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Poesie inedite 1934-1946.

Autore:
Curatore: Prefazioni di Giovanni Spadolini e Rita Levi Montalcini.
Editore: Carlo Mancosu Editore.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.15,5x25, pp.158, 43 diss.in bn.nt. opera dell'Artista, legatura ed.cartonata, sovraccop.fig.a col.

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Torino, Einaudi Ed. 1956, cm.16x21, pp.306, brossura con copertina figurata a colori. Coll. Saggi,207. Prima edizione.
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Note: Mancata sopraccoperta
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Con una presentazione dell'Autore. Torino, Einaudi Ed. 1972,1966 cm.12x18, pp.X,235, legatura editoriale in tutta tela, con sopraccoperta figurata. Collana N.U.E.,35.
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Note: Minime imperfezioni alla sovraccoperta.
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Prefazione di Marziano Guglielminetti. A cura di Maria Pagliara. Roma, Donzelli Ed. 2002, cm.15,5x21, pp.280, brossura con copertina fdig. a colori con bandelle. Collana Saggi. Arti e Lettere. La memoria è la sostanza stessa della scrittura di Carlo Levi, la linfa vitale che la irrora. Ma se in altri luoghi della sua opera il lavorio del ricordo conserva una dimensione implicita, facendo da trama sotterranea dell’operazione letteraria, esso diviene – in questi scritti autobiografici, per la prima volta raccolti e presentati in volume – il filo conduttore, il bandolo stesso di un pensiero in cui il passato non è mai disgiunto dal presente. Sia che si affollino e si riversino i ricordi degli affetti familiari, spesso legati a un’infanzia quasi mitica, sia che l’attenzione si rivolga ai luoghi – Torino, Alassio, la Lucania – o alle persone che ne costituiscono l’essenza, la memoria lavora qui direttamente a costruire la scrittura. Questo uso assai moderno, quasi consapevolmente psicoanalitico, del potere evocativo della parola scritta, trova la sua massima applicazione in un oggetto collettivo che diviene il protagonista corale, il simbolo stesso della memoria leviana. I contadini di Levi sono emblema e coscienza di un mondo ormai scomparso. Il recupero di quel mondo, attraverso il filo del ricordo, serve come arma di difesa dei valori e dell’interiorità dell’uomo, contro la minaccia dei miti collettivi di nuovi eroi, spesso ridotti a idoli di se stessi.

EAN: 9788879897457
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Torino, Einaudi 1962, cm.16x21,5, pp.228, legatura editoriale in tutta tela. Collana Saggi,55.
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Sulla fine dell'anarchico Pinelli. Torino, Einaudi 1974, cm.12x19, pp.118, brossura co.fig.a col. Collana Nuovi Coralli,70. Nel 1921 un emigrante italiano, anarchico, 'volò» da una finestra del palazzo della polizia di New York. Dopo perizie e controperizie, inchieste e controinchieste, sostenute da un vasto movimento di opinione pubblica, emerse che l'anarchico non si era suicidato, ma era stato assassinato dai poliziotti nel corso degli interrogatori. E' questo l'episodio da cui prende avvio il testo teatrale che qui presentiamo. Il richiamo alla fine di Pinelli e alle varie fasi della 'strage di Stato» era chiaro: a metà fra la cronaca e la discussione politica, lo spettacolo o' replicato centinaia di volte, a partire dal dicembre 1970 - venne presto ad assumere un importante ruolo di controinformazione, pur senza perdere nulla della sua vivacità scenica. Dario Fo e il Collettivo Teatrale La Comune hanno infatti scelto la chiave del paradossale e del grottesco, puntando sulle contraddizioni degli atti istruttori e delle dichiarazioni ufficiali. I congegni della farsa sono stati così messi a servizio di una coraggiosa lotta politica che ha colpito nel segno: non per nulla questo testo ha segnato l'inizio di una repressione del lavoro di Fo e del gruppo, che è tuttora in atto.
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