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La Geste de Guillaume Fièrebrace et de Rainouart au Tinel d'après les poèmes des XII et XIII siècles.

Autore:
Editore: de Boccard.
Data di pubbl.:
Lingua: Francese
Dettagli: cm.13x16, pp.156, brossura, sopraccoperta rimboccata, figurata a colori, Collana Poèmes et Récits de la Vieille France,6. Ediz. francese.

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#175525 Biografie
Paris, Librairie Honoré Champion 1911, cm.14x22,7, pp.XVI,294, brossura

Lingua: Francese
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A cura di Veleria Della Valle, Giovanna Frosini, Paola Manni, Luca Serianni. Roma, Salerno Ed. 2010, 2 volumi. cm.17x24, pp.XIV-VI,1206, 19 tavole fuori testo, legature editoriali sopracoperte figurate. Collana Studi e Saggi,XII. Il presente volume costituisce l'ideale continuazione dei Saggi di linguistica e filologia italiana e romanza (1946-1976), apparsi nel 1980. Si riparte dal 1976 per arrivare fino agli estremi contributi prodotti dall'autore. I saggi qui raccolti rappresentano quasi un trentennio di studi di Arrigo Castellani (1920-2004), uno dei maggiori linguisti italiani del Novecento, che negli ultimi anni di vita ha progettato personalmente l'opera, ora pubblicata per le cure di quattro suoi allievi. Si ritrovano in queste pagine alcuni saggi meritamente noti, che hanno segnato un punto fermo per la storia degli studi oppure hanno proposto nuove soluzioni o una nuova terminologia. Sono stati recuperati i contributi filologici e linguistici su testi estranei al prediletto canone toscano; i vivaci interventi militanti sull'invadenza dell'inglese nell'italiano contemporaneo, e anche sull'esperanto; i contributi puntuali su singole forme e parole. A cinque anni di distanza dalla sua scomparsa, questo volume vuole essere anche un omaggio alla figura scientifica di Arrigo Castellani e all'eredità di metodo e di studi da lui lasciata alla lingua e alla filologia italiane.

EAN: 9788884026804
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A cura di Francesco G.b. Trolese, Chiara Ponchia, Daniela Goldin Folena, Sandro Bertelli. Roma, Salerno 2016, cm.21x27,5, pp. 172, con 56 pp. di tavole f.t. a colori. brossura con sopraccoperta figurata a colori. Collana: Opere fuori collana, 5. Il manoscritto noto come l’Officiolo di Francesco da Barberino, di cui a lungo è stata rimpianta la temuta perdita, fino al fortunoso ritrovamento nella primavera-estate del 2003, non solo ha riportato di attualità un tema di eccezionale interesse – la figura e l’opera di uno straordinario intellettuale toscano vissuto tra il secondo Duecento e il primo Trecento, Francesco da Barberino, recuperate in collegamento con il suo lavoro piú celebrato e piú suggestivo –, ma ha schiuso orizzonti nuovi nel campo dell’alta cultura dell’Italia mediana, tosco-emiliano-veneta, tra la fine del XIII e gli albori del XIV secolo, focalizzata sui nomi illustri di Giotto per l’arte figurativa, di Dante sul piano linguistico e letterario (con tutto ciò che si muove intorno a loro). L’Officiolo di Francesco si distingue come il piú antico “libro d’ore” italiano conosciuto a quella altezza cronologica (1304-1309): il primo libro di preghiere, costruito « nell’uso di Roma », cui viene aggiunto in fine un originale (e finora inedito) trattato allegorico sulla Speranza (ai ff. 165r-172v), che dà una connotazione del tutto inusuale a tale tipo di compilazioni. Si aggiunga che, nella prospettiva dell’alta cultura linguistica e letteraria italiana in formazione, mentre si va plasmando la nuova lingua volgare e Dante, operando la sua ardita, geniale opzione per il toscano contro il latino, fonda la letteratura italiana con quella che resterà la piú complessa e fascinosa opera letteraria di tutti i tempi, la Commedia (poi La Divina Commedia); Francesco – già noto come il primo che ne abbia lasciato menzione (ante 1314), forse il primo che ne abbia avuto conoscenza diretta, almeno dell’Inferno, quando ancora il poema era in corso di scrittura – si scopre ora autore di quell’Officiolo che si segnala come il probabile primo documento della suggestione esercitata dagli scenari infernali di Dante sull’immaginario dei suoi lettori contemporanei e postumi. Al tempo stesso, mentre nelle aree piú avanzate dell’Italia mediana e settentrionale (ma non solo di queste) si sviluppa una vivace dialettica tra l’arte figurativa e la scrittura, mentre Giotto va elaborando nuove forme espressive che porteranno a un rivoluzionario rinnovamento della pittura italiana sullo scorcio del Medioevo, l’Officiolo di Francesco da Barberino offre la prima attestazione del fascino esercitato da Giotto, soprattutto l’affrescatore della Cappella degli Scrovegni, sull’arte pittorica contemporanea impiegata a illustrazione del discorso verbale. La riproduzione in facsimile dell’Officiolo, fedelissima all’originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del grande pubblico, della piú spettacolare invenzione iconografica nell’arte della miniatura italiana fra Due e Trecento: il capolavoro, imprevedibile nella sua magnificenza, di uno straordinario intellettuale dell’autunno del Medioevo. Questo Commentario, affidato alle cure di studiosi tra i piú esperti nei diversi settori di indagine, tenta di operare una prima focalizzazione storica del manoscritto, ormai definito come l’Officiolo di Francesco da Barberino, e dei suoi possibili o probabili rapporti con la piú alta cultura letteraria e figurativa contemporanea.

