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#316136 Arte Restauro

Il restauro di San Paolo a Ripa d'Arno e il recupero di Sant'Agata. Un patrimonio di fede e arte restituito alla città di Pisa.

Curatore: A cura di Mauro Ciampa, Maria Luisa Ceccarelli Lemut e Gabriella Garzella.
Editore: Pacini Editore.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.24x28, pp.192, illustrazioni. legatura editoriale cartonata, copertina figurata a colori. Collana Biblioteca del Bollettino Storico Pisano. Collana Arte.

Abstract: San Paolo a Ripa d'Arno, chiesa del monastero vallombrosano maschile in età medievale, rappresenta uno dei più significativi monumenti del cosiddetto romanico pisano. Gravi problemi strutturali manifestatisi a partire dall'autunno del 2010 hanno dato il via ad un complesso programma d'interventi intesi a risolvere in via definitiva una complessa situazione di dissesti risalente addirittura ai bombardamenti dell'agosto 1943. La chiesa è stata riaperta al culto domenica 3 marzo 2019. Per una fortunata coincidenza, all'inizio del 2022 l'ottagono cappella di Sant'Agata ha visto la fine dei lavori di restauro: si è così ricostituito in qualche modo il legame tra la chiesa abbaziale e l'oratorio, un tempo posto al centro del chiostro monastico.

EAN: 9791254862322
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#278296 Arte Restauro
A cura di Grazia de Cesare. Firenze, Edifir 2020, cm.16,5x23,5, pp.128, brossura con copertina figurata a colori. «Rieti è una città ricca di tesori nascosti e la storia del sipario del Teatro Flavio Vespasiano sta lì a dimostrarlo. Dipinto dal grande Antonino Calcagnadoro nel 1910, il sipario ebbe vita travagliata prima e dopo la sua realizzazione. Nel secondo dopoguerra incappò nel giudizio di coloro ai quali - specie dopo l'orrore dell'Olocausto - non era parso politicamente corretto celebrare la presa di Gerusalemme da parte di Vespasiano, che tanta distruzione e tanti lutti arrecò al popolo ebraico. Ma ad oscurare l'imperatore trionfante davanti alle mura della città ci avrebbe pensato il tempo, con tutto il suo corredo di "agenti": l'umidità, l'usura provocata dal ripetuto utilizzo, la scarsa cura e manutenzione, fino a quando, per evitare che la tela andasse distrutta, semplicemente si smise di usarla. Il tempo è continuato a scorrere, sbiadendo del sipario anche il ricordo tra i reatini, pure legatissimi al loro teatro. Perciò il 21 settembre vedere il Flavio pieno di gente accorsa ad ammirare la grande tela finalmente restaurata è stato commovente. Raramente si percepisce in città tanto orgoglio per le proprie cose e la propria storia e invece è successo. E a ragione. Per la Fondazione Varrone, che sin dal 2017 aveva deciso di finanziare quel restauro, è stata la dimostrazione di aver fatto la scelta giusta, onorando una volta di più il lascito anche morale della Cassa di Risparmio di Rieti, che a suo tempo tanto contribuì all'edificazione del teatro. Ugualmente azzeccata si è rivelata la decisione di affidare il cantiere ai docenti e agli allievi dell'Accademia delle Belle Arti de L'Aquila, anche per rinsaldare i rapporti di vicinanza e di scambio con la nostra città. Di quell'emozionante pomeriggio al Flavio ci resta il ricordo del lungo, appassionato applauso con cui il pubblico ha salutato il ritorno del sipario sulla scena e le parole della professoressa Grazia De Cesare sul valore dell'opera del Calca-gnadoro e sulla sua intrinseca fragilità. E adesso che la città ha ritrovato questo suo tesoro siamo certi che farà del tutto per non perderlo di nuovo.» (Dalla Premessa di Antonio D'Onofrio)
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