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Le centrali di Krontal. N. 245, 18 dicembre 1960.

Autore:
Editore: Arnoldo Mondadori Ed.
Data di pubbl.:
Collana: Coll.Urania,245.
Dettagli: cm.13x19, pp.125, brossura cop.ill.a col. Coll.Urania,245.

Abstract: I Coordinatori Massimi di Krontal sono preoccupati dalla terribile minaccia delle astronavi nere. Esse hanno già distrutto tutte le loro città, e se non sono riusciti a distruggere anche tutti i krontaliani è soltanto perchè hanno avuto a che fare con una civiltà enormemente progredita, pacifica ma non passiva. Perciò i Coordinatori di Krontal hanno studiato la tattica delle astronavi nere, risalendo nel tempo per meglio capirla, e sono riusciti a stabilirne le probabili mosse future. Le loro previsioni dicono che il prossimo obiettivo delle astronavi nere sarà Peipal, il pianeta che i suoi abitanti chiamano Terra. E poichè la vita di Krontal dipenda da quella della Terra, bisognerà che essi difendano questo pianeta, anche se i terrestri non crederanno al pericolo, non crederanno ai krontaliani non crederanno nemmeno al terrestre colonnello Masterson, e rischieranno, come infatti rischiano, la distruzione totale proprio per questo loro "santommasiana" qualità. Efficace narratore, Albert Woodrod denota una profonda conoscenza dell'animo umano, e se ne vale per tratteggiare con realismo ben dosato tutte le parti del romanzo che si svolgono sulla Terra e fra gli uomini, riservando una fantasia, che può ben essere definita lirica, a Krontal e ai krontaliani.

CondizioniUsato, accettabile
Note: Dorso parzialmente mancante.
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Paris, Calmann-Lévy 1920, cm.12x19, pp.(6),419,(3), rilegatura coeva in mz.pergamena con angoli, piatti in seta, dorso a 4 nervi con fregi in oro e tassello in pelle con titoli in oro. (ex libris al I risguardo.)
EUR 18.00
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N. 223, 14 febbraio 1960. Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1960, cm.13x19, pp.127, brossura cop.ill.a col. Coll.Urania,223. Delaney è un giornalista americano che è stato temporaneamente ceduto dal suo giornale a una grande rivista inglese, il "View Magazine" con sede a Londra. A Londra c'è il Tamigi, e in questo fiume, come in ogni corso d'acqua che si rispetti, ogni tanto viene ripescato qualcuno, annegato o ancora vivo, uomo o donna, suicidi o ubriachi o vittime di incidenti. Un giornalista quindi non si emoziona molto quando succede una cosa del genere. Però il giorno in cui vede la fotografia di un uomo di mezza età disteso su una barella dopo essere stato ripescato dal Tamigi, Delaney se ne preoccupa, eccome. Se ne preoccupa tanto da mettersi in guai molto seri, perchè Delaney è fatto in modo che non esita a rischiare tutto per andare a fondo di un suo sospetto. E in quel particolare caso Delaney sospetta che l'uomo del Tamigi sia lo scienziato atomico Stephen Rayner. Ma il dottor Rayner sta lavorando tranquillamente nei laboratori dell'Istituto Brant. Ha qualche cerotto sulla faccia perchè è appena uscito da un incidente di macchina, ma questo non significa niente. Anche gli scienziati possono avere un incidente come chiunque altro. Eppure Delaney, più cocciuto di un mulo, continua a seguire il suo fiuto. I casi sono due: o ha messo le mani sul più grosso colpo giornalistico dell'anno, o sta commettendo il più colossale errore della sua carriera.
Usato, buono
Note: Lievi segni d'usura al dorso.
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N. 203, 10 maggio 1959. Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1959, cm.13x19, pp.127, brossura cop.ill.a col. Coll.Urania,203. Leggendo questo romanzo dell'ottimo Charles Eric Maine, vien fatto di pensare con un brivido a che punto esattamente la fantasia si sostituisce alla realtà, perchè i fatti sui quali il romanzo si basa, e dai quali l'autore trae le sue tragiche deduzioni, sono realmente accaduti nel mondo d'oggi. I fatti, che tutti conosciamo, sono questi: a titolo sperimentale, da anni, vengono fatte esplodere bombe sempre più potenti, perfino sotto la superficie dei mari. Ebbene, se una di queste bombe creasse un'immensa falla nel letto di un oceano, quali ne sarebbero le conseguenze? Forse, la bocca del vampiro, alla quale l'autore paragona la voragine spalancata sul fondo marino, succhierebbe dalla Terra l'elemento che le dà la vita: l'acqua. Spietato nel suo agghiacciante pessimismo, il romanzo descrive la spaventosa agonia degli uomini destinati a morire, e ai quali viene ostinatamente taciuta la verità perchè si possa compiere il tentativo disperato di salvarne almeno una parte
Usato, accettabile
Note: Ampio strappo al dorso della copertina.
EUR 6.50
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N. 246, 1 gennaio 1961. Milano, Arnoldo Mondadori Ed. 1961, cm.13x19, pp.125, brossura cop.ill.a col. Coll.Urania,246. Dick MacCaishe è uno spaziale, uno di quegli uomini cioè destinati a vivere soli perchè dovunque vadano, su ogni pianeta, incontrano diffidenza, suscitano antipatia, urtano contro una sorda prevenzione. Gli spaziali non sono uomini come gli altri. Il Servizio ha preso loro tutto; sentimenti, passioni, cervello. Li ha ridotti a Regolamenti ambulanti che agiscono e pensano esclusivamente in funzione del Servizio. La gente non li capisce, non ne viene capita, e li teme. E lo spaziale Dick MacCaishe non sfugge alla regola. Ma non gli importa di essere odiato finchè un incidente, che avrebbe potuto ucciderlo, non lo inchioda su di una poltrona a rotelle e lo mette, lui, l'autosufficiente Dick MacCaishe, lo spaziale per eccellenza, alla mercè degli altri, di uomini e donne che non fanno parte del Servizio. Così impara giorno per giorno qualcosa, ribellandosi prima, rinchiudendosi più ancora in se stesso, applicando più che mai il Regolamento, fin quando non trova negli altri un punto di contatto: l'odio comune contro la sezione scientifica del Servizio, l'inumano Dipartimento Scienze Spaziali che nel malinteso nome della Scienza non rispetta niente e nessuno.
Usato, buono
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