EAN: 9788869732195
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Soveria Mannelli, Rubbettino Editore 2017, cm.14x22 pp.182, brossura, copertina con bandelle. Collana Medioevo Romanzo e Orientale. L'"OIivieri di Castiglia" è un romanzo che vede la luce in Italia solo nella metà del secolo XVI; redatto in lingua francese intorno alla metà del secolo XV, viene tradotto in spagnolo dalla cui versione e tratta la traduzione italiana. È un romanzo cavalleresco al cui interno si ritrovano svariati motivi narrativi tipici della narrativa breve inseriti in una trama tipicamente romanzesca. Tradotto in diverse lingue europee, l'edizione italiana che si presenta è corredata da un'introduzione che illustra i rapporti del testo con la tradizione italiana e quella spagnola.

EAN: 9788849851281
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A cura di Nicola Bizzi. Prato, Aurora Boreale 2023, cm.14,8x21, pp.76, brossura. Collana Symbols & Myths. Testo in Francese Joseph-Aimé Péladan, dit le Sar Mérodack, né à Lyon le 28 Mars 1858, et mort à Neuilly-sur-Seine le 27 Juin 1918, est un écrivain, critique d'art et occultiste français. Issu d'une famille de cultivateurs et de commerçants, Joseph-Aimé Péladan, qui se donnera plus tard le prénom de Joséphin, est le fils de Louis-Adrien Péladan, journaliste, et de Joséphine Vaquier. En 1888, initié par Papus et Stanislas de Guaita, il entre dans la première loge martiniste à Paris, rue Pigalle, mais n'y reste pas longtemps. C'est à son frère Adrien, l'un des premiers homéopathes français, que Joséphin Péladan devrait son entrée dans une branche toulousaine de la Rose-Croix. En 1888, Péladan fonde avec Stanislas de Guaita l'Ordre de la Rose-Croix kabbalistique qui accueille aussi Papus et Charles Barlet. Prétextant un refus de la magie opérative, il se sépare du groupe en 1891 pour fonder l'Ordre de la Rose-Croix catholique et esthétique du Temple et du Graal. L'essai Le Secret des Troubadours. De Parsifal à Don Quichotte a été publié à Paris en 1906. Il s’agit de l’une des études les plus fines et les plus documentées sur le controversé sujet littéraire controversé des Troubadours.

EAN: 9791255044703
Lingua: Francese
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