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I fogli della Sibilla. Retorica e medievalismo in Gerard Manley Hopkins.

Autore:
Editore: Casa Ed.D'Anna.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.14x22,5, pp.326, brossura con sopracop.fig. Collana Biblioteca di Cultura Contemporanea.

EAN: 9788883211751
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Roma, Salerno Ed. 2013, cm.14,5x21, pp.300, brossura con copertina figurata a colori. Collana Sestante,26. Nell'ultimo cinquantennio Joyce è stato oggetto di voghe critiche momentanee che hanno enfatizzato aspetti secondari o marginali dell'arte dello scrittore, a scapito di altri più sostanziali, perciò stesso deformando e decentrando la realtà della sua scrittura. "Joyce" di Franco Marucci vuole rappresentare un sano ed equilibrato "ritorno alla critica". Dopo avere reinserito Joyce nel suo contesto di origine - la tradizione del Rinascimento civile, politico e soprattutto culturale e letterario di fine Ottocento in Irlanda -nei capitoli centrali e finali Marucci ripercorre il tirocinio poetico e delle "epifanie" e affronta meticolosamente le quattro unità narrative del "corpus" joyciano (più una quinta, drammatica), sia come creazioni estetiche autonome sia come tappe di un'escalation poliglotta e polistilistica che culmina nel "banchetto dei linguaggi" di "Finnegans Wake". Tra i linguaggi partecipanti a questo "banchetto" uno dei primi commensali, dopo l'inglese, è l'italiano, perché quelle cinque opere germinarono, furono scritte o chiuse durante il determinante soggiorno decennale dell'autore a Trieste, dove la sua arte e la sua lingua letteraria si arricchirono e riorientarono. Marucci dedica perciò nuove e più approfondite ispezioni preliminari agli "scritti italiani", critici e giornalistici, e alle traduzioni e alle autotraduzioni joyciane, tra le quali primeggia quella di "Anna Livia Plurabelle" da "Finnegans Wake".

EAN: 9788884028266
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Introduz.e cura di Marina Valensise. Postaz.di Ernesto Galli della Loggia. Roma, Donzelli Ed. 1996, cm.12x17,5, pp.XXXIX,91, legatura ed. sopracop.fig.a col. Collana Biblioteca. ("Desidero ardentemente assistere alla fine della Rivoluzione, perché essa rischia ormai di essere solo funesta per la libertà; ed è una delle ragioni che ho per desiderare ardentemente anche il consolidarsi della Repubblica, alla quale fra l'altro mi sembra connesso tutto quanto vi è di grande e nobile nei destini umani".(Benjamin Constant).Quando, nel 1796, Benjamin CONSTANT pubblica questo libello, non ha ancora compiuto trent'anni. È un giovane colto, irrequieto, brillante. Nato a Losanna nel 1767 da famiglia protestante, ha studiato all'Università di Edimburgo, e ha seguito gli eventi della Rivoluzione francese dalla corte del duca di Brunswick, per rientrare a Parigi dopo la caduta di Robespierre, trascinatovi dal sodalizio con Madame de Staël, la figlia di Necker, che era stato ministro di Luigi XVI.Trovare un punto di equilibrio nella vicenda politica francese; evitare i rischi di un perpetuarsi del sommovimento rivoluzionario, e insieme scacciare i fantasmi di una possibile restaurazione dell'antico regime. ""De la force du gouvernement actuel et de la nécessité de s'y rallier"" è scritto nella stagione, politicamente caldissima, del Direttorio, il regime post-termidoriano che cerca di uscire dalla Rivoluzione, superando il ricordo del Terrore e il pericolo di una controrivoluzione. Lo scritto è un ardente pamphlet in difesa del governo e della Repubblica. La prospettiva migliore è quella del ritorno alla politica, della moderazione, dello sviluppo in senso liberale delle istituzioni post-rivoluzionarie, in una evoluzione rispettosa della società civile così come dei principi costituzionali che la storia dell'Europa mostra ormai irreversibili.In questo primo scritto politico, Constant individua dunque i temi centrali della sua riflessione: difficoltà del governo rappresentativo - sempre attraversato dai contrasti dei differenti interessi - e sua storica necessità, di fronte agli sviluppi ineludibili della società e della politica).

EAN: 9788879891790
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Pisa, Ediz.ETS 2002, cm.14x22, pp.224, brossura con cop.fig.con bandelle. Collana Letteratura Italiana,6. Poeti, pensatori e pittori di ogni tempo ripropongono materiali mitologici, in cerca del divino e di quell’«immediato» che – secondo Hölderlin – «sfugge non solo agli uomini ma anche agli dèi». Così la letteratura, e in generale l’arte, è custode dei miti e depositaria delle verità in essi riposte. Nel libro si discute dell’inventio poetica e dell’esegesi mitica; si riflette sulla mitopoiesi e sulla tradizione mitologica nella cultura letteraria dal Trecento al Seicento. Gli dèi e i misteri pagani mostrano la loro metamorfosi nelle migliori pagine di Boccaccio, Petrarca, Poliziano, Campanella, Bruno e Marino, presentando la “differenza” nel manifestarsi ai moderni. La rivisitazione delle favole antiche acquista pregnanza sapienziale nelle opere di Boccaccio, mentre nel Rinascimento «si vive» l’esperienza del mito. La favola di Atteone è utile alla poetica dell’eroico furore di Bruno, e quella di Prometeo alla comunicazione profetica di Campanella. Il racconto di Adone, poi, soddisfa il gusto e l’immaginazione delle corti europee del XVII secolo. Anna Cerbo insegna Letteratura italiana presso la Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Istituto Universitario Orientale di Napoli. Studiosa del Trecento e del Cinquecento, si è anche occupata della poesia di Leopardi e di Luzi. Tra le sue pubblicazioni: Ideologia e retorica nel Boccaccio latino (Napoli 1984); Il teatro dell’intelletto (Napoli 1990); «Theologiza et laetare». Saggi sulla poesia di Campanella (Napoli 1997); Poesia e scienza del corpo nella «Divina Commedia» (Napoli 2001). Ha curato l’edizione critica del Ragionamento chiamato l’academico, overo della bellezza di Iacopo di Gaeta (Napoli 1996) e il volume miscellaneo Pensiero e immagini. Tradizione e innovazione nelle opere di Bruno e Campanella (Napoli 2001).

EAN: 9788846704801
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#340729 Storia Antica
Edes Sassari 1999, cm.15x21, pp.376, brossura con copertina figurata.
Usato, come nuovo
Note: Dedica dell'autrice alla prima pagina.
EUR 26.00
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