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#125705 Arte Disegno

Le teste di Hans Richter. 1960-1965 Disegni pensieri poesie. Con 21 tavole in nero e a colori applicate. Allegato un biglietto augurale di Frieda Ricther con una tavola a colori applicata Richter, affascinato dal tema pittorico della testa umana, ha collocato nel suo repertorio i protagonisti dada (Hugo Ball, Arp, Schwitters, Max Ernst, Huelsenbeck, Tristan Tzara, Janco, Serner, Marcel Duchamp) mescolandoli con volti anonimi, vivacizzati talvolte da definizioni spiritose o scultoree.

Autore:
Curatore: A cura di Sergio Grandini.
Editore: Editore Stampatore Giulio Topi.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.24,5x28,5, tavole applicate in fogli sciolti. Astuccio in tela, contenete 25 quartini sciolti. Prima edizione di 500 copie numerate (First edition of 500 numbered copies), nostro esemplare 106/500.

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ndice: Péremessa - Introduzione - Dada zurighese 1915 - 1920 - Il Dada a New York. Dal 1915 al 1920 - Dada berlinese 1918 - 1923 - Il Dada di Hannover - Il Dada di Colonia - Il Dada a Parigi 1919 - 1922 - Post - Dada - Neo - Dada - Conclusione du Werner Haftmann - Traduzione dal tedesco di Maria Ludovica Fama Pampaloni. Milano, Mazzotta 1966, cm.15x21, pp.294, 113 illustrazioni bn. numerose a piena pagina, legatura editoriale con sopraccoperta figurata a colori. Collana Testimonianze,1.
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Introduzione traduzione e note a cura di Ovidio La Pera. Firenze, FirenzeLibri Ed. 2009, cm.13x20, pp.256, brossura Collana La Bautta, Lo Spirito delle Cose. Verso la fine del 1794, ancora nel mezzo della Rivoluzione, sebbene la sua qualità di nobile gli interdicesse il soggiorno a Parigi, L. C. de Saint-Martin, fu designato dal distretto di Amboise, in veste di allievo, a partecipare presso la Scuola Normale di Parigi ad un corso di formazione di istruttori per la propagazione dell’istruzione pubblica. Egli accettò questa missione, come ci fa sapere nella sua corrispondenza con l’amico Kirchberger, nella speranza di poter, con l’aiuto di Dio, in presenza di duemila uditori animati da ciò che egli chiamava spiritus mundi, impiegare utilmente il suo carattere di natura spirituale e combattere con successo il filosofismo materiale e antisociale dell’epoca. La scuola ebbe inizio alla fine di gennaio del 1795, diretta da Garat, professore di intendimento umano, e Saint-Martin ne fu poco soddisfatto fin dagli inizi; infatti nella corrispondenza con Kirchberger ci fa sapere “che essa non è ancora che lo spiritus mundi allo stato puro, e vedo chiaramente ciò che si nasconde sotto quel mantello…” Saint-Martin affrontò con coraggio il talento del professore, che con la sua oratoria brillante era in grado di abbagliare l’uditorio, e seguendo il suo invito, si addentrò nella materia, dando vivo impulso verso lo spiritualismo che, all’epoca, languiva nel pensiero francese, ricusando l’idea fondamentale di Condillac, che con la sua teoria riduceva l’intelletto alla sensazione. Il Dibattito non ebbe infine un seguito nelle sedute successive, forse anche perché il prof. Garat temeva di non poter prevalere di fronte alle argomentazioni di Saint-Martin, il quale in una lettera del marzo 1795 scrisse al suo amico Kirchberger: ”Sono stato un sasso, in piena assemblea, nei confronti di uno dei Golia della nostra Scuola normale, e si rise alle sue spalle, per quanto professore egli fosse”. Seguono alla “Controversia con Garat” altri due brevi scritti che sviluppano ulteriormente le tematiche trattate nei dibattiti tenuti presso la Scuola Normale di Parigi, e precisamente il “Saggio sui segni e sulle idee”, pubblicato nell’anno VII della Repubblica, (gennaio 1799), scritto da L. C. de Saint-Martin, non solo per esporre il suo punto di vista sulla questione avanzata dall’Istituto Nazionale di Francia: “Determinare l’influenza dei segni sulla formazione delle idee”, ma anche per dare un seguito ai dibattiti avuti con il Prof. Garat. A questo scritto ne segue poi un secondo, e cioè il “Quaderno di metafisica”, redatto dall’autore vero il 1800 ed in cui, dopo aver esposto il suo pensiero su vari temi d’ordine metafisico, alla fine, in un apposito capitolo, affronta nuovamente l’argomento trattato nel “Saggio”, muovendo questa volta alcune osservazioni per confutare i principi dell’amico de Gérando, ma in modi molto garbati pur nella loro fermezza, intercalati però anche a molti apprezzamenti.

EAN: 9788876220715
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Stato, capitale, architettura. A cura di Chiara Devoti. Firenze, Olschki Ed. 2021, cm 17 x 24, 566 pp. con 16 tavv. a col., brossura Centro Studi delle Residenze Reali Sabaude. La civiltà delle corti,5. Il volume raccoglie una serie di saggi, e un ricco apparato iconografico, che mirano a porre nel giusto rilievo l’apporto della duchessa Maria Giovanna Battista di Savoia-Nemours, seconda Madama Reale (vedova di Carlo Emanuele II), nella costruzione dello Stato, troppo di frequente relegato in secondo piano per le situazioni della reggenza, della femminilità e della rilevanza, anche a livello internazionale, dell’erede e successore Vittorio Amedeo II. A quell’epoca il Ducato di Savoia (a sua volta ancora ampiamente connotato dalle ripartizioni territoriali, amministrative e culturali) si preparava a una riorganizzazione completa che avrebbe condotto al passaggio a regno (prima di Sicilia e quindi rapidamente di Sardegna), avvenuto in effetti sotto il governo del figlio. Sfidando la fama oscura che nel corso dell’Ottocento è stata legata alle reggenti sabaude, e senza limitare l’indagine al già fecondo settore della ricostruzione di figure femminili esemplari, i saggi si prefiggono di documentare, con esteso ricorso a materiale d’archivio, l’accorta gestione, lo spirito imprenditoriale, l’ampiezza di commesse e financo la revisione patrimoniale operata da Maria Giovanna Battista, certo al centro anche di feste e celebrazioni, ma innanzitutto amministratrice capace della capitale, Torino, come dei territori affidati ed ella stessa effigie dello Stato.

EAN: 9788822267764
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