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#355519 Arte Pittura

Canaletto e la veduta. Gaspar Van Wittel, Giovanni Paolo Pannini, Luca Carlevarijs, Michele MArieschi, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi.

Author:
Publisher: Il Sole 24 Ore.
Date of publ.:
Details: cm.25x29, pp.317,(1), numerose illustrazioni e tavole a colori nel testo , brossura con copertina figurata a colori. Collana I Grandi Maestri dell'Arte. L'artista e il Suo Tempo.

Abstract: Il Settecento, l'ultimo secolo di assoluto splendore della civiltà artistica italiana, un lungo tramonto che, com'è stato detto, illuminò per cent'anni il cielo di tutta Europa, ebbe nella pittura di vedute e negli artisti che la praticarono uno dei suoi punti di forza. Genere laico per eccellenza, congeniale a un secolo che della laicità aveva fatto il proprio credo, la veduta topografica, ovvero la rappresentazione ben riconoscibile di luoghi determinati, trattata con sussiego dalla cultura accademica contemporanea, incontrò viceversa un favore senza riserve presso la committenza più selezionata: in prevalenza, quella internazionale dei viaggiatori del Grand Tour. Le sue origini, ancora seicentesche, non erano veneziane, ma fu a Venezia e per mezzo di artisti veneziani che essa sorti gli esiti più alti. Canaletto, sostenuto dall'intraprendenza di un singolare residente inglese presso la Serenissima, Joseph Smith, più un 'agente' che un protettore, ne fu il protagonista su scala europea, elaborandone un'accezione nella quale brilla, in senso proprio, il lume della ragione; e tale dunque da assumersi a buon diritto fra le più significative manifestazioni, tout-court, del pensiero illuminista. Se l'iniziatore a Venezia era stato Luca Carlevarijs, artista non eccelso ma importante per gli sviluppi veneziani del genere, prima ancora di lui, all'olandese van Wittel era andato il merito di aver codificato a Roma, nell'ultimo ventennio del XVII secolo, questa specialità, praticata in seguito, sulla stessa ribalta, da personalità di spicco come il piacentino Pannini e, in modo del tutto particolare, da Giovan Battista Piranesi. La breve parabola artistica ed esistenziale di Michele Maneschi, per tornare a Venezia, non intaccò la supremazia canalettiana, rappresentandone tuttavia un'affascinante alternativa. Ma fu dalla costola dello stesso Canal che nacque l'altro sommo interprete del vedutismo settecentesco: Bernardo Belletto, suo nipote, la cui levatura e la cui originalità lo posero al pari dello zio sul piano dei risultati come su quello della fama, sebbene conquistata in altri contesti, le corti dell'Europa centrale, e secondo altre dinamiche. L'elegia-frenesia della dissoluzione, di Venezia e di un intero mondo, fu espressa infine dall'estro irrazionale di Francesco Guardi, ultimo grande vedutista veneziano col quale l'età d'oro della veduta si chiuse, ponendo fine, nel contempo, al ruolo guida esercitato per secoli dall'Italia nel campo dell'arte.

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#36146 Arte Disegno
A cura di Daniele Benati. Introduzione di Renato Roli. Fotografie di Mario Berardi. Milano, Silvana Ed. 1991, cm.25,5x31, pp.325, numerose figure bn.e a colori nel testo, legatura editoriale in tutta tela, con sopraccoperta figurata a colori. Intento dei volumi è quello di offrire una sorta di specimen dei vari maestri della vasta produzione grafica emiliana dei Sei-Settecento (meno nota rispetto a quella pittorica ma altrettanto straordinaria). I grandi cicli di affreschi si sofferma in particolare sul rapporto tra la fase ideativa e di studio preparatorio, concretatasi nei disegni, e il risultato figurativo finale degli affreschi di grandi cicli decorativi in edifici religiosi e in palazzi della regione: Parma, Reggio Emilia, Modena, Faenza, Bologna, Ferrara e molti altri centri. Il repertorio illustrativo, frutto di un'apposita campagna fotografica, si accompagna a schede bio-bibliografiche di ciascun artista e a un commento analitico dell'opera, presentata dialetticamente nella sua versione grafica e pittorica. I ""grandi"" della pittura emiliana tra XVII e XVIII secolo - Albani, i Carracci, Creti, Guercino, Reni, Crespi ecc. - protagonisti di quest'opera, e altri ancora come il Domenichino, si ritrovano anche nel volume riservato ai disegni preparatori per quadri da stanza e da altare, ovvero i dipinti a destinazione profana e sacra. Lo scopo degli autori va al di là di un'analisi circoscritta al disegno come tale, spingendosi ad analizzare la testimonianza grafica in stretta relazione con l'opera pittorica finale.

EAN: 9788836603336
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#68990 Arte Pittura
A cura di M.Naldi, M.Riccomini. Bologna, Tipoarte 2001, 2 voll. cm.22x29, pp.314,348, 48 tavole a colori fuori testo, legature editoriali in tutta tela, sopraccoperte in cofanetto. Collana Pittori d'Italia. Collana a cura di Milena Naldi e Marco Riccomini. 3. Ludovico Carracci (Bologna, 21 aprile 1555 – Bologna, 13 novembre 1619) è stato un pittore italiano, cugino dei fratelli Agostino e Annibale Carracci. Nato a Bologna nel 1555 si formò presso Prospero Fontana, viaggiando a Firenze, Parma, Mantova, Venezia e venendo a contatto con Camillo Procaccini. È il più anziano esponente della famiglia dei Carracci, predilige la pittura religiosa finalizzata alla moralizzazione e come stimolo devozionale.

EAN: 9788890772016
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#355511 Filosofia
Con un inedito di Sartre: "Soggetti, vita e marxismo." Firenze, La Nuova Italia 1973, cm.15x22, pp.160, brossura.
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