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Teatro. Vol.VI: La piccola fonte. Fotografia senza... Notte di neve. La chiaccherina.

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Publisher: Remo Sandron Ed.
Date of publ.:
Details: cm.13x19,5, pp.280, brossura

ConditionsDa collezione, buono
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A cura di Alda e Elena Croce. Torino, UTET 1970, 1973, cm.15x23,5, pp.685, 10 tavole bn. nel testo, legatura editoriale in tutta tela, titoli e fregi in oro al dorso. Collana Classici Italiani.

EAN: 9788802017723
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Seconda ediz. Palermo, Remo Sandron Ed. 1924, cm.12,5x19, pp.306, rilegatura in mz.pelle con angoli, titoli e fregi in oro al dorso,
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Quinta ediz.riveduta. Milano, Remo Sandron Ed. 1923, cm.13x19, pp.367, rilegatura in mz.pelle con angoli, titoli e fregi in oro al dorso.
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Milano, Remo Sandron Editore sd.,ma 1909, cm.12,5x19,5, pp.298, rilegatura in tutta tela, titoli in oro al dorso. (lievi segni d'uso). Prima edizione.
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Estratti da Saul Levy, Maioliche settecentesche, Milano, Gorlich 1962. Milano, Gorlich Editore 1970, cm.24,5x34,5, pp. 31-45, 144 tavv. in bn.e a col.ft., legatura ed.in tutta tela, titoli in oro al dorso, sovraccop.fig.a col. Ottimo esempl.
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Milano, Electa 1957, cm.24,5x32,5, pp.270,83 tavole a colori appl. nel testo, legatura editoriale con sopraccoperta figurata a colori cofanetto. Cenni generali e storici sulla ceramica - Albori della ceramica italiana - Periodo arcaico - L'ornamentazione gotica - L'ingobbio e il graffito - I Della Robbia e la loro scuola - Il Rinascimento e lo stile severo - I Maestri del primo istoriato - I Maestri senesi - L'Officina di Deruta - L'Officina di Cafaggiolo - Le Officine di Urbino e Casteldurante - Influssi italiani in Europa - Lo stile bello - Nicola Pellipario e la scuola - Giorgio da Gubbio - Orazio Fontana - L'Officina di Pesaro, di Forli' e di Ravenna - Le Officine venete - L'Officina di Venezia - L'Officina di Faenza e i bianchi - Il compendiario - L'Officina di Montelupo - La Puglia - L'Abruzzo e l'Officina di Castelli - La Sicilia - L'Officina di Genova - L'Officina di Savona - L'Officina di Albisola.Bibliografia.Indice degli artisti, delle botteghe e delle officine.
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Campi Bisenzio, Cassa Rurale ed Artigiana di Signa 1993, cm.25x32, pp.310, centinaia di ill.e tavv.bn.e col.nt. legatura editoriale in tutta tela, sopraccoperta figurata a colori, in cofanetto con piatti figg.a colori.
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Roma, La Repubblica su licenza Feltrinelli 2019, cm.13x20, pp.174, brossura con bandelle e copertina figurata a colori. “Che uomini erano quelli. Riuscirono a salvare l’Europa con la sola forza della fede. Con l’efficacia di una formula semplicissima, ora et labora. Lo fecero nel momento peggiore, negli anni di violenza e anarchia che seguirono la caduta dell’Impero romano, quando le invasioni erano una cosa seria, non una migrazione di diseredati. Ondate violente, spietate, pagane. Unni, Vandali, Visigoti, Longobardi, Slavi e i ferocissimi Ungari. Li cristianizzarono e li resero europei con la sola forza dell’esempio. Salvarono una cultura millenaria, rimisero in ordine un territorio devastato e in preda all’abbandono. Costruirono, con i monasteri, dei formidabili presidi di resistenza alla dissoluzione. Sono i discepoli di Benedetto da Norcia, il santo protettore d’Europa. Li ho cercati nelle loro abbazie, dall’Atlantico fino alle sponde del Danubio. Luoghi più forti delle invasioni e delle guerre. Gli uomini che le abitano vivono secondo una ‘regola’ più che mai valida oggi, in un momento in cui i seminatori di zizzania cercano di fare a pezzi l’utopia dei loro padri: quelle nere tonache monacali ci dicono che l’Europa è, prima di tutto, uno spazio millenario di migrazioni. Una terra ‘lavorata’, dove – a differenza dell’Asia o dell’Africa – è quasi impossibile distinguere fra l’opera della natura e quella dell’uomo. Un paradiso che è insensato blindare con reticolati. Da dove se non dall’Appennino, un mondo duro, abituato da millenni a risorgere dopo ogni terremoto, poteva venire questa formidabile spinta alla ricostruzione dell’Europa? Quanto è conscia l’Italia di questa sua centralità se, per la prima volta dopo secoli, lascia in macerie le terre pastorali da dove venne il segno della rinascita di un intero continente? Quanto c’è ancora di autenticamente cristiano in un Occidente travolto dal materialismo? Sapremo risollevarci senza bisogno di altre guerre e catastrofi?” All’urgenza di questi interrogativi Paolo Rumiz cerca una risposta nei fortini dove resistono i valori perduti, in un viaggio che è prima di tutto una navigazione interiore. I guardiani dell’arca costituisce, insieme al canto epico Evropa (che uscirà per Feltrinelli nel 2020 in Italia, e simultaneamente in molti altri paesi europei), un dittico dedicato all’Europa, alle sue origini, al suo futuro.
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