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#317630 Facsimili

De Sphaera. Il più bel libro astrologico del Rinascimento. Manoscritto miniato su pergamena, 1470 circa, 17x24 cm, composto da 16 carte che danno vita a un libro di 32 pagine, di cui 7 bianche con rigatura ortogonale a inchiostro rosso, 15 interamente miniate, 9 con disegni astronomici e una Tabula climatum; scrittura semigotica libraria, in italiano, a inchiostro rosso, seppia e azzurro.

Curator: Commentario di Gianni Venturi, Luca Bellingeri, Giovanna Lazzi, Annalisa Battini, Marco Bertozzi, Manuela Incerti.
Publisher: Il Bulino edizioni d'arte.
Date of publ.:
Details: Collana Hortus Deliciarum. HD. Che riunisce gli ultimni esemplari della Collezione Ars Illuminandi da riservare agli Amici del Bulino. Gli ultimi 66 esemplari della tiratura sono rivestiti in velluti verde dell' originale e custoditi in cofanetto in pelle di vitello naturale. Esemplare 61.

Abstract: Il De Sphaera è unanimemente considerato il più bel libro astrologico del Rinascimento italiano. Miniato per la corte di Milano da un raffinato artista di scuola lombarda (forse Cristoforo de Predis), pervenne agli Estensi di Ferrara nell’am-bito dei frequenti interscambi artistico-culturali con la corte sforzesca.Il codice riassume, con impareggiabile eleganza, il sapere astrologico dell’epoca e, soprattutto, è testimone della sua nuova autorità, del credito raggiunto dalla fede negli astri - moda e cultura a un tempo - presso le corti più potenti e raffinate. Il De Sphaera aggiunge lustro a un filone già proficuo, quello della iconografia planetaria e zodiacale, con la bellezza delle sue miniature e i versi rimati degli oroscopi.Dodici colori base sono stati utilizzati per la stampa di quest’opera al fine di rendere al meglio sia la struttura cromatica delle miniature, sia la sensazione visiva e tattile dell’originale.L’uso di un sistema di stampa a modulazione di frequenza o stocastico in luogo del tradizionale retino a punto tondo, unito a una risoluzione più che doppia rispetto alla stampa tradizionale di alta qualità, consente di apprezzare la finezza della miniatura anche attraverso una lente di ingrandimento.Completa l’edizione il commentario, un importante volume storico e artistico, riccamente illustrato. Ne sono autori: Gianni Venturi, docente di storia della letteratura italiana all’Università d Firenze e direttore dell’Istituto di Studi Rinascimentali di Ferrara, Giovanna Lazzi, storica dell’arte e direttrice della Biblioteca Riccardiana di Firenze, Annalisa Battini, bibliotecaria dell’Estense Universitaria di Modena, Marco Bertozzi, docente all’Università di Ferrara.

