanni II Bentivoglio. Ancora nel libro un bel profilo di una singolare figura del '400 bolognese che fa pensare a un Giorgio La Pira di quel tempo. Fu anch'egli, difatti maestro in studi di legge, religiosissimo e partecipe coraggioso alla vita po-litica del suo tempo: Ludovico Bolognini. Segue la cronaca del recupero e del re-stauro di tre tombe dei più famosi glossatori dell'Università di Bologna: Accursio, Odofredo e Rolandino de' Romanzi. Ma il saggio più ampio è dedicato alla vita "materiale" (la sua costruzione) e alla vita spirituale (le assemblee che vi si tenevano) del palazzo di Re Enzo, dove vi sono anche pagine molto belle dedicate proprio a Enzo re, alla sua prigionia e alla sua morte, serenamente accettata e in pace con i cittadini bolognesi. Sempre in argomento "pietroso", vi è un ampio e bel profilo del palazzo dei Notai, anch'esso, un po' come il palazzo di re Enzo, casa o palazzo di grande rilievo nella vita di Bologna del passato. Da ultimo, anche se lo scritto non è forse del Rubbiani, un dottissimo saggio sul giuoco dei tarocchi a Bologna. Nel libro vi sono anche notizie curiose e "piacevoli" come quella riguardante il filosofo e scienziato Claudio Betti da Modena, il quale disturbato dal continuo suonare delle campane della Basilica di Santo Stefano, perse la pazienza e sparò, con una spingarda, contro di loro rompendo la grossa.

EAN: 9788876224614
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