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Le maioliche romagnole marchigiane toscane. Le maioliche italiane del XVIII secolo.

Autore:
Curatore: Estratti da Saul Levy, Maioliche settecentesche, Milano, Gorlich 1962.
Editore: Gorlich Editore.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.24,5x34,5, pp. 31-45, 144 tavv. in bn.e a col.ft., legatura ed.in tutta tela, titoli in oro al dorso, sovraccop.fig.a col. Ottimo esempl.

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Estratto dall'Opera Maioliche Settecentesche. Novara, Istituto Geografico De Agostini Serie Gorlich 1980, cm.24,5x35, pp.7, 95 tavv.bn.e 13 a col.ft. legatura editoriale con sopraccoperta figurata a colori. Serie Gorlich.
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Estratto dall'Opera "Maioliche Settecentesche". Roma, Istituto Geografico De Agostini 1980, cm.24,5x35, pp.9, 101 tavv.bn.e 19 a col.ft. legatura editoriale con sopraccoperta figurata. Serie Gorlich.
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Testo con note di Giuseppe Morazzoni. Novara, Istituto Geografico De Agostini 1996, cm.22,5x29,5, primo volume:pp.32, 366 tavv.bn. e 81 tavv.a col. legature editoriali in tutta tela,sopracc.figg.a col. Collana Mobili Regionali Italiani. Ristampa della prima edizione (Milano, Görlich, 1972). 9788841536780 9788841536766
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Estratto dall'Opera "Maioliche Settecentesche". Roma, Istituto Geografico De Agostini 1980, cm.24,5x35, pp.9, 101 tavole bn.e 19 a colori fuori testo, legatura editoriale con sopraccoperta figurata. Serie Gorlich.
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Museo Nacioanal de Bellas Artes Buenos Aires. 15 Noviemnbre-18 Diciembre 1994. Centro Affari e Promozioni de Arezzo 1994, cm.22x24, pp.332, num.figg.bn.e a col.nt. brossura con sopraccop.fig.a col.
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Edizione ricorretta e ripurgata da molti errori corsi nelle passate edizioni. Venezia, Presso Antorio Rosa 1820, cm.10,5x19, pp.336, legatura cartonata abbastanza recente. Segni di restauro al frontespizio, porzione di copertine originali mantenute internamente.
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Roma, La Repubblica su licenza Feltrinelli 2019, cm.13x20, pp.174, brossura con bandelle e copertina figurata a colori. “Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula semplicissima, ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi e i ferocissimi Ungari. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Li ho cercati nelle loro abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una ‘regola’ più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei loro padri: quelle nere tonache monacali ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra ‘lavorata’, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Un paradiso che è insensato blindare con reticolati. Da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa formidabile spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto è conscia l’Italia di questa sua centralità se, per la prima volta dopo secoli, lascia in macerie le terre pastorali da dove venne il segno della rinascita di un intero continente? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?” All’urgenza di questi interrogativi Paolo Rumiz cerca una risposta nei fortini dove resistono i valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore. I guardiani dell’arca costituisce, insieme al canto epico Evropa (che uscirà per Feltrinelli nel 2020 in Italia, e simultaneamente in molti altri paesi europei), un dittico dedicato all’Europa, alle sue origini, al suo futuro.
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