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Vedute d'Italia.

Author:
Curator: A cura di Luca Farulli.
Publisher: Vallecchi Ed.
Date of publ.:
Details: cm.13,5x21,5, pp.95, brossura Collana Le Civette.

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#21995 Arte Saggi
Torino, Bollati Boringhieri Ed. 1990, cm.13x20, pp.XXV,571, legatura ed.in imitlin, cofanetto in tutta tela con piatti figg.a col. Collana Pantheon.

EAN: 9788833905167
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#69286 Biografie
A cura di Bruno Revel. Milano, Mondadori Ed. 1973, cm.11x18,5, pp.443, brossura cop.fig.a col. Collana Gli Oscar,118.
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#145633 Arte Saggi
A cura di Walter Goess. Stuttgart, Alfred Kroner Verlag 1922, cm.16x23,5, pp.446, legatura ed., (alcune sottolineatura a matita nt.), Tredicesima edizione.
EUR 9.00
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#225064 Biografie
Traduz.di Bruno Revel. Terza edizione. Torino, Giulio Einaudi Editore aprile 1943, cm.15,5x21,5, pp.507, un ritratto di R.in antip. e 2 tavv.in bn. ft., rilegatura in mz.pelle, nervi, titoli in oro al dorso, (abrasioni alla legatura ma,copia in buono stato). Collana Biblioteca di Cultura Storica,XI.
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Prefaz.di Ugo Ojetti. Milano, Casa Editrice Bestetti & Tumminelli 1927, cm.23,5x30, pp.XIII,179, num.ill.bn.nt.e 2 tavv.applicate a col. legatura ed.in piena pelle, titoli in oro al piatto ant.e dorso, sguardie in seta, tagli in oro. Ediz.limitata e numerata in 2.000 copie in lingua italiana, il ns.è il n.30.
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#221095 Sociologia
Bologna, Soc.Editrice Il Mulino 1983, cm.13,5x21,3, pp.273, brossura Collana Studi e Ricerche,CLIII.
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A cura di Manlio Torquato Dazzi, con un saggio sull'arte di Goldoni. Milano, Mondadori 1936, cm.14x20, pp.XLVI,102, ritratto bn.in antiporta. brossura Collana I Capolavori di Carlo Goldoni,9.
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Note: Copertina macchiata.
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#293778 Arte Pittura
Henri Charles Manguin. Albert Marquet. Maurice de Vlaemick. Raoul,Dufy, Kees Van Dongen, Othon Friesz, Charles Camoin, André Derain, Georges Braque. Milano, Il Sole 24 Ore 2007, cm.23x29, pp.340, ill.colori. brossura copertina figurat a colori. Custodia. Collana I Grandi Maestri dell'Arte. L'artista e il Suo Tempo. Il Salon d'Automne di Parigi del 1905 tenne a battesimo l'esordio ufficiale di un piccolo gruppo di giovani artisti accomunati da un percorso formativo analogo, dall'amore per la luce calda e le ombre lunghe del Midi, dal costante riferimento alla ricerca pittorica di Cézanne. Riuniti in un'unica sala, i loro paesaggi, ritratti e idilli domestici abbagliarono visitatori e recensori. Per definirne l'eccentricità formale e denotarne la carica eversiva, il critico Louis Vauxcelles coniò una delle formule più celebri della storia dell'arte novecentesca: "fauves", selvaggi della moderna scena parigina. Spietata fedeltà alla percezione retinica, traduzione del dato visivo in termini di toni e timbri cromatici, composizioni sghembe furono interpretate da Matisse, Derain, Braque, Friesz, Camoin, Marquet, Van Dongen, Dufy come l'antidoto necessario alle derive di fine secolo: al facile realismo, da un lato, e alla dogmatica scienza del colore divisionista, dall'altro. Ma in assenza di un programma o di una base teorica, il gruppo si disperse a brevissimo giro in ricerche differenti, talora contraddittorie. Derain, dopo un fortunato sodalizio con Matisse, scopri al British Museum di Londra l'arte primitiva e ne sposò eleganze e monumentatila, in un percorso di progressivo avvicinamento all'esperienza coeva di Picasso. Braque accentuò, insieme a Friesz, la cifra accattivante dei suoi paesaggi portuali, per poi tornare decisamente sui suoi passi e approdare alla solidità e al cromatismo ribassato del cubismo, di cui sarà, con Picasso, tra i protagonisti riconosciuti. Camoin, Dufy e Marquet adottarono per i loro intimi quadretti bagnati dalla luce mediterranea formule garbate, di immediata presa sul collezionismo internazionale, in particolare russo. Van Dongen piegò le accensioni di colore tipiche dei fauve a un repertorio affollato di personaggi circensi, scene mondane, nudi, secondo una cifra aggressiva, quasi pre-espressionista, che ne avrebbe dettato la fortuna soprattutto in Germania. Solo Matisse, nel corso di tutta la sua carriera, tornò a più riprese a interrogare l'esperienza fauve, per discuterne i presupposti e rileggerne le acquisizioni. Ripercorrere le sue opere principali, da Luxe, calme et volupté (1904) fino alla cappella di Vence (1948-52), attraverso le serie degli anni Trenta, la decorazione Barnes e i papiers découpés, significa in questo senso confrontarsi con un percorso di ostinata, inattaccabile fedeltà al colore, e all'irrisolta tensione tra colore e disegno: perché "il colore - avrebbe detto Matisse verso la fine della vita - è una liberazione".
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