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Le università dell'Europa. Dal rinnovamento scientifico all'Età dei Lumi.

Autore:
Editore: Silvana Ed.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.26x31,5, pp.278, num.figg.bn.e a col.nt. legatura ed.in tutta tela, sopraccop.fig.a col.

Abstract: Una ""storia totale"", come la definisce Le Goff, che sarà per il XXI secolo e per un periodo cronologicamente più lungo ciò che sono stati per il XX secolo i tre volumi del classico di Rashdall, The Universities of Europe in the Middie Ages, pubblicato a Oxford. Dalla genesi delle prime università, considerata nel primo volume, al delinearsi di un'unità culturale dell'Europa dei dotti, oggetto del secondo; dal secolo e mezzo decisivo tra Sei e Settecento, in cui vecchio e nuovo si riverberarono nelle università europee ed extraeuropee, analizzato nel terzo, alI'approccio globale e all'analisi comparativa del quarto volume dove si coglie nelle analogie e nelle differenze un'eredità comune della cultura d'Europa. Protagonisti sono qui gli uomini e i luoghi di sette secoli di storia universitaria: la vocazione da sempre ""cittadina"" delle strutture di studio e la loro presenza nel tessuto urbano, via via precisatasi in tipologie articolate. Nel sesto volume, che conclude la collana, si analizza il valore dell'università dalla rinascenza umanista al sapere senza ombre dell'età dei lumi. Un arco di tempo lungo e complesso che vede l'università testimone di innovazioni straordinarie che la portano alle soglie della contemporaneità.

EAN: 9788836604074
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Bari, Dedalo Ed. 2009, cm.12,5x21, pp.236, brossura con cop.fig.a col. Collana Libelli vecchi e nuovi. La dimensione europea determina ormai la nostra vita civile non meno di quella nazionale. Solo attraverso una vera unione federale noi europei potremo ancora contare qualcosa nel mondo globale e non essere interamente oggetto di decisioni altrui. Solo così anche l'Italia, per quanto pessimamente governata, potrà forse sfuggire alla bancarotta civile ed economica. Come europei cominciamo a essere riconosciuti dagli altri abitanti del mondo, eppure l'Europa non è divenuta un elemento decisivo della nostra identità civile. Il "deficit democratico" dell'Europa intergovernativa, le sue ricorrenti paralisi decisionali, il carattere astruso e privo di un comprensibile filo logico dei suoi trattati ne fanno il capro espiatorio di un populismo demagogico e autolesionista. Il senso comune riconosce all'integrazione europea la sola virtù, ritenuta ormai quasi una banalità, di aver fatto convivere e collaborare in pace e prosperità paesi e popoli che non avrebbero assolutamente nulla in comune. Ma la costruzione europea non può essere una confederazione fra alieni o una piccola Onu. Costringe invece a ripensare che cosa costituisca nel mondo globale la soggettività politica, fino a ieri impersonata dagli Stati-nazione.

EAN: 9788822055125
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