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Lucca 1799: due Repubbliche. Istituzioni, economia e cultura alla fina dell'Antico Regime. Volume I:La Storia. II:La Storia. III:La Cultura. IV:La filosofia - L'economia.

Author:
Curator: Lucca Villa Bottini 15-18 giugno 1999.
Publisher: Istituto Storico Lucchese.
Date of publ.:
Details: 4 volumi. cm.16x24, pp.184,158,250,222, brossura con sopracc.figg. Collana Actum Luce. Intonsi.

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Firenze, 24-25 ottobre 2003. A cura di Mariarosa Cortesi. Firenze, Sismel Edizioni del Galluzzo 2006, cm.17x24, pp.VIII,426, legatura editoriale in tutta tela, con sopraccoperta figurata a colori. Collana Millennio Medievale, 62. Atti di Convegni, 19. M. Cortesi, Premessa. P. Petitmengin, Le match Bâle-Paris au XVIe siècle: éditions princeps, éditions revues des Pères latins - M. Marin, L'edizione Moreliana (1564) dello scritto pseudociprianeo Adversus aleatores - B. Clausi - V. Milazzo, Una storia (non) tutta romana: l'editio princeps delle Epistolae di Gerolamo - H. Müller, Zur frühen Druckgeschichte von Augustins Psalmenkommentar (Enarrationes in Psalmos) - J.-L. Quantin, L'orthodoxie, la censure et la gloire. La difficile édition princeps de l'épître de Barnabé, de Rome à Amsterdam (1549-1646) - C. Moreschini, L'edizione inedita degli Ambigua ad Iohannem di Massimo il Confessore ad opera di Francesco Combefis - C. Micaelli, Il De Trinitate di Novaziano da Mesnart a Pamelius: problemi testuali ed esegetici - S. Fiaschi, Un codice del Bessarione alla base della princeps di Atanasio nella versione di Ognibene da Lonigo - L. Bossina, Preistoria di un'editio princeps. Teodoreto dal Concilio di Trento alla Guerra dei Trent'anni - A. Mecca, Per una Clavis editionum principum scriptorum Christianorum: questioni di metodo e problemi - C. Crimi, Editiones principes dell'epistolario di Basilio di Cesarea - R. Palla, Editiones principes delle Lettere di Gregorio Nazianzeno: dal 1528 al 1583 - A. Baldoncini, Le Epistole di Gregorio Nazianzeno: dopo il 1583. Indici

EAN: 9788884501820
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A cura di Fedele D'Amico, Rosanna Paumgartner. Con appendici a cura di Franco Serpa, Giorgio Gualerzi, Raffaele Vègeto. Firenze, Vallecchi Ed. 1970, cm.15x22, pp.X,400, brossura con bandelle, sopracop.trasparente. Collana La Cultura e il Tempo,29. Toscanini è stato la rivalutazione del canto, sia nella voce umana che nell'orchestra; il miracolo di inserire il cantante sul piano della coesrenza drammatica, senza violentarlo mai. La sua vera grandezza non consisté nell'essere inimitabile; ma al contrario nel creare le condizioni per poter essere imitato e magari superato.
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dell'Istituto Storico Italiano (Roma 14-18 Aprile 1953). Comunicazioni. Roma, Ist.Storico Ital.per il Medio Evo 1957, cm.17,5x25, pp.XXII-114, brossura
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Venezia,7-9 ottobre 1992. A cura di Giulio Carlo Argan. Venezia, Ist.Veneto di Scienze, Lettere ed Arti 1997, cm.16,5X24, pp.154, numerose illustrazioni e tavole in bn., seppiate e a colori, nel testo e ft., brossura, copertina figurata con bandelle. Stato di nuovo. Collana Varie.

