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#344490 Angolo Antico

Il maestro di camera.

Author:
Publisher: Zanobi Pignoni.
Date of publ.:
Details: In 12, cm.7,5x14,5, sei carte non numerate (la prima di esse bianca), pagine 200 numerate, una carta bianca in fine. Legatura in pergamena molle coeva, dorso con titolo ormai evanescente, pagine marginose e bianche solo con lievissime macchioline alle primissime ed ultimissime carte. Seconda edizione, ma in parte originale, e con molti cambiamenti rispetto alla prima, edita sempre a Firenze, per lo stesso stampatore, nel 1621.

Abstract: Questo libro tratta del CERIMONIALE COME LINGUAGGIO POLITICO, finalizzato a sacralizzare le istituzioni politiche o, nel caso della Corte pontificia, a strutturare la sua sacralità con valenze legate al significato politico che lo Stato vaticano esercitava da tempo emerga durante il Medio Evo. I rituali pubblici rappresentavano, nella prima età moderna, le specifiche configurazioni dell'intersezione della sfera del sacro con la sfera del politico, ma ogni configurazione non visualizzava un «ordine» acquisito una volta per tutte e passivamente tramandato e ripetuto. Essa era piuttosto l'esito di un processo, un equilibrio tra tensioni che poteva in ogni momento essere messo in discussione, riformulando il rituale in nuove forme. La dialettica sacro-politico appare, come nota P. Burke in Sacred rulers, royals priests: ritual of the early modern popes, straordinariamente complessa nel caso del cerimoniale dei papi a causa ovviamente dell'intreccio nella sovranità papale di due declinazioni del potere, quella spirituale e quella temporale, ma anche dell'ambiguità della figura papale all'interno di ciascuna delle due declinazioni (da un lato vescovo di Roma e pontefice universale, dall'altro monarca assoluto, ma elettivo dello Stato papale). Il cerimoniale rappresentava costantemente la complessità del potere papale, ma sottolineava anche maggiormente l'una ? l'altra delle molteplici dimensioni della sovranità pontificia. Soprattutto nel 600 si sentì l’esigenza di aggiornare questi protocolli, e tra la pletora dei trattati emersero per importanza quelli del Lunadoro, del Sestini e dell’Amati, che si pose in atteggiamento dialettico con quello del Sestini, che conobbe, vista la sua autorevolezza, numerose ristampe tra 600 e 700. Raro in questa prima edizione definitiva, che fu più volte ristampata.

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Pref.di Harold Acton. Trad.di M.Dandolo, G.Uzielli. Firenze, Passigli Ed. 1983, cm.23x28, pp.201, 43 ill.a col.e oltre 100 in bn.nt. legatura ed.soprac.fig.a col.
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A cura di Donato Pirovano. Roma, Salerno Ed. 2005, cm.16x24, pp.XII,748, legatura editoriale in tutta tela, con sopraccoperta. Collana I Novellieri Italiani,3. Questo nuovo volume della collana “I novellieri italiani” comprende I diporti di Girolamo Parabosco e La fonte del diporto di Gherardo Borgogni. Il libro del Parabosco ha avuto una discreta fortuna editoriale: dopo la princeps, molto probabilmente del 1551, e una nuova edizione dell’anno successivo quando lo scrittore era ancora in vita, I diporti furono pubblicati integralmente altre sette volte tra Cinquecento e primo decennio del Seicento, e poi quattro volte tra fine Settecento e Ottocento, senza contare le novelle edite in raccolte miscellanee, come ad esempio quelle curate da Francesco Sansovino nel XVI secolo. L’edizione più recente è quella degli “Scrittori d’Italia” della Laterza (Bari, 1912) curata da Giuseppe Gigli, un’edizione accurata anche nell’impostazione filologica, ma non priva di errori testuali, senza commento, e soprattutto oggi difficilmente reperibile. La fonte del diporto è un libro quasi sconosciuto. Pubblicato due volte dal Borgogni nel 1598 e poi, ampliato, nel 1602, è stato rimesso in circolazione, probabilmente per smerciare le copie ancora invendute, con nuovo titolo nel 1608, ma in seguito è stato completamente dimenticato, se si esclude una pubblicazione delle dieci novelle scorporate dal dialogo (Bassano, Baseggio, 1809). I due libri nascono in due periodi e in due aree geografiche differenti: Parabosco, di origine piacentina, scrittore prolifico e anche famoso organista, fa riferimento all’ambiente culturale veneziano della metà del XVI secolo. Borgogni, nato ad Alba in Piemonte nel 1526, operò nella Milano di fine Cinquecento e inizio Seicento. Si tratta di due libri in cui la componente novellistica risulta non preponderante nell’insieme complessivo. I diporti contengono 17 novelle, La fonte del diporto 10, precedute, inframezzate o seguite, in entrambi i casi, da testi di varia natura. Essi costituiscono una testimonianza significativa dell’evoluzione del genere novella intorno alla metà del Cinquecento e alla fine del secolo, e documentano in forme diverse la crisi della novella di stampo decameroniano. Infatti, nel laboratorio sperimentale della novellistica cinquecentesca – perché di fatto negli anni centrali del secolo sembra quasi che il libro di novelle, se non la novella stessa di tradizione decameroniana, sia soggetto a manipolazioni, innovazioni, cambiamenti, trasformazioni, variazioni, difficilmente percepibili fino a quando si continuerà a leggere e a fondare il giudizio critico sui pochi testi oggi editi – i Diporti propongono una fortunata soluzione sperimentale, che verrà di lì a poco riprodotta, con le dovute differenze, dal Lando nei suoi Vari componimenti (Venezia, 1552). Molto particolare anche l’esperimento del Borgogni nella Fonte del diporto, nella cui struttura dialogica sono inserite poesie personali e novelle di altri autori. Non una vera e propria raccolta novellistica d’autore (tranne forse la prima novella), dunque, ma una piccola antologia costruita con pezzi di altri novellieri, composta secondo un criterio di selezione consueto al Borgogni. Come per le sue raccolte di lirica contemporanea, anche qui l’autore cerca di selezionare i testi offrendo un prodotto editoriale di moda, dove appare più che evidente il proposito di lanciare sul mercato italiano un prodotto novellistico inedito, l’Heptaméron di Margherita di Navarra.

EAN: 9788884024770
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Premessa di Malcom Cowley. Traduz.di Bruno Oddera. Verona, Mondadori Ed. 1971, cm.12,5x19, pp.840, legatura editoriale titoli e fregi in oro al dorso. Collana I Capolavori della Medusa.
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Aus dem Italienischen übersetz von Charlotte Birnbaum. Berlin-Darmstadt-Wien, Deutsche Buch-Gemeinschaft 1961, cm.12x19,5, pp.311,(1), legatura ed. in mezza falsa pergamena, stemma in oro al piatto ant., titolo in oro al dorso.
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