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#267591 Ebraica

Theater of Acculturation: The Roman Ghetto in the Sixteenth Century.

Autore:
Editore: University of Washington Press.
Data di pubbl.:
Dettagli: cm.16x24, pp.X,246, hardcover, dustjacket.

Abstract: Generations of tourists visiting Rome have ventured into the small section between the Tiber River and the Capitoline Hill whose narrow, dark streets lead to the charming Fountain of the Tortoises, the brooding mass of the Palazzo Cenci, and some of the best restaurants in the city. This was the site of the Ghetto, within whose walls the Jews of Rome were compelled to live from 1555 until 1870. Kenneth Stow, leading authority on Italian Jews, probes Jewish life in Rome in the early years of the Ghetto.Jews had been residents of Rome since before the days of Julius Caesar, but the 16th century brought great challenges to their identity and survival in the form of Ghettoization. Intended to expedite conversion and cultural dissolution, the Ghetto in fact had an opposite effect. The Jews of Rome developed a subculture, or microculture, that ensured continuity. In particular, they developed a remarkably effective legal network of rabbinic notaries, who drew public documents such as contracts, took testimony, and arranged for disputes to go to arbitration. The ability to settle disputes relating to marriage, divorce, inheritance, and other internal matters gave Jews the illusion that they, rather than the papal vicar, were running their own affairs.Stow applies his concept of “social theater” to illuminate the role-playing that Jews adopted as a means of survival within the dominant Christian environment. He also touches briefly on Jewish culture in post-Emancipation Rome, elsewhere in Europe, and in America, and points the way toward a comparison with the acculturational strategies of other minorities, especially African Americans.

EAN: 9780295980256
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Roma, Salerno Ed. 2008, cm.15x23, pp.352, brossura copertina figurata a colori. Collana Piccoli Saggi,37. Mai come oggi ci si interroga sulla definizione di quella realtà geografico-politica e storico-culturale designata con il nome di Mediterraneo. Proprio per l'acuirsi di drammatici problemi contemporanei il "mondo mediterraneo" ha bisogno di riacquistare consapevolezza di questa sua unità. L'autore di questo saggio, professore emerito di Storia dei paesi afro-asiatici e noto in particolare per il suo Corsari nel Mediterraneo edito da Mondadori, si propone di chiarire quale o meglio quali diverse realtà geografiche, culturali, politiche, istituzionali si designano con quel nome. La prospettiva storica ha condotto l'autore a considerare il Mediterraneo al di là dei suoi termini strettamente geografici, come una "parte del mondo" nella quale si sono intrecciati e si intrecciano i destini dei paesi dell'intera Europa e del mondo arabo, della Turchia e di Israele.

EAN: 9788884026156
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#233495 Ebraica
A cura di Mauro Perani e Ermanno Finzi. Firenze, Giuntina 2016, cm.21x28, pp.246, brossura cop.fig. Quaderni di Materia Giudaica. Marco Mortara nacque a Viadana il 7 maggio 1815. Frequentò il liceo a Mantova ed entrò poi nel Collegio Rabbinico di Padova, dove conseguì il Dottorato nel 1836, iniziando subito dopo a Mantova il suo ufficio, prima di Rabbino coadiutore e poi Maggiore, succedendo a Israel Claudio Cases quando questi morì nel 1842, carica che Mortara ricoprì fino alla morte nel 1894. A Mantova egli condusse una vita interamente dedicata allo studio, alla famiglia e alla comunità. Scrisse sermoni, testi per conferenze, elogi funebri, lettere e altre opere di varia natura, in parte edite e in parte inedite, collaborando con i principali periodici dell'epoca, italiani fra cui «Rivista israelitica», «L'Educatore israelitico», «Il Vessillo israelitico», «Il Corriere israelitico», e anche stranieri come «Israelitische Annalen», «Archives israélites», «L'Univers israélite», firmandosi talvolta con lo pseudonimo di Dores tov, Colui che ricerca il bene. Compendiò la concezione che aveva elaborato dell'ebraismo nel suo opus magnum "Il pensiero israelitico" edito a Mantova nel 1892 due anni prima della morte. Introdotto dal suo maestro Samuel David Luzzatto al Collegio Rabbinico di Padova nello spirito scientifico e nell'apprezzamento della Wissenschaft des Judentums tedesca, fu sempre in stretto contatto e collaborò con i suoi principali esponenti d'oltralpe, che spesso gli chiedevano manoscritti rari e testi preziosi. Nato nell'anno della Restaurazione 1815, salutò con entusiasmo l'adesione di Mantova al Regno d'Italia. Elemento centrale del pensiero di Mortara fu l'idea che l'emancipazione riconosciuta agli ebrei nel Regno d'Italia, comportasse una transizione dell'ebraismo dall'originaria connotazione nazionale-religiosa a quella esclusivamente religiosa, con la conseguente capacità d'integrarsi interamente nella vita nazionale italiana. Precursore del dialogo con le altre religioni e culture, si spense a Mantova il 6 febbraio 1894.

