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Il tulipano nero.

Autore:
Curatore: Versione integrale.
Editore: Crescere Edizioni.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.13x19,5, pp.220, brossura con copertina figurata a colori con bandelle. Collana Grandi Classici.

Abstract: Siamo nei Paesi Bassi, la terra dei tulipani, nel '600, il cosiddetto secolo d'oro olandese. Qui si sta svolgendo un'accesa lotta politica per il potere tra il Gran Pensionario, il borghese Johan de Witt, e lo Statolder, l'aristocratico Guglielmo III d'Orange. Nello specifico, va ricordato che, con il primo diffondersi dei tulipani, allora importati in Europa dall'Oriente, si sviluppò una vera e propria mania tra le classi altolocate del paese per questi fiori. I protagonisti sono invece tre personaggi inventati: Cornelius van Baerle, il carceriere Grifo e sua figlia Rosa; ma soprattutto il fiore che dà anche il titolo al romanzo, ossia il tulipano nero. Il medico Cornelius Van Bearle che, pur appartenendo a una ricca famiglia dell'Aja, non vuole arricchirsi ulteriormente, ma investe grosse somme di denaro nella sua passione per i tulipani, alla ricerca di forme e colori sempre più nuovi fino a riuscire a creare l'impossibile tulipano nero, per il quale la città di Haarlem offre il ricchissimo premio di centomila fiorini. Cornelius sta quasi per riuscirci ma un vicino invidioso, Isaac Boxtel, organizza un piano per rubargli i preziosi bulbi.

EAN: 9788883374425
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Volto in italiano con annotazioni e schiarimenti economico geografici di Giuseppe Napoli, Stabilimento tipografico del Tramater 1853, 3 volumi rilegati in un tomo unico. cm.10,5x15,5, pp.240, 216, 189, Edizione di un anno successiva alla prima edizione italiana del 1852. Nella prima edizione venne tradotto il termine cabin con tugurio , poi sostituito nelle edizioni successive al 1853 in capanna. Venne pubblicato a Firenze nel 1852, presso la tipografia Mariani. Un curioso fatto che riguarda questo testo è che, facente parte di un carico di volumi diretto a Perugia, venne intercettato dalle guardie pontificie e tradotto presso la censura. Dobbiamo ricordare che la politica del Granduca Leopoldo era illuminata e tra le altre concessioni v'era pure quella della libertà di stampa (entro certi limiti); è senz'altro uno dei motivi per cui in Toscana, in particolare a Firenze, si trovavano le più moderne tipografie e venivano fondate numerose le case editrici - come del resto in Piemonte. Non così nello Stato Pontificio, dove vigevano severe le leggi del Papa Re, che nulla concedevano all'innovazione, vista come un pericolo verso l'autorità costituita. In tal senso il testo della Beecher-Stowe venne interpretato dai censori, poiché si promuoveva la liberazione degli schiavi, ma il vero aggancio al quale i censori fecero riferimento per l'iscrizione all'indice era il fatto che l'autrice era di fede metodista, per cui "eretica protestante". In realtà l'iscrizione all'indice vera e propria non ci fu, perchè il titolo non risulta nelle liste di proscrizione. Tutto questo ci è stato riportato da Massimo Motta, che ci ha anche fornito queste splendide immagini.
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Note: Il volume presenta al frontespizio una mancanza a tassello rettangolare evidentmente ritagliata, solamente al frontespizio del primo volume, per il resto ottimo esemplare.
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