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Anne Frank. Un racconto-documento.

Autore:
Curatore: Traduz.dal tedesco di Giuseppe Bianchetti.
Editore: Modern Publishing House.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.13,5x20, pp.190, brossura cop.fig. Collana Pagine disparse.

Abstract: Ho seguito le orme di Anne Frank. Conducono attraverso la Germania; non c'era nessuna via d'uscita per lei. (...) Ho cercato di incontrare settantasei persone, che sapevo avevano conosciuto Anne o l'avevano accompagnata per un tratto o avevano seguito percorsi analoghi o avevano incrociato il suo, avendone o meno cognizione. (...) Ho trovato soltanto quarantadue delle settantasei persone. (...) Questo libro contiene le dichiarazioni di quarantadue testimoni, documenti del periodo dell'occupazione tedesca dell'Olanda e alcune annotazioni di Anne Frank (...). In questo "racconto-documento" (come si è scelto di denominare il testo nella traduzione italiana che proponiamo) l'autore registra quello che i "suoi" quarantadue testimoni decidono di raccontargli e rilegge gran parte di quello che Anne ha annotato di suo pugno e che non è andato perduto, scoprendo, per quanto possibile, le "orme" di quella ragazzina, le sue "tracce delicate, sulla strada per raggiungere la scuola, (...) per seguire i sogni, sulla via di fuga, sulla soglia del suo nascondiglio... e infine sulla strada che conduce alla morte".

EAN: 9788849305111
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Traduzione dal tedesco di Giuseppe Bianchetti. Verona, Arnoldo Mondadori Ed. 1958, cm.13,5x20, pp.174, brossura con sopraccoperta. Collana Arcobaleno.
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Traduzione di Attilio Velardi. Milano, Rizzoli 1989, cm.11x18, pp.636, brossura cop.fig.a col.

EAN: 9788817113311
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#294093 Arte Pittura
Milano, Il Sole 24 Ore 2007, cm.23x29, pp.310, ill.colori. brossura copertina figurat a colori. Collana I Grandi Maestri dell'Arte. L'artista e il Suo Tempo. Il Salon d'Automne di Parigi del 1905 tenne a battesimo l'esordio ufficiale di un piccolo gruppo di giovani artisti accomunati da un percorso formativo analogo, dall'amore per la luce calda e le ombre lunghe del Midi, dal costante riferimento alla ricerca pittorica di Cézanne. Riuniti in un'unica sala, i loro paesaggi, ritratti e idilli domestici abbagliarono visitatori e recensori. Per definirne l'eccentricità formale e denotarne la carica eversiva, il critico Louis Vauxcelles coniò una delle formule più celebri della storia dell'arte novecentesca: "fauves", selvaggi della moderna scena parigina. Spietata fedeltà alla percezione retinica, traduzione del dato visivo in termini di toni e timbri cromatici, composizioni sghembe furono interpretate da Matisse, Derain, Braque, Friesz, Camoin, Marquet, Van Dongen, Dufy come l'antidoto necessario alle derive di fine secolo: al facile realismo, da un lato, e alla dogmatica scienza del colore divisionista, dall'altro. Ma in assenza di un programma o di una base teorica, il gruppo si disperse a brevissimo giro in ricerche differenti, talora contraddittorie. Derain, dopo un fortunato sodalizio con Matisse, scopri al British Museum di Londra l'arte primitiva e ne sposò eleganze e monumentatila, in un percorso di progressivo avvicinamento all'esperienza coeva di Picasso. Braque accentuò, insieme a Friesz, la cifra accattivante dei suoi paesaggi portuali, per poi tornare decisamente sui suoi passi e approdare alla solidità e al cromatismo ribassato del cubismo, di cui sarà, con Picasso, tra i protagonisti riconosciuti. Camoin, Dufy e Marquet adottarono per i loro intimi quadretti bagnati dalla luce mediterranea formule garbate, di immediata presa sul collezionismo internazionale, in particolare russo. Van Dongen piegò le accensioni di colore tipiche dei fauve a un repertorio affollato di personaggi circensi, scene mondane, nudi, secondo una cifra aggressiva, quasi pre-espressionista, che ne avrebbe dettato la fortuna soprattutto in Germania. Solo Matisse, nel corso di tutta la sua carriera, tornò a più riprese a interrogare l'esperienza fauve, per discuterne i presupposti e rileggerne le acquisizioni. Ripercorrere le sue opere principali, da Luxe, calme et volupté (1904) fino alla cappella di Vence (1948-52), attraverso le serie degli anni Trenta, la decorazione Barnes e i papiers découpés, significa in questo senso confrontarsi con un percorso di ostinata, inattaccabile fedeltà al colore, e all'irrisolta tensione tra colore e disegno: perché "il colore - avrebbe detto Matisse verso la fine della vita - è una liberazione".
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#296632 Arte Pittura
Historical surveys by R.Skira-Venturi. Translated by S.Gibert. Geneve, Skira Ed. 1950, cm.25x35, pp.206, num.tavv.con figg.a col.applicate. legatura ed.sopraccoperta figurata a colori. Testo in lingua inglese.
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Note: sopracoperta con mende.
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