EAN: 9788880576785
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#257365 Ebraica
Caserta, Ipermedium Libri 2011, cm.13x21, pp.196, brossura con bandelle, copertina figurata a colori. Collana Memorabilia,17. Scompaiono gli ultimi testimoni della Shoah e la trasmissione della memoria è affidata ormai a narrazioni di seconda mano: film, serie tv, romanzi, fumetti. Ma queste narrazioni si sforzano sempre più spesso di simulare il punto di vista del testimone oculare, fornendo l’illusione di un accesso diretto al passato. Se, come dice Elie Wiesel, l’Olocausto è un mistero oscuro che solo chi ha vissuto può comprendere, agli altri non resta che una possibilità: immaginare di riviverlo. Da qui hanno origine quelle che Gary Weissman chiama fantasie di testimonianza, i tentativi immaginari di sperimentare l’evento che è divenuto ormai il nostro "mito negativo delle origini". A queste fantasie il cinema ha fornito un veicolo privilegiato, non solo attraverso i film maggiori come Schindler’s List o Shoah, ma anche e soprattutto tramite il ricco e misconosciuto universo dei film di genere. La fantascienza e i suoi viaggi nel tempo, le testimonianze "dal buco della serratura" del cinema erotico, la fascinazione del male estremo nell’horror, sono tutte vie per immergere lo spettatore nel cuore di tenebra di Auschwitz. Dopo l’"era del testimone", inaugurata dal processo Eichmann, si annuncia l’era del testimone immaginario.

EAN: 9788897647010
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#258569 Ebraica
Roma, Viella Ed. 2007, cm.14x21, pp.312, brossura con bandelle, copertina figurata a colori. Collana Sacro/Santo, 11. L’opera propone un tema finora assente dalla storiografia: l’agiografia ebraica. Partendo dalla tradizione ebraica, e in primo luogo dai testi biblici, l’autore segue il percorso storico attraverso il quale brevi racconti a carattere esemplare si trasformano con il tempo in autentiche narrazioni agiografiche e infine danno vita a specifiche raccolte pubblicate anche a stampa. Ma – a differenza dei santi della storia cristiana – il saggio (hakham) e il pio (hasid) nella cultura ebraica sono considerati come tali solo dalla propria comunità, a favore della quale agiscono in molteplici modi. Non sono infatti oggetto di un riconoscimento istituzionale; anzi, la loro esperienza si pone spesso in contrasto con le autorità religiose e con i rabbini. Il libro studia questo aspetto della storia delle comunità ebraiche, in particolare quelle ashkenazite dell’Europa centro-orientale nelle quali, a partire dalla prima età moderna, la pietà religiosa si nutrì di narrazioni incentrate su personaggi e figure d’eccezione.

EAN: 9788883341717
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