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Publisher: Feltrinelli.
Date of publ.:
Series: Coll.Materiali,16.
Details: cm.13x20,5, pp.294, brossura. Coll.Materiali,16. Prima Edizione.

Abstract: "Critica della Cultura e 'storia intellettuale' contemporanea: nella misura del saggio lungo, ma con 'passi' e 'tagli' assai differenti... dal diario sentimentale alla discussione delle idee, dall'esercizio 'teorico' alla cronaca dei fatti, dal reportage tutto 'cosa vista' alla revisione polemica... intorno ai medesimi temi: il senso, il funzionamento, le possibilità delle strutture culturali di minoranza, oggi; anche una ricapitolazione (catalogo, o assemblage) delle nostre 'cotte' culturali negli anni recenti - complete di tutte le varie illusioni e aggiornate agli ultimi disinganni." (dalla I di cop.).

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Torino, Einaudi 1973, cm.12,5x20, pp.208, brossura con copertina figurata a colori. Coll.Nuovi coralli,56.
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Torino, Einaudi 1974, cm.12x19,5, pp.138, legatura editoriale in tutta tela, con sopraccoperta figurata a colori. Coll.I Coralli, 301. Prima edizione.
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Milano, Adelphi 2006, cm.10,5x17,5, pp.164, brossura con bandelle, Coll.Piccola Biblioteca,536. È il 1960 e alcuni giovani italiani di buone letture decidono di snobbare le Olimpiadi di Roma e di visitare invece Olimpia e gli altri luoghi della grecità mitica, in un viaggio di formazione che anticipa il turismo di massa. I leggendari monumenti vengono percorsi da un'instancabile café society milanese e francese che si è formata soprattutto sulle Elene ed Elettre ed Ecube e Antigoni rifrescate da Giraudoux, Cocteau, Stravinskij, Anouilh, Poulenc, Sartre... Ecco quindi una "conversation pièce" d'epoca - allora "sofisticata" oggi forse archeologica - fra il Partenone, Olimpia, Delfi, Micene e Mikonos...

EAN: 9788845920301
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Milano, Garzanti 1981, cm.14x21, pp.219, (5), brossura. Coll. Saggi Blu - Scacco Giallo. "Dieci viaggi in dieci paesi d'Oriente, lungo i persorsi che voltano le spalle alla Storia per scappare nella Geografia." (dalla copertina)
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Lecco, 8-11/10/1957. Lecco, Tip.Annoni s.d.ca.1960, cm.17,5x25, pp.XX,262, brossura
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Milano, Rizzoli Ed. 1985, cm.14x22,5, pp.249, legatura editoriale con sopraccoperta figurata a colori. Coll.La Scala.
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Copia con dedica e autografo dell'autore. Prefazione di Alfonso Gatto. Milano All'insegna del pesce d'oro. 1964 cm.9,5x12, pp.68, brossura sovraccop. Ed. numerata in 500 esemplari. Con foglio dattiloscritto con possibile inedito dell'autore (1964).
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Note: Segni del tempo alla sovraccoperta, altrimenti volume nuovo.
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#307514 Arte Saggi
Numero monografico della rivista: Livorno cruciale. Quadrimestrale di Arte e Cultura, Numero 3. Pisa, ETS 2010, cm.17x24, pp.96 ill.a colori. brossura copertina figurata a colori. Antonio Antony de Witt, coltissimo portavoce del dibattito europeo relativo agli scambi tra Oriente e Occidente, in un articolo del 1936, dal titolo Italia e Cina nell’arte, si soffermava sulle note indagini berensoniane riguardo all'orientalismo di certi trecenteschi e quattrocenteschi toscani, in particolare senesi, concludendo: «Quel che conta (...) è il poter riconoscere un'affinità d'elevata natura spirituale tra certe posizioni dell'intendimento artistico senese e l'altro di alcuni popoli d'Oriente, una spiccata raffinatezza in entrambi di facoltà diciamo trascendentali e una congrua dotazione di mezzi acconci a tradurle nella rappresentazione artistica». Ed è proprio de Witt che elencava le prerogative comuni tanto ai Senesi quanto agli artisti dell'Estremo Oriente, quali «il disegno immaginativo» e «una coloritura tutt'altro che grassa e corposa, sibbene piatta», fino a citare certe dichiarazioni di Emilio Cecchi riguardo all’affinità del cromatismo di Pietro Lorenzetti con le lacche cinesi. Il tema dell'oriente, scelto come tema monografico di questo numero della rivista, trova quindi un suo fondamento in un programma di rivisitazione critica di un fenomeno figurativo nelle sue tangenze con la cultura artistica del Novecento italiano e segnatamente toscano. Un collezionista di libri aveva ingaggiato lo scrittore americano Henry Miller affinchè scrivesse in cambio di cento dollari al mese racconti erotici; l'autore del Tropico del Capricorno aveva accettato, ma poi aveva passato la commissione alla sua amica Anaïs. "Così - racconta la Nin - incominciai a scrivere ironicamente, divenendo così improbabile, bizzarra ed esagerata, che pensai che il vecchio si sarebbe accorto che stavo facendo una caricatura della sessualità. Ma non ci fu nessuna protesta". Il ricco collezionista, ricevuti i primi testi, raccomandò meno poesia e più dettagli specifici sul sesso. La Nin rispose a tale invito con una lettera che illumina ancora oggi sulle modalità con cui affrontare i temi dell'erotismo: "Il sesso - scrive Anaïs - perde ogni potere quando diventa esplicito, meccanico, ripetuto, quando diventa un'ossessione meccanicistica. Diventa una noia. Lei ci ha insegnato più di qualunque altro quanto sia sbagliato non mescolarlo all'emozione, all'appetito, al desiderio, alla lussuria, al caso, ai capricci, ai legami personali, a relazioni più profonde che ne cambiano il colore, il sapore, i ritmi, l'intensità (...). Questo è quel che conferisce al sesso la sua struttura sorprendente, le sue trasformazioni sottili, i suoi elementi afrodisiaci. Lei sta rimpicciolendo il mondo delle sue sensazioni". E ancora: "Il sesso deve essere innaffiato di lacrime, di risate, di parole, di promesse, di scenate, di gelosia, di tutte le spezie della paura, di viaggi all'estero, di facce nuove, di romanzi, di racconti, di sogni, di fantasia, di musica, di danza, di oppio, di vino. Quanto perde con questo periscopio sulla punta del pisello, quando invece potrebbe godersi un harem di meraviglie tutte diverse e mai ripetute!". E come la giovane modista di Parigi, quella Matilde descritta in un racconto della Nin, anche la modella della copertina di questo numero si guarda allo specchio in un sottile gioco erotico dove compiacimento e provocazione si mescolano indissolubilmente. Tra l'altro la nostra scrittrice affermava giustamente che scrivere di sesso era diventata una strada verso la santità invece che verso la dissolutezza e, se vogliamo, la pittura di Vittorio Corcos, mirabilmente analizzata nel saggio di Francesca Cagianelli, non indica proprio questo cammino?
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