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«Ne' miei dolci studi m'acqueto». La collezione di storia delle scienze di Carlo Viganò.

Autore:
Editore: Olschki Ed.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm 15 x 21, xx-98 pp. con 16 tavv. b.n f.t., brossura Piccola Biblioteca Umanistica,3.

Abstract: Collezione improntata alla storia della scienza, la raccolta Viganò – caso quasi unico nel panorama del collezionismo privato italiano – è depositata presso la sede bresciana dell’Università Cattolica per volontà del suo proprietario, l’ingegnere e imprenditore Carlo Viganò (1904-1974), che la donò nel 1971 alla neonata Facoltà di Scienze Matematiche e Fisiche con l’intento che «possa essere messa a disposizione degli studiosi ad incremento degli studi sulla storia delle scienze». Sui palchetti della propria libraria l’Ing. Viganò seppe negli anni raccogliere, grazie ad acquisti mirati sul mercato antiquario, circa diecimila volumi inerenti le più disparate discipline scientifiche, dall’astronomia rinascimentale all’idraulica, dai trattati di abaco alla meccanica. La collezione comprende un nucleo circoscritto di una sessantina di manoscritti, tra i quali un volgarizzamento quattrocentesco di Euclide, e una sorprendente serie di edizioni quattro-cinquecentesche. Il valore aggiunto della collezione è però un altro, come emerge dalle carte private. Viganò non fu affatto un vacuo bibliofilo, ma un collezionista-studioso, che col progredire degli anni divenne uno stimato conoscitore della disciplina, tanto da soccorrere nella ricerca parecchi studiosi di mestiere. .

EAN: 9788822267078
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Fra cultura umanistica ed editoria popolare (1489-1500). Firenze, Olschki Ed. 2018, cm 17 x 24, xxxii-508 pp. con 62 figg. n.t., brossura Biblioteca di bibliografia. Documents and Studies in Book and Library History,208. «Stampata ne la inclyta cita de Brixia in casa del venerabile d. preto Baptista da Farfengo». Chi è questo Battista Farfengo che, come altri sacerdoti, fu tentato dall’avventura imprenditoriale dell’ars artificialiter scribendi? Editore, titolare di officina o davvero valente tipografo, come vuole accreditarsi con i suoi colophones nei quali si professa solertissimo interprete dell’arte tipografica? In una dozzina d’anni, fra il 1489 e il 1500, dai suoi torchi usciranno oltre cinquanta edizioni, oggi di straordinaria rarità. Quelli del Farfengo, sin dagli esordi, sono libri che, soprattutto in ragione dell’avveduta scelta linguistica a favore del volgare, vanno in mano a tutti. Uomini e donne che la produzione libraria bresciana trascurava, costringendoli a guardare altrove per soddisfare necessità professionali o semplice desiderio di amena lettura: novellistica, letteratura d’evasione, titoli d’edificazione morale e di divulgazione scientifica. Quel genere di produzione cui bene si adatta la categoria, per quanto ambigua, di letteratura popolare. Chi ebbe modo di acquistare e conservare le edizioni Farfengo nell’arco di cinque secoli? La risposta, celata nelle note di possesso e tracce di lettura tràdite da centinaia di esemplari, è per certi versi sorprendente.

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