Cavalca Fra Domenico Da Vico Pisano. (ca. 1270-1342)
Pungilingua.
Dell' ordine de' predicatori, ridotto alla sua vera lezione. Nome del curatore, Gio. Bottari, alla fine della dedica. In Roma, Nella Stamperia di Antonio de' Rossi
1751,
cm.14,5x22, in 8.
pp.[12], 294, [2], Fregio xilografico sul frontespizio, capilettera, frontalini, finalini incisini
legatura cartonata settecentesca con rinforzo cartaceo al dorso.
Esemplare molto marginoso fose su carta grande e molto bianco, salvo qualche macchietta.
Ex libris cartaceo applicato all' occhietto con stemma nobiliare dei Baroni Ricasoli . Altro timbro ex libris al frontespizio Bibl.Gust. G. Galletti Flor. che indica appartenenza alla biblioteca di Gustavo Camillo Galletti (1805-1868). bibliofilo e collezionista librario di nobile famiglia. Riunì la sua importante raccolta acquisendo intere biblioteche di illustri bibliofili, come ad esempio quella del marchese Riccardi Vernaccia e quella dell'abate Tommaso Gelli. Nel 1879, buona parte della sua collezione venne acquisita dal barone Landau.
Corretta edizione romana di questa scrittura mistico-devozionale del Cavalca noto anche come De bona et mala lingua, esempio insigne della forbitezza di dettato dell'aureo Trecento. Precedono alcune considerazioni sulla nobiltà e l'utilità del linguaggio (quasi un abbozzo dei Frutti della lingua), poi si passano ordinatamente in rassegna i peccati che l'uomo commette parlando: la bestemmia, la mormorazione, lo spergiuro, la menzogna, la detrazione, l'adulazione, la maledizione, il convizio o improperio, la beffa, e così via con precisione sempre crescente, fino al parlare scurrile dei giullari.
Usato, molto buono