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Officiolum. Officiolo. Commentario all'edizione in fac-simile. Ediz. critica.

Author:
Curator: A cura di Francesco G.b. Trolese, Chiara Ponchia, Daniela Goldin Folena, Sandro Bertelli.
Publisher: Salerno.
Date of publ.:
Details: cm.21x27,5, pp. 172, con 56 pp. di tavole f.t. a colori. brossura sopraccoperta figurata a colori. Collana: Opere fuori collana, 5.

Abstract: Il manoscritto noto come l’Officiolo di Francesco da Barberino, di cui a lungo è stata rimpianta la temuta perdita, fino al fortunoso ritrovamento nella primavera-estate del 2003, non solo ha riportato di attualità un tema di eccezionale interesse – la figura e l’opera di uno straordinario intellettuale toscano vissuto tra il secondo Duecento e il primo Trecento, Francesco da Barberino, recuperate in collegamento con il suo lavoro piú celebrato e piú suggestivo –, ma ha schiuso orizzonti nuovi nel campo dell’alta cultura dell’Italia mediana, tosco-emiliano-veneta, tra la fine del XIII e gli albori del XIV secolo, focalizzata sui nomi illustri di Giotto per l’arte figurativa, di Dante sul piano linguistico e letterario (con tutto ciò che si muove intorno a loro). L’Officiolo di Francesco si distingue come il piú antico “libro d’ore” italiano conosciuto a quella altezza cronologica (1304-1309): il primo libro di preghiere, costruito « nell’uso di Roma », cui viene aggiunto in fine un originale (e finora inedito) trattato allegorico sulla Speranza (ai ff. 165r-172v), che dà una connotazione del tutto inusuale a tale tipo di compilazioni. Si aggiunga che, nella prospettiva dell’alta cultura linguistica e letteraria italiana in formazione, mentre si va plasmando la nuova lingua volgare e Dante, operando la sua ardita, geniale opzione per il toscano contro il latino, fonda la letteratura italiana con quella che resterà la piú complessa e fascinosa opera letteraria di tutti i tempi, la Commedia (poi La Divina Commedia); Francesco – già noto come il primo che ne abbia lasciato menzione (ante 1314), forse il primo che ne abbia avuto conoscenza diretta, almeno dell’Inferno, quando ancora il poema era in corso di scrittura – si scopre ora autore di quell’Officiolo che si segnala come il probabile primo documento della suggestione esercitata dagli scenari infernali di Dante sull’immaginario dei suoi lettori contemporanei e postumi. Al tempo stesso, mentre nelle aree piú avanzate dell’Italia mediana e settentrionale (ma non solo di queste) si sviluppa una vivace dialettica tra l’arte figurativa e la scrittura, mentre Giotto va elaborando nuove forme espressive che porteranno a un rivoluzionario rinnovamento della pittura italiana sullo scorcio del Medioevo, l’Officiolo di Francesco da Barberino offre la prima attestazione del fascino esercitato da Giotto, soprattutto l’affrescatore della Cappella degli Scrovegni, sull’arte pittorica contemporanea impiegata a illustrazione del discorso verbale. La riproduzione in facsimile dell’Officiolo, fedelissima all’originale, offre una preziosa documentazione, aperta alla fruizione del grande pubblico, della piú spettacolare invenzione iconografica nell’arte della miniatura italiana fra Due e Trecento: il capolavoro, imprevedibile nella sua magnificenza, di uno straordinario intellettuale dell’autunno del Medioevo.Questo Commentario, affidato alle cure di studiosi tra i piú esperti nei diversi settori di indagine, tenta di operare una prima focalizzazione storica del manoscritto, ormai definito come l’Officiolo di Francesco da Barberino, e dei suoi possibili o probabili rapporti con la piú alta cultura letteraria e figurativa contemporanea.

EAN: 9788869732195
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Edizione critica a cura di Giuseppe E.Sansone. (II edizione riveduta). Roma, Zauli Ed. 1995, cm.17x24, pp.CII,320, brossura con sopraccoperta figurata a colori. Collana I Topazi. Testi Volgari Antichi,3.

EAN: 9788886441070
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#334139 Angolo Antico
Il nome del curatore, Federico Ubaldini, si ricava della prefazione. In Roma, Nella Stamperia di Vitale Mascardi 1640, cm.17,5x24,5, Legatura in pieno marocchino rosso, con filetti dorati ai piatti, dorso con incisioni e dorature, 5 nervi. Esemplare collazionato, completo.volume costituito da 23 carte non numerate con 3 incisioni, pp.376, (140 di indice degli autori volgari e provenzali e di tavola delle voci, e maniere di parlare più considerabili usate nell'opera). Marca tipografica incisa in fine. Capilettera, testatine e fregi xilografici. Fra le carte non numerate: frontespizio raffigurante Cupido che prende un'ape, inciso da C.Bloemaert su disegno di A.Camas, ritratto del poeta inciso da S.Vouillemont e un altra tavola pure incisa da Boemaert. Nel testo numerato sono presenti altre 13 tavole che seguono la numerazione, a pagina 7, 91, 171, 185, 197, 211,225, 307, 319, 327, 337, 349, 357. Tavole incise in rame opera del Boemaert, del Greuter, del Della Cornia e di altri valenti incisori di quel tempo. Nell'indice alla carta i3 vi è una curiosa lapide incisa. Prima edizione. Uno dei libri figurati più belli del seicento italiano.
Usato, buono
Note: La legatura è danneggiata al dorso in quanto mancante di una piccola porzione nella parte superiore. All'unghiatura superiore sono presenti delle abrasioni, e al piatto posteriore è presente una ampia macchia copre una parte cospicua del piatto che scurisce e rovina la pelle. Internamente lo stato di conservazione è buono, solamente qualche macchietta alle ultime carte.
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Edizione, traduzione e commento. Firenze, Sismel - Edizioni del Galluzzo 2021, cm.16x24, pp. XIV,365, brossura con copertina figurata a colori. Collana Traditio et Renovatio,11. Quasi sicuramente elaborata nel contesto culturale del sinodo di Francoforte del 794, la Homilia de vocatione gentium, giunta nella doppia versione in latino e in antico alto tedesco (ognuna delle due marcata da peculiarità caratterizzanti), si presenta come una difesa della partita vox, multiplex et varia con la quale, dopo la Pentecoste, e in opposizione alla divisio conseguente all’episodio della torre di Babele, si rivendica la libertà di lodare la divinità e all’un tempo di comunicare, in omni lingua, sul modello degli Apostoli, la parola di Dio, la quale riunisce tutti i christiani nel rispetto dei mandata Dei e nella pratica della caritas. Accostato a iniziative di alcuni decenni più tarde, quali la traduzione del Salterio in arabo da parte di Hafs ibn Albar al Quti e il dibattito intorno all’introduzione delle litterae e della lingua Sclavini(s)cae da parte di Costantino/Cirillo e di Metodio nella liturgia e nel volgarizzamento delle Sacre Scritture, il De vocatione gentium si presenta come testo assai precoce nel quale il tema della diversità delle lingue, che si risolve comunque nell’unità dell’intentio e quindi nell’accettazione di omnis lingua per la parola di Dio, viene tra l’altro affrontato, sia nell’argomentazione sia nella terminologia, con un approccio tecnico, linguistico e grammaticale.

EAN: 9788884508263
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