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La cugina Betta. Romanzo.

Autore:
Curatore: Traduz.di Mario Buggelli.
Editore: Edizioni Corbaccio.
Data di pubbl.:
Dettagli: 2 voll., cm.12x19, pp.305; 353, rilegg.moderne in mz.balacron con angoli ai piatti marmorizzati, titoli e filetti in oro ai dorsi con iniziali C.V. al piede. Interni ingialliti, altrimenti eccellente esempl. Collana Tutto Balzac,2-3.

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A cura di Daniela De Agostini, postfazione di Andrea Mazzucchi. Roma, Salerno Ed. 2003, cm.12x19,5, pp.120, brossura con copertina figurata a colori. Collana Faville,23. Libro fondatore dell’immaginario dell’esilio, i Proscritti rappresenta, all’interno dell’“edificio” balzachiano quella soglia che l’Autore attraversa nel momento in cui avverte in sé il nascere di una nuova poetica. Punto d’incontro delle riflessioni giovanili d’ispirazione mistica e dell’attrazione per il pensiero scottiano – dunque attinente a un progetto di scrittura sul versante del romanzo storico –, in esso Balzac si misura con quella «visionarietà del reale attenta all’immensa verità dei dettagli» che gli permetterà di addentrarsi nel labirinto della Commedia umana. Redatto nel 1831, troverà la sua collocazione all’interno degli Studi filosofici soltanto nel 1840; tra i suoi protagonisti, Dante Alighieri e Sigieri di Brabante, figure nelle quali Balzac si è rispecchiato nella condivisione di un analogo ideale di perfezione e di impossibile Unità che incontra, in un doloroso destino di proscrizione, l’apertura verso il “mistero delle cose” e della loro ricreazione nell’opera d’arte.

EAN: 9788884024176
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Précédée de l'Histoire véridique du canard, par Gérard de Nerval. Paris, Aubry 1943, cm.11,5x19,5, pp.205, ill.bn.nt. brossura con cop.con bandelle.

Lingua: Francese
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Scelti e raccolti da S.De Carlo. Roma, De Carlo Ed. 1944, cm.16x21, pp.1020, brossura
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Traduz.di Tina Simonetti. Ginevra, Edizioni Ferni 1976, cm.12x20, pp.254, num.tavv.bn.ft. legatura ed.in skivertex,fregi in oro al piatto ant.e dorso, taglio oro. Collana I Grandi Romanzi di Tutti i Tempi.
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#201807 Religioni
A cura di Antonietta L. Bruno e Boudewijn C. A. Walraven. Torino, UTET 2006, cm.15x23, pp.508, alcune tavv.bn.ft. legatura ed.in tutta tela, titoli e fregi in oro al dorso. È possibile affermare che la Corea è un Paese dove, all’inizio del XXI secolo, lo sciamanesimo è più vitale che in qualsiasi altra regione del mondo. Il numero dei suoi officianti, in gran parte donne, si aggira sulle centinaia di migliaia, a testimonianza di come non si tratti certo di una reliquia di un attardato passato rurale destinata a scomparire in fretta. L’animata metropoli di Seoul è circondata da luoghi destinati alla celebrazione dei suoi rituali: lo sciamanesimo coreano è vivo e vegeto all’interno di una società fortemente industrializzata e urbanizzata. Ugualmente, è necessario riflettere sul significato del termine quando lo si applica alla realtà della Corea. Se si accetta la definizione di Mircea Eliade, popolare ma empiricamente mal fondata, secondo cui lo sciamanesimo è una tecnica dell’estasi, laddove l’estasi implica che lo spirito dello sciamano lasci il suo corpo per viaggiare verso regioni celesti, ben poche tracce se ne possono trovare in Corea. Poiché qui, generalmente, gli sciamani non stabiliscono un contatto con il regno degli spiriti e delle divinità facendo viaggiare il loro spirito per incontrarli, ma piuttosto li fanno «discendere» nei loro stessi corpi e prestano la loro voce agli esseri soprannaturali da cui sono posseduti. Qualcuno potrebbe definirli medium, ma il termine suggerirebbe un’attitudine passiva, mentre in realtà gli specialisti religiosi che i coreani solitamente chiamano mudang mantengono decisamente il controllo dei procedimenti e, una volta completato il percorso iniziatico, sono in grado di mettersi in contatto con l’altro mondo quando e dove vogliono. La caratteristica li farebbe rientrare nel novero degli sciamani anche applicando il criterio formulato da Gilbert Rouget, il musicologo che adattò le idee di Eliade allo studio del ruolo della musica nei rituali di possessione, indicando nella possessione volontaria un tratto distintivo della categoria. Ulteriori motivi per ascrivere i mudang al novero degli sciamani si possono rinvenire nel processo con cui i cosiddetti mudang posseduti accettano la loro vocazione, rivelando sorprendenti somiglianze con il cammino per cui lo sciamano siberiano prototipo viene condotto alla sua carriera…
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