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Nato d'uomo e di macchina.

Author:
Publisher: Arnoldo Mondadori Ed.
Date of publ.:
Details: cm.13x19, pp.142, brossura con cop.ill.a col. Collana Urania794.

Abstract: Tutt'a un tratto mi trovai a muovermi così veloce che gli altri passeggeri scesi con me dal convoglio della metropolitana mi sembravano fermi, inchiodati sulla banchina. In pochi secondi mi trovai in cima alla lunga scala e fuori dalla stazione, lanciato per Fulton Street a 60 km l'ora... Che cosa mi stava accadendo? Quale forza s'era impadronita di me? Il mio corpo svoltò nell'entrata di un palazzo d'uffici e piombò in una stanza dove un uomo era seduto alla tastiera di un computer. L'uomo aveva appena cominciato a girarsi quando un sottile raggio rosso, scaturito da me, lo tagliò in due dalla testa all'addome. Poi il raggio sparì e io restai immobile e annichilito. Finora ero stato Bob Tanner, un normale cittadino... Ma adesso cos'ero: un uomo, o una macchina per uccidere?.

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Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1986, cm.13x19, pp.168, brossura con cop.ill.a col. Collana Urania1027. Per una Terra sovrappopolata e ormai solita a considerare l'alimentazione individuale come una necessaria ma quasi fastidiosa funzione fisiologica simile a tante altre, la notizia che Farhome è stata un successo rappresenta una ventata di speranza. Farhome è stata la prima colonia umana stabilita oltre il sistema solare, e dopo decenni di isolamento il suo emissario Bjonn si dirige ora verso la Terra per riprendere i contatti. Naturale, quindi, che l'Ufficio per gli Affari Non Terrestri assegni al prezioso ambasciatore un accompagnatore ufficiale nella persona di Tad Dameron, ma non è altrettanto naturale che dopo breve tempo Bjonn sparisca come un fantasma insieme a una collega di Dameron. Ritrovare le loro tracce non è cosa facile, ma quando Dameron riesce nel'impresa si rende conto di dover affrontare un altro problema, ben superiore alle sue forze: si tratta di una invasione... o forse della salvezza per il genere umano?
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#133609 Arte Scultura
Milano, Ediarte 1999, cm.29x26, pp.ca.100, num.fotogg.su tavv.nt. legatura ed.in tutta tela, sopracop.fig.
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Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1972, cm.13x19, pp.162, brossura con cop.ill.a col. Collana Urania583. "C'era, nella galassia, una nuova presenza, a molti anni-luce dal pianeta quasi al limite della capacità d'osservazione di Beta. L'ordine di Alfa venne, immediato: l'oggetto doveva essere attirato più vicino, messo sotto controllo. Beta non era in grado di eseguirlo. A distanze così enormi, anche i suoi enormi poteri si perdevano nel nulla. L'oggetto viaggiava nello spazio: poteva essere la via d'uscita di cui Alfa aveva disperatamente bisogno per obbedire alla Direttiva Primaria. Ma la sua rotta lo allontanava dal pianeta, ben presto sarebbe scomparso nelle tenebre dello spazio, l'occasione sarebbe andata persa per sempre. Allora il flusso di comunicazioni emesso dall'oggetto venne registrato, studiato, definito; un linguaggio venne imparato. Mancava il tempo per esaminare un'intera cultura, un'intera civiltà; ma il flusso di messaggi poteva essere imitato, rimandato verso l'oggetto. Così fu ordinato. Così fu fatto."
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Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1968, cm.13x19, pp.168, brossura con cop.ill.a col. Collana Urania489. Data: 7 luglio 1973, ore 13,10 (GMT). Luogo: in orbita polare. L'apparecchio XMSV-1 filava in orbita, altissimo sulle distese ghiacciate dell'Artico. Ma i due piloti non guardavano la superficie terrestre. Stavano osservando un oggetto lucente che rotolava lentamente nel cielo davanti a loro, a una quota leggermente più bassa. "Sembra il primo stadio di un razzo" disse il primo pilota, che si chiamava Walker, iniziando la manovra di avvicinamento... L'oggetto lucente non era però né il primo né il secondo stadio di un razzo. E il maggiore Jed Walker, dell'U.S. Air Force, non sarebbe vissuto abbastanza a lungo per sapere che cosa fosse in realtà.
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Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1972, cm.13x19, pp.136, brossura con cop.ill.a col. Collana Urania597. Piove sempre, fa sempre freddo. Guarnigioni stanche, sfiduciate, troppo esigue, presidiano con poche speranze i confini settentrionali dell'Impero. Dall'alto del grande Vallo i soldati guardano le lande desolate e selvagge in mano alle tribù barbare. Sanno che un attacco è imminente. Due esploratori vengono mandati, di notte, in ricognizione. Ma i barbari li catturano, li costringono a una interminabile marcia nella foresta. E qui, in una radura bruciacchiata, i due prigionieri incontrano, invece della morte, un altissimo pesce d'argento e il dio che lo abita. Ma è un dio che somiglia a un uomo, che si esprime a gesti e frasi smozzicate, che chiede con l'angoscia nella voce se è vero ciò che dicono i barbari: che i Romani sono i soli a poterlo aiutare, i soli a conoscere la tecnologia moderna, a saper riparare un'astronave precipitata sul pianeta sbagliato.
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