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Pirandello e Napoli.

Autore:
Curatore: Napoli, 29 novembre-2 dicembre 2000. A cura di Gianvito Resta.
Editore: Salerno Editrice.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.15,5x23,5, pp.528, brossura con sopracop.fig. Collana Studi e Saggi,24.

Abstract: Tema ancora inesplorato o indagato solo tangenzialmente, il rapporto fra Pirandello e Napoli riveste un ruolo tutt’altro che secondario nel quadro dell’attività artistica dell’Autore, e, proprio per la molteplicità degli sparsi addentellati, esso appariva da tempo suscettibile di studi specifici. A questo scopo, illustri studiosi di letteratura, teatro, cinema, musica si sono dati convegno a Napoli, dal 29 novembre al 2 dicembre 2000, per approfondire questa tematica nel corso di intense giornate di studio, i cui Atti sono ora raccolti nel presente volume.Risultano insospettabilmente numerosi, nei testi pirandelliani, i riferimenti diretti o indiretti a Napoli e alla sua cultura. Essi appaiono ben presenti nei Quaderni di Serafino Gubbio e non ne è privo Il fu Mattia Pascal, mentre ne sono toccati, in maggiore o minore misura, I vecchi e i giovani, La balia, L’abito nuovo; Questa sera si recita a soggetto e numerosi altri testi. Ma quel che emerge, in particolare, è la connessione tra Pirandello e la cultura napoletana: da un lato, infatti, egli collaborò a vari periodici locali, allestì lo scenario dell’Abito nuovo per Eduardo De Filippo, polemizzò con Croce, parlò di De Sanctis, De Meis, Bracco, Lauria, Serao, ecc.; dall’altro, Peppino De Filippo rappresentò una commedia tratta da Amicissimi e ridusse in napoletano Lumie di Sicilia e Liolà; Eduardo fece lo stesso con Il berretto a sonagli; i due, insieme con la sorella Titina, rappresentarono nel ’37 L’abito nuovo; Totò, da parte sua, interpretò La patente e L’uomo, la bestia e la virtù. A tali episodi va aggiunto il successo tributato dalla rappresentazione a Napoli della Birritta e della Vilanza, e due eventi importanti come la prima di Trovarsi al Teatro dei Fiorentini nel ’32 e la prima di Liolà al San Carlo nel ’35.Il volume risulta dunque di grande interesse, anche per il notevole spessore critico dei vari interventi, e contribuisce tanto a illuminare aspetti inediti o poco noti dell’attività di Pirandello quanto a conoscere meglio la stessa vita culturale napoletana del primo Novecento.

EAN: 9788884023742
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Torino, 17/19-6-1985. Ministero per i Beni Culturali e Ambientali. Roma, Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato- Archivi di Stato 1986, cm.17x24, pp.362, num.figg.bn.nt. brossura sopracop. Collana Pubblicazioni degli Archivi di Stato, Saggi,5.
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Roma, 23-30 novembre 1969. Roma, Accademia Naz.dei Lincei 1972, cm.17,5x26, pp.876, 2 tavv.ft, 2 tabb.pieg.1 carta geogr. pieg brossura Collana Problemi Attuali di Scienza e di Cultura,169.
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EAN: 9788884021076
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#2752 Filosofia
Roma, 19-22/5/1982. Roma, Accademia Nazionale dei Lincei 1984, cm.18x27, pp.370, 48 tavv.bn.ft. brossura Collana Atti dei Convegni Lincei,63. Intonso.

EAN: 9788821800771
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Traduz.di Clara Schlick. Seconda edizione italiana. Milano, Feltrinelli 1963, cm.13x20, pp.246, legatura editoriale cartonata, sopraccoperta. Collana I Narratori,25. Giunto al suo trentesimo anno, il protagonista del racconto che dà il titolo a questo libro avverte che sta entrando in una zona della vita dove i nomi si scollano dalle cose, le cose vagano sospese, la spinta a muoversi si arresta per un lungo momento. Qualcosa di simile è sottinteso nella nascita di questo libro: dopo aver sbalordito con la precoce perfezione e felicità delle sue liriche, Ingeborg Bachmann sembrò ritrarsi, dopo i trent'anni, in un suo nuovo regno della prosa, che qui si manifesta per la prima volta (1961). Ed è un mondo doloroso, ambiguo, investito da onde di delirio. Ma soprattutto è un mondo dove nulla viene lasciato nella cornice dei suoi significati prestabiliti. Qui sui fatti, sulle minuzie di un processo o su un grandioso sentimento, si posa uno sguardo ardente e lucido, come se tutto ciò che esiste venisse messo alla prova di un'altra possibilità, forse quella a cui Musil alludeva chiamandola "l'altro stato". Letti oggi, questi racconti rivelano con nettezza certi caratteri che sfuggivano ai primi lettori ammirati. Innanzitutto l'agilità e trasparenza della lingua, che rimanda a "una sorta di dolcezza austriaca", quel clima in cui la Bachmann stessa riconosceva la sua unica affinità con Rilke. Poi la sicurezza nello sfuggire alle innumerevoli stoltezze che donne e uomini si raccontano sui loro rapporti. Infine la capacità di lasciar trasparire, dietro ogni vicenda, l'ombra di una "partenza verso l'assoluto".
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