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Arcipelago.

Autore:
Curatore: Traduz.di Cristina Rognoni.
Editore: Guida Editori.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.14x23, pp.88, brossura, cop.muta, sovraccop.fig. Stato di nuovo. Collana Il Bianco e il Blu,14.

EAN: 9788878351936
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#147901 Regione Toscana
Pisa, Ediz.ETS 2001, cm.17x24, pp.160, brossura cop.fig. È ben noto come le previsioni di un qualsiasi piano urbanistico, in tema di localizzazioni di attività e funzioni nello spazio urbano, non sempre, in sede attuativa, trovino perfetta corrispondenza. Ciò consegue principalmente dalla mancanza di una chiara comprensione del rapporto che intercorre tra qualità di un luogo urbano e insieme dei fattori che motivano in concreto la presenza di quelle attività nello stesso luogo. Ad obiettivo principale della ricerca è stata proprio assunta l’analisi di tale rapporto. A tal fine, una volta accertata la rilevanza degli effetti prodotti dal fenomeno centralità sui fattori di localizzazione in genere, si è ritenuto che un apprezzamento significativo di quella qualità potesse condursi attraverso la stima analitica del livello di centralità dei luoghi coinvolti, livello che è stato quindi assunto a variabile strategica del processo che alimenta la gran parte delle scelte localizzative all’interno dello spazio urbano. E tale stima è stata positivamente condotta facendo ricorso alle tecniche di analisi caratteristiche della teoria Space Syntax, tecniche che sono state pure oggetto di integrazione al fine di renderle le più calzanti rispetto alle specificità dei fatti indagati. Il centro storico della città di Volterra ha costituito l’interessante supporto delle numerose sperimentazioni effettuate, sperimentazioni che si sono tutte risolte nella costruzione di modelli simbolici, ad elevatissimo grado di significatività, interpretativi del suddetto rapporto. Può concludersi pertanto che la metodologia messa a punto consente l’individuazione di efficaci strumenti di analisi, sia ai fini interpretativi che di planning, dei modi in cui si realizza, o dovrà in concreto realizzarsi, la distribuzione delle destinazioni d’uso all’interno dello spazio urbano.

EAN: 9788846704955
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Rivista "Il Ponte" monografico, numero doppio. Firenze, La Nuova Italia Ed. 1973, cm.15x22, pp.314, con alcune tavv.bn.ft. brossura sopraccop.fig.
Usato, molto buono
Note: Tracce d'uso.
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Terza edizione. Prefaz.di Silvio Garattini. Roma, Il Pensiero Scientifico Ed. 1994, cm.17x24, pp.XXVIII,695, brossura cop.fig.a col.

EAN: 9788870025767
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Ultima copia
#307514 Arte Saggi
Numero monografico della rivista: Livorno cruciale. Quadrimestrale di Arte e Cultura, Numero 3. Pisa, ETS 2010, cm.17x24, pp.96 ill.a colori. brossura copertina figurata a colori. Antonio Antony de Witt, coltissimo portavoce del dibattito europeo relativo agli scambi tra Oriente e Occidente, in un articolo del 1936, dal titolo Italia e Cina nell’arte, si soffermava sulle note indagini berensoniane riguardo all'orientalismo di certi trecenteschi e quattrocenteschi toscani, in particolare senesi, concludendo: «Quel che conta (...) è il poter riconoscere un'affinità d'elevata natura spirituale tra certe posizioni dell'intendimento artistico senese e l'altro di alcuni popoli d'Oriente, una spiccata raffinatezza in entrambi di facoltà diciamo trascendentali e una congrua dotazione di mezzi acconci a tradurle nella rappresentazione artistica». Ed è proprio de Witt che elencava le prerogative comuni tanto ai Senesi quanto agli artisti dell'Estremo Oriente, quali «il disegno immaginativo» e «una coloritura tutt'altro che grassa e corposa, sibbene piatta», fino a citare certe dichiarazioni di Emilio Cecchi riguardo all’affinità del cromatismo di Pietro Lorenzetti con le lacche cinesi. Il tema dell'oriente, scelto come tema monografico di questo numero della rivista, trova quindi un suo fondamento in un programma di rivisitazione critica di un fenomeno figurativo nelle sue tangenze con la cultura artistica del Novecento italiano e segnatamente toscano. Un collezionista di libri aveva ingaggiato lo scrittore americano Henry Miller affinchè scrivesse in cambio di cento dollari al mese racconti erotici; l'autore del Tropico del Capricorno aveva accettato, ma poi aveva passato la commissione alla sua amica Anaïs. "Così - racconta la Nin - incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta". Il ricco collezionista, ricevuti i primi testi, raccomandò meno poesia e più dettagli specifici sul sesso. La Nin rispose a tale invito con una lettera che illumina ancora oggi sulle modalità con cui affrontare i temi dell'erotismo: "Il sesso - scrive Anaïs - perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l'intensità (...). Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni". E ancora: "Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute!". E come la giovane modista di Parigi, quella Matilde descritta in un racconto della Nin, anche la modella della copertina di questo numero si guarda allo specchio in un sottile gioco erotico dove compiacimento e provocazione si mescolano indissolubilmente. Tra l'altro la nostra scrittrice affermava giustamente che scrivere di sesso era diventata una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza e, se vogliamo, la pittura di Vittorio Corcos, mirabilmente analizzata nel saggio di Francesca Cagianelli, non indica proprio questo cammino?
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