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#131757 Arte Pittura

Beato Angelico e Benozzo Gozzoli. Artisti del Rinascimento a Perugia. Itinerari d'arte in Umbria.

Curatore: A cura di Vittoria Garibaldi.
Editore: Silvana Ed.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.23x28, pp.151, numerose illustrazioni bn.e a colori nel testo, brossura con copertina figurata a colori.

Abstract: I restauri da poco conclusi del polittico Guidalotti del Beato Angelico e della pala della Sapienza Nuova di Benozzo Gozzoli hanno restituito nella loro cromia originaria due fra i più importanti documenti della pittura del Rinascimento perugino, realizzate da maestri che si erano formati in terra toscana, in un'epoca di grande fioritura e di vera e propria rivoluzione delle arti figurative. Due dipinti legati fra loro dal nome dei Guidalotti, una delle più potenti e autorevoli famiglie guelfe della Perugia del XV secolo, che con tutta probabilità attraverso Elisabetta, donna di grande personalità e amministratrice del patrimonio familiare, commissionarono al frate di Fiesole il polittico per la cappella di famiglia nella chiesa di San Domenico a Perugia e forse rivestirono un certo ruolo nell'affidamento al Gozzoli della pala per il collegio della Sapienza Nuova, voluto dal vescovo Benedetto Guidalotti nel terzo decennio del Quattrocento per ospitare gli studenti forestieri che frequentavano l'Università cittadina. La mostra organizzata a conclusione dell'importante lavoro di ripristino del primitivo aspetto dei due dipinti – che, fra l'altro, ha permesso di ricomporre anche la predella della pala dell'Angelico con i due pannelli conservati alla Pinacoteca Vaticana sin dal secolo scorso – è stata l'occasione per riunire, dopo oltre cinquecento anni, il maestro e l'allievo, consentendoci anche di percorrere, insieme a loro, quelle terre dell'Umbria dove essi lavorarono, alla riscoperta dei tesori nascosti in un territorio di recente duramente provato.

EAN: 9788882151379
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#230899 Arte Pittura
Presentazione di Stefano Zuffi. Bibliografia, biografia. Saggio di Cesare Brandi. Roma, Electa per Gruppo Editoriale L'Espresso 2006, cm.25x29, pp.317,(1), numerose illustrazioni e tavole a colori nel testo , legatura editoriale cartonata, copertina figurata a colori. Collana Grandi Monografie,9. Collana Diretta da Stefano Zuffi. Giù, nella piana attraversata dall'Arno, Firenze cresce di giorno in giorno, ma fra i colli del Mugello il tempo passa più lento. E' il tempo semplice della natura, il ritmo scandito della campagna e di chi la lavora. Verso il 1275 il figlio di Bondone, un contadino di Colle di Vespignano, ancora bambino, pascola un piccolo gregge. Per ingannare le ore, ritrae le pecore sui massi sparsi nei campi. Diretto a Bologna, maestro Cimabue, il più famoso pittore del tempo, nota i disegni del pastorello e ne resta folgorato. Tra la fiaba e la storia, inizia così la leggenda di un artista che rivoluzionerà il corso della storia della pittura, ma di cui non conosciamo il vero nome: forse Biagio, forse Ambrogio. Rispondendo a Cimabue, il pastorello si limita al soprannome: "son chiamato Giotto". La chiarezza, la verità e la semplicità del discorso diretto sono le armi fondamentali della pittura giottesca: su queste caratteristiche si basa una radicale rivoluzione "linguistica", perfettamente concepita dai contemporanei. L'arte di Giotto non parla più in "greco", ma in "latino", vale a dire un linguaggio espressivo occidentale, realistico, popolare, diretto. Il "latino" di Giotto è una lingua "classica", destinata a trovare subito una clamorosa diffusione. In questo senso, Giotto può davvero essere considerato il fondatore della pittura italiana.
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