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#101132 Firenze

Il palazzo NonFinito.

Autore:
Curatore: Con una nota di Alessandro Parronchi.
Editore: FirenzeLibri Editore.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.22x27, pp.250, 114 illustrazioni bn. nel testo in 64 tavole fuori testo legatura editoriale con sopraccoperta figurata. Collana I Libri di Massimiliano Boni. Il Numero e L'Immagine, Collezione di Studi sull'Arte Classica,2.

Abstract: Posto con il fronte principale su via del Proconsolo, ma con un notevole prospetto anche su borgo degli Albizi del quale determina la cantonata, il palazzo risulta eretto su committenza di Alessandro Strozzi (1592) sopra alcune case e torri dei Pazzi e di altre famiglie fiorentine, ed è in parte documentato nelle sue fasi costruttive da Filippo Baldinucci. A Bernardo Buontalenti (coadiuvato in seguito da Matteo Nigetti) si devono il piano terreno caratterizzato da bugne piatte, monumentali pilastri angolari, finestre su mensoloni e dai timpani spezzati, come pure il portone su borgo degli Albizi, costruiti tra il 1593 fino a circa il 1600. Attorno a questa data, per l'intromissione di Santi di Tito che avrebbe messo mano alla costruzione dello scalone a destra dell'atrio, ambedue gli architetti avrebbero abbandonato l'impresa. L'altissimo ingresso su via del Proconsolo è così da ricondurre, assieme ai piani superiori con lesene ioniche a ordine gigante, a Giovanni Battista Caccini, su disegni forniti da Vincenzo Scamozzi (1600-1612). Alla morte del Caccini la direzione del cantiere passò nuovamente al Nigetti, senza che tuttavia si potesse portare a compimento la fabbrica, sia nella sistemazione interna sia nel suo prospetto principale, fatto questo che determinò la denominazione corrente dell'edificio come 'nonfinito'. Dagli Strozzi la proprietà passò ai Guasti e nel 1814 al Regio Governo della Toscana che incaricò Pasquale Poccianti di adattare i locali per sistemarvi i portieri della Regia Dogana, i dipartimenti della Camera di Comunità e del Soprasindaco, e l'ufficio della Deputazione di Mendicità (nel 1850 vi si trovavano invece la Prefettura, l'Ufficio Stranieri e la Delegazione del Quartiere di San Giovanni). Passato dal 1865 al Regno d'Italia, nel periodo di Firenze Capitale (1865-1871) il palazzo fu individuato come sede del Consiglio di Stato, e interessato da lavori di consolidamento, restauro e decorazione di alcuni ambienti su progetto dell'architetto Francesco Mazzei con la direzione del cantiere affidata all'ingegner Nicola Nasi (cantiere attestato dal 1866 al 1871). Dal 1901 al 1911 fu utilizzato dagli uffici delle Poste e dei Telegrafi non essendo stata ancora costruita la sede di via Pellicceria, quindi nel 1917 occupato da uffici militari (con conseguenti lavori per l'accasermamento). Dopo essere stato concesso all'Università degli Studi di Firenze nel 1919, il palazzo venne individuato quale sede del Museo di Antropologia ed Etnologia, fondato da Paolo Mantegazza, qui trasferito nel 1924 e ufficialmente inaugurato nel 1932. Pochi anni dopo la facciata fu interessata da importanti restauri condotti tra il 1938 e il 1944 (diretti da Piero Sanpaolesi e caratterizzati sia dalla sostituzione di molte pietre sia dall'impiego sperimentale di fluosilicati per il loro consolidamento), e quindi attorno al 1948 e ancora tra la fine degli anni sessanta e i primi degli anni settanta (1967-1972 circa). Sulla facciata, dove è in prossimità della cantonata uno scudo con l'arme degli Strozzi riconducibile al Caccini, sono da segnalare le belle finestre buontalentiane, inginocchiate su mensoloni e con un mostro alato inserito nel timpano accartocciato. Si noti il differente disegno dei due portoni: quello su borgo degli Albizi del Buontalenti con pilastri sormontati da capitelli figurati, quello su via del Proconsolo, del Caccini, ad arco sormontato da un balcone. Lo scalone che si sviluppa a destra dell'atrio è, come già accennato, opera di Santi di Tito; il cortile, definito su due lati a squadra nel 1604, è riconducibile a Lodovico Cardi detto il Cigoli (gli altri due lati sono frutto del completamento in stile attuato dall'ingegner Nasi nel 1865-1866). In quest'ultimo ambiente è un busto di Paolo Mantegazza (fondatore del Museo di Antropologia) realizzato da Ettore Ximenes, il ricordo marmoreo di Nello Puccioni e il medaglione di Aldobrandino Mochi, che arricchirono con le proprie donazioni la raccolta. Da lamentare alcune scritte imbrattanti a vernice sulla cantonata di borgo degli Albizi. Il palazzo appare nell'elenco redatto nel 1901 dalla Direzione Generale delle Antichità e Belle Arti, quale edificio monumentale da considerare patrimonio artistico nazionale.

EAN: 9788876223617
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