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#310604 Storia Antica

Scipione l'Africano. L'invincibile che rese grande Roma.

Autore:
Editore: Salerno Ed.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.16x24, pp.356, brossura con copertina figurata a colori. Collana Profili,74.

Abstract: Ultor patriaeque domusque, «vendicatore e della patria e della famiglia»: così il poeta Silio Italico definisce Publio Cornelio Scipione, testimone della peggiore disfatta della storia militare romana, che raccolse l’eredità del padre ucciso in battaglia e dedicò la vita a rovesciare le sorti della «guerra annibalica», la seconda guerra punica, titanico scontro di potenze per il predominio sul Mediterraneo antico. Scipione riuscì a ottenere il comando militare in Spagna pur essendo ancora giovane e inesperto; diede prova di eccezionali qualità militari, concludendo in quattro anni una campagna difficile; riuscì poi a imporre la propria strategia, portando la guerra in Africa e costringendo il governo di Cartagine a richiamare in patria Annibale. La patria non gli dimostrò la riconoscenza che meritava. Cosa che rende ancora più interessante il suo personaggio: perché Scipione visse sul confine tra due mondi, anticipando con la sua ambizione e il suo carattere sia la crisi del vecchio sia molti aspetti peculiari del nuovo. Da un lato, infatti, resisteva ancora la res publica arcaica, dove ogni deviazione dal rigido costume degli antichi era considerata con sospetto; dall’altro si apriva l’orizzonte del dominio imperiale sul Mediterraneo, ingentilito dalla cultura ellenistica, raffinato e cosmopolita, ricolmo di ricchezze materiali e spirituali come il forziere di un tesoro. Da comandante militare fu capace di offrire alla patria la possibilità di conquistare quell’orizzonte; da politico troppo moderno per i suoi tempi venne sconfitto e costretto a ritirarsi dalla vita pubblica senza raccogliere i frutti della vittoria.

EAN: 9788869732348
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Scritti di V.Viale, M.Bernardi, N.Carboneri, M.Viale Ferrero. Torino, 22/6-10/10/1963. Torino, 1963, cm.17x23, pp.XIX,20,87,56, 334 tavv.in bn.e a col.ft., brossura, copertina figurata.
Usato, molto buono
Note: Ex libris del prof. Giuliano Ercoli.
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San Giovanni Valdarno, Pieve di San Giovanni Battista, 29 novembre 2003 - 14 marzo 2004. A cura di Marco Bini, Emma Mandelli. Firenze, Edifir 2003, cm.21x28, pp. 144, illustrazioni e tavole a colori numerose nel testo , brossura con con sopraccoperta figurata a colori. Questo volume è il catalogo della mostra incentrata sulle opere architettoniche di Arnolfo di Cambio e sulla grande influenza da lui esercitata sui costruttori e sugli architeti successivi. Della vita di Arnolfo di Cambio sappiamo che fu allievo di Nicola Pisano del quale proseguì la linea classicista. Tra le prime opere certe del maestro abbiamo la Tomba di Adriano V a Viterbo e il Monumento Annibbaldi a Roma in San Giovanni in Laterano che eseguì tra il 1276 e il 1277, di cui non restano che pochi avanzi, tra i quali il frammento con Processione di chierici, nel quale le figure sono di staccate e isolate su uno sfondo lavorato a mosaico secondo la tecnica dei marmorari romani cosmati. Figure isolate sono anche quelle del Presepio dell'Oratorio di Santa Maria maggiore a Roma; eseguì sempre a Roma la statua di Carlo d'Angio in trono che si trova nei musei Capitolini di Roma di una monumentalità prettamente classica. Nel 1282 circa e seguì il Monumento del cardinale de Braye nella chiesa di San Domenico a Orvieto. Nel 1285 eseguì il ciborio di San Paolo fuori le mura, per il quale si avvalse della collaborazione di Pietro di Oderisio. Propose in quest'opera uno schema architettonico di linea gotica ornato da motivi decorativi e plastici classico-cosmateschi. Realizzò inoltre il ciborio per la Chiesa di Santa Cecilia in Trastevere caratterizzato da figure più massicce che risaltano sulle superfici policrome dello sfondo. Nel 1296 Arnolfo viene chiamato a Firenze, dove per la facciata del Duomo è esegue molte sculture, parecchie delle quali oggi rimosse. Ci restano: la Natività al museo dell'opera del Duomo, la Dormitio Virgis oggi ai musei di Berlino, e la Madonna in trono. Una delle ultime opere di Arnolfo di Cambio fu il Monumento funerario di Bonifacio VIII del quale ci restano solo alcune parti nelle grotte vaticane, tra le quali la statua della pontefice giacente.

EAN: 9788879701891
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#139318 Arte Scultura
Cento,Castello della Rocca,23 settembre- 22 ottobre 2006. A cura di Nadia Bosi, Graziano Campanini. Fotografie di Luciano Bovina. Milano, Skira Ed. 2006, cm.24x28, pp.135, num.ill.e tavv.bn.e col.nt. brossura con bandelle, cop.fig.a col.

EAN: 9788861300224
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Traduzione di Riccardo De Benedetti. Prefazione di Helene Vedrine. Milano, Medusa 2019, cm.12x15, pp.132, brossura con bandelle. Collana Le Api,58. A un certo punto della sua vita Alfred Jarry s'identificò col suo personaggio più celebre: Ubu roi. Prevedibile. Eppure il dileggio, il sarcasmo, l'assurdo da lui rappresentato emergono da un sottofondo immaginativo e iconografico insospettabile le immagini della tradizione popolare, impresse sulle xilografie sacre distribuite nelle fiere e nei luoghi di raduno del popolo minuto. Nella rivista "L'Ymagier", fondata e condotta con l'amico Rémy de Gourmont proprio negli anni in cui nasceva Ubu roi, il grande anticipatore del surrealismo e di dada legge con partecipazione e pietà queste sacre immagini, consegnando al lettore un'insospettabile sensibilità visiva e religiosa. Il profondo palinsesto iconografico e testuale a cui danno espressione viene riportato alla superficie in modo che il lettore colga ciò che unisce, per esempio, Albrecht Dürer e le immagini della pietà popolare, e ne colga il sostrato teologico al quale attingono. Il precoce tentativo, mentre assieme al primo numero del "L'Ymagier" vedeva la luce anche il primo libro di Jarry, Les Minutes de Sable Mémorial (1894) ? dove la clessidra si trasfigura nella Y che dà il marchio dell'originalità anche all'ortografia del titolo imposto alla rivista ?, ci dà una singolare tavola "iconologica" dove testo e immagine si trovano in osmosi continua e mostrano un modo tutto nuovo di immaginare l'arte, come rileva nel saggio finale Hélène Védrine.

EAN: 9788876984587
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