EAN: 9788886166515
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Roma, Newton & Compton 1985, cm.15x22,5, pp.262, num.diss.nt.e 16 tavv.seppia ft. legatura editoriale sopraccoperta figurata a colori. Quest'Italia. Collana di Storia, Arte e Folclore,80.
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Firenze, Olschki 2017, cm.17x24, pp.XVI,442, brossura con soprac.fig.a col. Biblioteca dell'Archivum Romanicum. Quest'opera, in quattro volumi illustrati, racconta la 'fortuna' dello scrittore di romanzi d'avventure Emilio Salgari, cercando di demitologizzare un fenomeno culturale straordinario. Traccia il percorso tramite tutti gli aspetti della sua popolarità: gli esordi sulla stampa, edizioni, illustratori, traduzioni, adattamenti (teatro, cinema, fumetti). Il primo volume copre il periodo della vita di Salgari; con informazioni nuove sui rapporti editoriali, spiega le fonti, lo sviluppo e la ricchezza dell'opera salgariana insieme alla sua ricezione.

EAN: 9788822264695
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Ospedaletto, Pacini Editore 2015, cm.17x24, pp.235, brossura con copertina figurata. Collana Biblioteca del Bollettino Storico Pisano, 60. Il volume presenta la storia dell'istituto S. Caterina, cioè dell'istituto cattolico di formazione ed educazione più importante di Pisa. L'arco di tempo considerato va dalla fondazione nel 1784 all'episcopato del cardinale Pietro Maffi, che tenne il governo di Pisa dal 1903 al 1931 e risulta la figura più illustre tra i vescovi pisani dell'età contemporanea. Nel secolo e mezzo di vita preso in esame l'istituto accoglieva il seminario, un collegio e alunni esterni che frequentavano le sue scuole. La storia dell'istituto s'intreccia con la storia politica della Toscana: dal periodo di Pietro Leopoldo alla dominazione francese, al ritorno dei Lorena fino al passaggio della Toscana allo Stato italiano. Le vicende interne risentono, oltre che della situazione politica, del clima religioso caratteristico dei vari periodi: dagli effetti in seno alla Chiesa delle riforme leopoldine, alla contrastata esperienza di Chiesa gallicana durante l'Impero napoleonico; dalla situazione della Chiesa nel periodo della Restaurazione e della breve primavera di riforme, animate dall'ideale neoguelfo, ai duri anni dell'intransigenza, fino al lento e problematico riavvicinamento della Chiesa all'Italia nel segno dell'armonia di religione e patria durante l'episcopato di Maffi. In sostanza la storia del seminario e collegio di S. Caterina offre uno spaccato della Chiesa pisana dalla fine del 1700 agli anni trenta del Novecento.