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#187913 Facsimili
Il facsimile è accompagnato da un volume di commento al Manoscritto a cura di Claudia Giuliani. cm.17,5x28, con pp.106, 63 ill.a col. leg.ed.in velluto, impressioni in oro ai piatti, titoli in oro al piatto ant.e al dorso. Biblioteca Classense Ms.62. Lambeth Palace Library Ms. 4769. Modena, Art Codex L'Atelier del Codice Miniato 2011, cm.7x10,1, pp.358 con carte miniate 41 a tutta pagina, numerose iniziali in oro legatura in velluto rosso con pietre dure e perle incastonate. Il facsimile, comentario e la lettera facsimilare allegata sono contenuti in un lussuoso cofanetto in velluto rosso, con interni in raso. Edizione limitata in 999 esemplari.
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#251956 Facsimili
Riproduzione integrale dei codici 2167 (Grammatica del Donato) e 2163 (Liber Iesus) della Biblioteca Trivulziana di Milano. Riproduzione facsimilare delle dorature presenti nei manoscritti. Fedele riproduzione del profilo irregolare delle pagine. Descrizione del facsimile: GRAMMATICA DEL DONATO:pp.108, 12 pagine miniate. Legatura artigianale in pelle di vacchetta, con intarsi decorati e riproduzione degli ori a pennello e degli ori incisi. LIBER IESUS: pp.28, cm.14x19,8, 7 pagine miniate, legatura artigianale in pergamena di capretto Commentario a cura di Jonathan J. G. Alexander con testi di Pier Luigi Mulas e Marzia Pontone. Modena, Franco Cosimo Panini Editore 2016, cm.18x27,5, Collana La Biblioteca Impossibile. Tiratura limitata di 699 esemplari numerati. Esemplare 312. LA GRAMMATICA DEL DONATO :Conosciuto anche con il nome Ianua, il codice è una Grammatica latina ispirata all’opera dell’autore Elio Donato, vissuto nel IV secolo e noto anche per essere stato il maestro di san Girolamo. I testi di Elio Donato furono utilizzati come fondamentali strumenti di consultazione e di studio per tutto il Medioevo e anche in età umanistica. L’apparato illustrativo si deve a vari miniatori lombardi, tra i quali spicca Ambrogio de Predis. Molte immagini sono corredate di una didascalia in italiano volgare, mentre il resto del testo è in latino. E proprio l’impostazione è ciò che rende estremamente moderno questo codice: le immagini e le rispettive didascalie in volgare rimandano direttamente alla regola di latino che è spiegata nella pagina a fronte, secondo un metodo didattico in uso anche al giorno d’oggi. Così, ad esempio, l’immagine della c. 10v ritrae il giovane duca a cavallo per le vie della città ed è accompagnata dalla didascalia che recita “Va per Milano el conte innamorato. E da tutte le dame e contemplato”. Nella carta successiva è riportata la coniugazione del verbo amare (“Amo, amas, amat”), così che l’apprendimento della regola sia facilitato dall’identificazione del giovane duca con l’immagine e con il motto in volgare.Il manoscritto ha conservato la straordinaria legatura originale in pelle, impreziosita da impressioni a secco e dorate, con gli stemmi e le imprese del duca Sforza. IL LIBER IESUS: Il secondo, delizioso manoscritto è noto come Liber Iesus e contiene l’abbecedario, i dieci comandamenti e le principali preghiere in latino, oltre a una serie di ammonimenti e consigli per il piccolo Massimiliano. Il libro, scritto e illustrato nello stesso periodo della Grammatica, prosegue e completa il percorso educativo del principe, e per questo condivide con essa la medesima ricchezza figurativa, con scene di straordinaria suggestione visiva. La legatura del codice, in pergamena, è settecentesca. LE MINIATURE: A prova del prestigio della famiglia Sforza, i due volumi furono arricchiti di miniature straordinarie affidate a minatori lombardi tra cui spicca Ambrogio de Predis, pittore che aveva collaborato con Leonardo per la Vergine delle Rocce: i due ritratti di Massimiliano bambino e del padre Ludovico, all’inizio e alla fine del codice, sono forse il suo capolavoro assoluto. Echi della pittura di Leonardo da Vinci si trovano in molte tra le miniature dei due codici, proprio perchè il principale artista impegnato nella loro decorazione, Ambrogio de Predis, fu un importante collaboratore del genio toscano. Straordinario e suggestivo il ciclo di miniature che illustra momenti quotidiani della vita del piccolo Massimiliano, e proprio questo legame con la quotidianità determina un’altra importante caratteristica dei manoscritti: tutti i personaggi sono identificabili in persone realmente esistite e vissute alla corte degli Sforza, dal conte Borella, il precettore di Massimiliano, ai vari compagni di studio e di giochi del giovane duca. La Grammatica del Donato, infine, ha uno schema illustrativo che si articola secondo un programma ben preciso, mostrandoci il percorso educativo del futuro duca: partendo dal ritratto di Massimiliano, attraverso la sfera quotidiana scolastica, il trionfo militare e la scelta della Virtù che farà di lui un principe giusto, il codice si chiude sul ritratto di Ludovico il Moro, faro ideale cui deve tendere l’educazione del giovane, affinché diventi un principe giusto e saggio come il padre.
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