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Le Collane

Arti Applicate
#783

Giuseppe Primoli. Istantanee e fotostorie della Belle Epoque.



Autore:
Curatore: A cura di Daniela Palazzoli.
Editore: Electa.
Data di pubbl.:
Collana: Coll.Visibilia/ Fotografia.

Dettagli: cm.22x29, pp.100, num.ill.seppia a p.pag. Leg.ed.soprac. Coll.Visibilia/ Fotografia. Sopracoperta con ampia menda.

Abstract: Il conte Giuseppe Primoli discende per parte di madre da Luciano Bonaparte, fratello di Napleone. Luciano viene considerato il capostipite del ramo romano dei Bonaparte in quanto aveva fissato la sua residenza nello Stato Pontificio fin dal 1805, quando a causa di dissidi con Napoleone fu costretto ad abbandonare Parigi e la vita pubblica.Giuseppe Primoli, nasce a Roma nel 1851 dal matrimonio di Pietro Primoli con Carlotta Bonaparte. La discendenza di Carlotta dai Bonaparte era duplice: infatti suo padre Carlo Luciano, principe di Canino, era figlio di Luciano, mentre sua madre, Zenaide Bonaparte, era figlia di Giuseppe Re di Napoli e poi di Spagna.Colto, appassionato bibliofilo, abile fotografo, Giuseppe Primoli visse tra Roma e Parigi ed ebbe intensi rapporti con gli ambienti letterari ed artistici delle due citté. Visse a Parigi fra il 1853 e il 1870; si diplomé in diritto e la sua formazione culturale si completé nei salotti intellettuali delle zie Matilde Bonaparte e Giulia di Roccagiovine. Determinante fu senza dubbio il rapporto con Thé ophile Gautier, intimo della principessa Matilde, che per primo guidé il giovane conte Primoli sulla via delle arti. Nel vivace e stimolante ambiente parigino egli assorbé il gusto e il piacere per una vita intessuta di relazioni mondano-letterarie e gli anni dell'esperienza francese, interrotta bruscamente alla caduta del secondo Impero nel 1870, assunsero nella sua memoria un valore quasi mitico. Ritornato a Roma nel 1870, Giuseppe Primoli approfondé la conoscenza della cultura italiana del tempo: frequenté scrittori e giornalisti come Boito, Giacosa, la Serao, D'Annunzio e le redazioni di giornali come il Fracassa, il Fanfulla della Domenica o Cronaca Bizantina, che rappresentavano in quel momento il crogiolo pié vivace della nuova generazione di intellettuali italiani.

Note: Sopracoperta con ampia menda.
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