EAN: 9788863159523
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#334676 Regione Puglia
Società di Storia Patria per la Puglia 2019, cm.17x24, pp.224 numerose figure bn. nel testo, 32 tavole a colori fuori testo, brossura con copertina figurata a colori. Collana Storia e Tradizione " L'uomo e il mare". Il volume di Franco Mosco che abbiamo sotto gli occhi ci pone di fronte ad alcune responsabilità. E queste riguardano non già la scomparsa degli antichi mestieri, legata all’ingegno freddo e calcolativo della costituzione economica della società. Una nostra responsabilità è piuttosto nell’ignoranza ormai abissale di fronte agli antichi mestieri, ai loro strumenti e arnesi d’opera, ai loro riti. Ora il libro di Mosco ci fa riscoprire l’antico mestiere dei bottai nella complessità delle sue necessità artigiane, e nella sua proiezione commerciale a partire dal porto di Gallipoli, che fu per moltissimo tempo, lungo la via dell’olio (ma anche dei ‘vuoti’ di botte), tra i più importanti del Mediterraneo, e lo si sa. Mosco recupera un’importante documentazione iconografica, sia su questo porto, traendola da collezioni pubbliche e private, sia sugli strumenti di lavoro del bottaio, conservati anch’essi in collezione privata, e per i quali offre diverse notevoli fotografie, dando il nome dialettale di questi attrezzi e quello italiano, e dei quali l’autore ha una straordinaria conoscenza, anche se rinvia ad altra occasione lo studio delle tecniche di lavorazione delle botti, che indubbiamente costituirebbe un profilo di competenza ancor più approfondita e rara. Il mestiere del bottaio è senz’altro rilevante nel complesso della storia sociale di Gallipoli; va però subito detto che Mosco guarda a questo mestiere anzitutto e prevalentemente nel suo profilo corporativo. Questa inclinazione gli proviene naturalmente o, si potrebbe dire, iure proprio, da tradizioni familiari trasparenti a tratti nel volume, ma anche, io sospetto, dal fatto di essere, o di sentirsi, allievo di Francesco Maria de Robertis – illustre storico del diritto nonché presidente carismatico della Società di Storia Patria per la Puglia- e studioso ben noto delle corporazioni in diritto romano, un tema indubbiamente che de Robertis aveva a sua volta ripreso dal suo maestro Gennaro Maria Monti, più volte citato nel volume, e studioso non dimenticato delle corporazioni e delle confraternite nel mondo medievale, nonché, dal 1935, presidente della Regia Deputazione di Storia Patria per le Puglie. Come ogni scelta metodologica, anche questa di Mosco comporta dei vantaggi e degli svantaggi. Può darsi allora che, trattenuta in questa costruzione riservata, si perda una qualche dinamicità ed anche conflittualità della storia sociale di Gallipoli, perché, nel colossale scontro cetuale, che anima quanto meno l’intero corso della vita gallipolina del Settecento, i bottai, e certamente quelle famiglie di bottai emergenti per ricchezza, e animate da aspirazioni sociali, erano osteggiate frontalmente dagli uomini del primo ceto, e dagli intellettuali patrizi come Filippo Briganti, nelle cui allegazioni, edite da me nel 2011 (purtroppo però in un volume circolante in pochissimi esemplari), e che sono sorprendentemente aggressive e caustiche, non sono rare le invettive e le rampogne contro i bottai. E ancora a fine Ottocento costoro si consideravano “la ruota motrice della classe operaia”. E tuttavia la scelta dell’analisi corporativa del mestiere fatta da Mosco, consente degli importanti approfondimenti altrimenti, forse, sfuggenti. Così il mestiere del bottaio viene esaminato, per interesse dell’autore, non tanto nelle sue prime attestazioni (la prima pare che risalga al 1398), ma piuttosto nel momento in cui questi artigiani si uniscono in corporazione (si pensa intorno alla metà del Cinquecento), quella dei “fabri lignari”, anche altrimenti definita. Si tratta di un gruppo organizzato da vincoli solidali, spesso minutamente indagati, che l’autore estende, in base anche a fonti letterarie generali, ad altre attività collegate o forse derivate (gli intagliatori, gli scultori e architetti), e dunque rende protagonista di gran parte della storia dell’arte in Gallipoli. Così, lentamente, l’attenzione si sposta dal mero mestiere dei bottai, a quello del corpo collettivo nel quale sono inseriti, e culmina nella complessa vicenda della confluenza di questo corpo, o forse e anzitutto di alcuni suoi esponenti, nella Congregazione del SS. Crocefisso (già di San Michele Arcangelo). Questo volume di Mosco è anche, se non soprattutto, la storia di questa congregazione, dei suoi associati o confratelli, rettori e priori. Si tratta di un notevole contributo alla vicenda biografica di molti e molti personaggi spesso legati, indubbiamente, alla storia della sola Gallipoli, ma che non di rado contribuisce a chiarire il profilo di personaggi ben altrimenti noti, e farò soltanto gli esempi, distesi tra Ottocento e Novecento, dell’erudito Nicola Maria Cataldi e dello storico della città, il monsignor Francesco d’Elia, che esprime bene, e con pochi altri, la stagione positivistica della storiografia provinciale. Molti altri ricercatori potranno naturalmente avvalersi in vario modo di questa ricerca complessa e, al tempo stesso, ricca di passione.
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Note: Esemplare con ampia dedica autografa dell'Autore.
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