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#291496 Diritto

Il diritto contro se stesso. Saggio sul positivismo giuridico e la sua crisi.

Author:
Publisher: Olschki Ed.
Date of publ.:
Details: cm 15,5 x 21,5, xiv-264 pp., brossura Ambienti del diritto,2. Ristampa 2021.

Abstract: Il positivismo giuridico afferma la tesi della fattualità del diritto e della sua essenziale riduzione ad una “fonte” descrittivamente accessibile. Diritto e morale in tal modo si crede di rendere concettualmente distinti e in via di principio separati o separabili. Ciò avrebbe inoltre il vantaggio di fare della dimensione giuridica un’area di certezza, isola di salvezza nell’oceano tempestoso della controversia morale. Mentre su valori e princìpi si discute e si battaglia, sul fatto del diritto e sulla sua fonte il conflitto sarebbe risolto mediante l’autorità del sovrano, sia esso un legislatore, un giudice, ovvero la forza normativa del fattuale. Una tale ricostruzione del fenomeno giuridico è poi funzionale alla forma politica preminente della modernità, lo Stato ed il suo monopolio della violenza. Ora, questa dottrina e questa narrativa soffrono però per un verso interne tensioni e contraddizioni (quella per esempio di una tendenziale riduzione del dover essere all’essere e dunque della norma al fatto, ovvero una semplificazione dell’ontologia del diritto, espellendo da questo valori e i princìpi). E per altro verso ciò che quella narrativa sostiene, la sovranità statale, è messa in discussione da processi tumultuosi di costituzionalizzazione e globalizzazione.

EAN: 9788822266682
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Edizione integrale a cura di Renato Alfieri, Silvana Citterio. Napoli, Morano Ed. 1990, cm.13x19, pp.222, brossura copertina illustrazioni a colori. Collana Segnalibro.

EAN: 9781873982464
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Romanzo. Bologna, FirenzeLibri Editore 2000, cm.14x21,5, pp.176, brossura copertina figurata a colori. Collana I Libri di Massimiliano Boni. Romanzi e Racconti,10. Il romanzo è il romanzo appunto dell'amore di Catullo per una delle più intelligenti, più belle e brillanti e spregiudicate donne del suo tempo, Clodia moglie del console di Roma Metello Celere e appartenente all'antica e nobile famiglia dei Clodii, che il poeta chiama Lesbia. Amore celebrato nei suoi momenti felici e nei suoi momenti infelici in modo appassionato da Catullo, molto probabilmente il maggior poeta lirico che abbia avuto la letteratura latina. È uno dei più riusciti ro-manzi di Panzini. E per certi versi si può dire che gareggia col grande poeta antico, non si dice vittoriosamente ma con arrivo al traguardo della poesia a non troppa lunga distanza. Stupendi sono, ad ogni modo, alcuni ritratti a cominciare da quello di Clodia. Anche quelli di Cicerone, di Orazio e di Augusto sono ritratti riusciti molto bene. Il Panzini scrisse anche veri e propri studi storici, considerati, però, in modo piuttosto negativo. Probabilmente con ragione. Ma altrettanto pro-babilmente il Panzini storico occorre forse cercarlo nelle sue opere narrative. Cosa che del resto ha un precedente illustre, Alessandro Manzoni, storico molto più valido nel romanzo famoso che nei suoi scritti storici veri e propri. Ad ogni modo anche l'ambiente storico degli amori dei due protagonisti, tra i più turbolenti della storia romana in quanto stava tramontando l'antico e glorioso regime repubblicano e stava imponendosi il principato, è reso molto bene, con appassionato distacco. Stupenda poi è la parte finale del romanzo in cui il tema dell'amore e della morte così caro ai poeti romantici ma che gli scrittori del tardo romanticismo avevano fortemente indebolito, qui nuovamente si riafferma in modo splendido. Alfredo Panzini nacque a Senigallia, in provincia di Ancona, nel 1863 e morì a Roma nel 1939. Si laureò a Bologna con il Carducci. Incominciò presto a insegnare nelle scuole statali. Cominciò presto anche a scrivere bozzetti e racconti o pagine di viaggio. Dopo la sua morte, fu rapidamente dimenticato. Ingiustamente. Tra l'altro uno degli aspetti più negativamente considerati dalla critica del secondo '900, fu proprio la sua opera narrativa. Si accettò, quando si accettò, il Panzini della Lanterna di Diogene e del Viaggio di un povero letterato ma si rifiutò quasi sempre il Panzini narratore. Ingiustamente anche in questo caso. Perché il Panzini scrisse anche opere di narrativa di impostazione modernissima e ricche di poesia, come questa che presentiamo all'intelligente lettore di oggi.

EAN: 9788876223587
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Traduz. di Giampiero Hirzer. Milano, Longanesi 2009, cm.14x21, pp.434, legatura ed. cartonata, sopraccoperta fig. a colori. Collana La Gaja Scienza,915. È la vigilia della Grande Guerra, tra afflati nazionalisti e ambizioni imperialistiche. Leon Courteney, nipote dell'alto ufficiale britannico Penrod Ballantyne, è un giovane e valoroso sottotenente dei King's African Rifles. Ma appena gli è possibile Leon si dedica alla passione di sempre, la caccia grossa, avvalendosi del suo speciale rapporto con i masai. Primo fra tutti il fedele e coraggioso sergente Manyoro, cui è legato da un forte sentimento d'amicizia, presto tramutato in vincolo "di sangue guerriero". Grazie anche alla collaborazione dei masai e alla loro straordinaria conoscenza del territorio, Leon diventa una guida esperta di personaggi importanti e facoltosi, tra i quali spicca un ospite d'eccezione: il presidente americano Theodore Roosevelt. Nella natura incontaminata e selvaggia, si susseguiranno epici incontri con gli animali più fieri e pericolosi della savana. Ma l'appartenenza di Leon all'esercito di Sua Maestà lo porterà a essere protagonista di un gioco molto rischioso, di portata internazionale. In un crescendo si riveleranno i diabolici intrighi con cui, dal cuore profondo dell'Africa, magnati, avventurieri e nobildonne sembrano decidere le sorti del Vecchio Continente; a cominciare da un misterioso conte europeo che è anche un industriale di aeromobili e veicoli. Sarà però l'incontro con una donna bellissima ed enigmatica a cambiare per sempre il destino di Leon, ormai conosciuto come il più grande cacciatore del continente.

EAN: 9788830425088
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#341770 Religioni
A cura di Massimo Jevolella. Milano, Arnoldo Mondadori Editore 2010, cm.13x18,5, pp.69, brossura con copertina figurata a colori. Collana Oscar Saggezze. Folgorato dalla "scandalosità" del Vangelo, Paolo di Tarso ne divenne il più ardente interprete, propugnatore di una nuova concezione della fede. Una fede che trova la sua ragione non nella cieca obbedienza a una serie di precetti ma nella totale adesione del cuore, nell'esercizio attivo dell'amore. Un messaggio di estrema modernità che ancora oggi si pone come antidoto a ogni forma di estremismo devoto e di fanatico integralismo in nome di un sogno universale di verità.

EAN: 9788804596066
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